Il malumore di Zarate è un addio?
Nonostante la buona stagione dei biancocelesti, il giocatore argentino potrebbe dire addio alla società capitolina.
Al triplice fischio di Damato, che ha chiuso l’ultima uscita in casa della Lazio, in tanti hanno tirato un sospiro di sollievo. I tifosi in primis, che hanno tramutati fischi del primo tempo in applausi, e che con la consapevolezza di potersi godere la domenica di calcio da spettatori privilegiati. Reja, che aveva deciso di accettare i fischi prendendoli come sprone a far meglio. E poi i giocatori ovviamente, che dopo la bella vittoria sul Genoa, sono andati a raccoglierei il saluto e l’abbraccio dei loro supporters.
Zarate scappa via – Mentre i compagni si raggruppavano sotto la Curva Nord, cuore pulsante del tifo biancoceleste, Maurito Zarate imboccava a testa bassa il tunnel che conduce agli spogliatoi. Un’assenza pesante, avvertita da tutti, dai compagni e da quella curva che tanto lo ama e molte volte lo ha perdonato, e poi osannato subito dopo. Difficile spiegare il motivo di questo comportamento. Pesa sicuramente il rigore sbagliato nel match clou della stagione contro l’Udinese. Un rigore che avrebbe permesso alla Lazio di accontentarsi di un punto nell’ultima giornata per qualificarsi in Champions League.
La stagione dell’argentino - Campionato particolare quello dell’argentino: ha segnato 6 gol, il doppio dell’anno scorso, ma è sempre stato al centro di critiche, rimproveri, punizioni. Contrastato e tumultuoso il rapporto con Reja, che non è mai decollato e quello con lo spogliatoio vive di amori e tensioni. Diaso meno di un mese fa, il giorno dopo che Zarate si presentò tardi ad un allenamento, disse “deve giocare chi se lo merita, e chi si allena seriamente”. Ieri ha giocato nuovamente da esterno sinistro, è sembrato indolente, in un ruolo che non gli è mai piaciuto. Ma non può essere solo questo il motivo che l’ha spinto a non salutare i tifosi. La crisi di Zarate non è solo calcistica, è una crisi personale, che tocca anche l’ambiente.


