Tor Vergata, i disagi nelle residenze universitarie
Regole rigide sulla convivenza negli alloggi per studenti fuori sede. Di contro, il trasporto pubblico è inadeguato e i servizi mancano di manutenzione. E c'è pure chi rivendica i propri diritti, ma incassa un pugno in faccia e una denuncia.
L’ordine, la sicurezza e il rispetto della comunità; indubbiamente sono le principali regole cui deve attenersi chiunque entri in una residenza studentesca Adisu, ma negli alloggi per studenti fuori sede dell’Università Tor Vergata, in via Mario Angeloni, accade che le regole si trasformano in restrizioni. Lo si nota a prima vista: la struttura ha un solo cancello di accesso (l’apertura di un secondo è stata vietata per motivi di sicurezza) ed è circondata da due recinzioni che la isolano dal resto del quartiere. Lo spazio antistante la portineria è sorvegliato da una decina di telecamere e, prima di accedere alle stanze, i residenti passano a ritirare le chiavi che devono depositare, obbligatoriamente, ogni qual volta escano dalla struttura. Gli ospiti, invece, che non possono essere più di due a residente, devono rilasciare i propri documenti per essere inseriti nell’apposito ‘registro ospiti’.
Gli spazi in comune. Le cucine restano chiuse da mezzanotte alle cinque di mattina. Alle aule studio si può accedere solo richiedendo il rilascio della chiave in portineria, ma quella al secondo piano resta sempre chiusa a causa di una finestra che non può essere adeguatamente sorvegliata. Le assemblee, come da regolamento, possono avvenire solo se segnalate alla Direzione con cinque giorni di anticipo.
Il caso. Il senso di comunità viene prontamente risvegliato quando si tratta di condividere doveri e colpe: recentemente è stato danneggiato uno dei vetri a protezione delle pompe idranti e, non trovando il responsabile del danno, la cifra per la riparazione è stata decurtata dalla cauzione di 130 euro che tutti gli studenti rilasciano al loro ingresso in residenza. Intanto però resta ancora chiusa una cucina a causa dei lavandini otturati. Come se non bastasse, un guasto all’ascensore rende inagibili i sei piani della struttura a tutte le persone disabili.
Il trasporto pubblico. L’unica linea Atac che avvicina gli studenti all’Università è la 046 che, oltre ad impiegare circa 30 minuti per effettuare la tratta, costringe gli studenti a dover comunque prendere un altro autobus per arrivare nelle loro facoltà. Di trasporto pubblico notturno neanche a parlarne. Assente anche un adeguato collegamento con gli aeroporti, è stato così istituito un servizio bus navetta privato, messo a disposizione da Studenti in C@mpus, attivo, però, solo dalle 7 alle 17.30 e con interruzioni anche di due ore.
La denuncia. Gli studenti sopportano tacitamente questi disagi, consapevoli del fatto che vivere in una residenza Adisu rappresenta per loro l’unica possibilità di poter proseguire gli studi. Tre anni fa, Alberto Salmè, residente e studente della facoltà di Lettere, si lamentò del mal funzionamento di una lavatrice con uno degli addetti alla manutenzione di tale servizio. La risposta che ricevette fu un setto nasale rotto e quaranta giorni di prognosi all’ospedale di Roma Umberto I. Un anno dopo la denuncia contro l’aggressore e l’ente Adisu Tor Vergata, ad Alberto venne recapitata una lettera di “contestazione relativa al mancato rispetto delle norme civiche, di decoro e comportamenti, nei confronti dell’Ente – Laziodisu - e dei suoi dipendenti”. Nella lettera sono elencate delle date (dal 2005 in poi), in cui Alberto avrebbe minacciato, insultato e aggredito alcuni studenti e operatori della struttura. Qualora Alberto non giustificasse “adeguatamente”, i suoi atti di “violenza reiterata”, gli verrà revocata l’assegnazione dell’alloggio. Così, oltre a dimostrare che, in alcune date segnalate, lui neanche si trovasse a Roma, lo studente ha dovuto raccogliere le firme di quasi tutti i residenti e gli impiegati nella struttura, affinché sottoscrivessero che la sua presenza non rappresenta un fattore di “disturbo per la comunità”. Dall’Adisu ancora non giungono risposte, ma dalla permanenza in residenza dipende la carriera universitaria di Alberto.


