Violenza sulle donne, in arrivo corsi
per responsabilizzare gli uomini
Insegnare un nuovo modo di vivere il rapporto di coppia, coltivando la libertà e la parità tra i sessi. Per evitare il ripetersi di comportamenti violenti e abusanti. Questo l’obiettivo del progetto della Provincia “Relazioni libere dalla violenza”, che coinvolgerà anche tribunali e forze dell’ordine. La presidente di Solidea: “senza una piena consapevolezza maschile, nessun cambiamento” DI AMBRA MURÈ
Un rapporto di coppia libero e paritario. In cui l’uomo e la donna possano comunicare, interagire (e magari dissentire) in maniera costruttiva e rispettosa. Ciò che molti danno per scontato è qualcosa che molti altri riescono a malapena a immaginare. Ed è proprio in contesti come questi che la violenza sulle donne nasce e si sviluppa, nutrendosi di una visione distorta e repressiva dell’identità maschile e delle relazioni affettive. Che deve essere combattuta, fuori e dentro le aule giudiziarie. Da qui la sfida, lanciata da Solidea (l’istituzione di genere femminile e solidarietà della Provincia di Roma) insieme alle associazioni “Differenza Donna” e “Maschile Plurale”: organizzare corsi socio-educativi per soli uomini. Da affiancare al tradizionale lavoro in difesa delle vittime di violenza.
UN CORSO PER LIBERARSI DALLA VIOLENZA – Il progetto – ancora sperimentale – passerà presto alla sua fase operativa. Che prevede un primo ciclo di dieci incontri settimanali. Aperti a uomini già individuati nel circuito giudiziario come responsabili di violenze e abusi a bassa e media intensità (atti persecutori, maltrattamenti in famiglia… ). A questa platea “selezionata”, una coppia di tutor (un uomo e una donna) proverà a “insegnare” un modo nuovo e diverso di vivere l'amore. Coltivando “relazioni libere dalla violenza” (questo, appunto, il nome scelto per il progetto).
UNA LIBERA SCELTA – Nulla a che vedere con le sedute per alcolisti anonimi d’impronta statunitense. Né con i percorsi di “redenzione” che in altri paesi vengono inseriti all’interno di un iter giudiziario. Qui l’approccio è completamente diverso. La partecipazione agli incontri è volontaria. E soprattutto non ha alcun intento terapeutico. Banalmente perché “gli uomini che usano violenza sulle loro donne – spiega Claudio Vedovati dell’associazione “Maschile Plurale” – non sono malati”. Il problema nasce semmai da “una cultura patriarcale ancora molto diffusa nella nostra società”. Rispetto alla quale gli uomini (tutti) vanno “responsabilizzati”.
OBIETTIVO CAMBIAMENTO – “La vera ‘innovazione’ nella terribile battaglia contro la violenza sulle donne – conferma Mariagrazia Passuello, presidente di Solidea – è agire perché siano gli uomini a prendere coscienza del problema”. Partendo dal presupposto che “senza una piena consapevolezza e un preciso lavoro psicologico su chi commette questi terribili reati, non ci sarà mai un risultato che possa segnare un vero cambiamento”. Ecco perché l’obiettivo finale del progetto non è solo “contrastare il comportamento violento e abusante, evitando le recidive”. Ma anche, come spiega Claudio Vedovati, “far comprendere che si può essere maschi in un modo che restituisca più libertà a sé e agli altri”.


