L'immigrazione e la Capitale
la Caritas per i diritti dei rifugiati
Sono state 111mila le richieste di asilo politico tra il 2005 e il 2010 secondo i dati forniti dal Forum migranti della Caritas e di queste solo 10mila richiedenti hanno ottenuto lo status di rifugiato, sulla base del primo articolo della Convenzione di Ginevra del 1951. Dunque meno del 10% dei richiedenti. Monsignor Feroci: “Sono proprio le nuove generazioni a dover assumere, prima di ogni altro, il tema dell’accoglienza e del volontariato" di M. CIAMPICACIGLI
Sono state 111mila le richieste di asilo politico tra il 2005 e il 2010 secondo i dati forniti dal Forum migranti della Caritas e di queste solo 10mila richiedenti hanno ottenuto lo status di rifugiato, sulla base del primo articolo della Convenzione di Ginevra del 1951. Dunque meno del 10% dei richiedenti. Cifre allarmanti che meriterebbero di esser maggiormente dibattute dall’opinione pubblica ed in particolare dai più giovani.
“Sono proprio le nuove generazioni a dover assumere, prima di ogni altro, il tema dell’accoglienza e del volontariato a favore del prossimo come una componente essenziale della propria vita” ha esordito Monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas Diocesana di Roma, nell’introdurre il secondo appuntamento di “Capitale solidale”, la rassegna culturale promossa in questi giorni nella Capitale dall’organismo pastorale e svoltosi stamane presso la casa famiglia di Villa Glori ai Parioli. Spazio voluto e realizzato a suo tempo dal fondatore della Caritas Don Luigi di Liegro per ospitare malati di Aids, giovani fuoriusciti dai riformatori o dai penitenziari minorili e, per l’appunto, migranti.
Un incontro, quello di stamane, dedicato ai temi dei diritti dei rifugiati, troppo spesso ancora negati, e dei titolari di protezione internazionale. All’incontro hanno preso parte diverse classi di alcuni licei romani tra i quali il Tasso, il Malpighi e il Carducci. Per Monsignor Feroci non c’è alcun dubbio: “La scuola ha una funzione fondamentale nel processo di sensibilizzazione dei giovani a queste tematiche, d’altronde si sa che una società adeguatamente istruita da giovane sarà una società più accogliente in età adulta”.
Al centro dell’iniziativa vi è stato poi lo spettacolo teatrale “Invisibileblu”. Un poema metropolitano scritto, diretto e interpretato da Thomas Otto Zinzi, assieme agli allievi del Laboratorio teatrale del progetto Fer “Oltre la Vulnerabilità”. La maggior parte degli attori erano migranti provenienti dai centri di accoglienza per minori. “Le parole di questo piccolo spettacolo, venuto su in pochi giorni, sono prese da una serie di appunti che ho scritto negli ultimi anni” ci ha raccontato il regista al termine della rappresentazione. Il teatro, come spesso accade, ha un immenso potere immaginifico, ha il dono di fornire anima e corpo ai sentimenti e può essere quindi un prezioso veicolo per promuovere il cambiamento, seppur graduale, dei convincimenti di una società. Il teatro riesce ad esprimere con forza, ad esempio, che tutti i migranti, siano essi rifugiati per motivi politici o tutt’ora richiedenti asilo, regolari o clandestini, sono sempre e comunque parte della nostra società, calcano le nostre stesse strade, incrociano i nostri sguardi al mercato, sull’autobus, nei parchi. Perché, come recita ripetutamente il testo teatrale, loro “sono qui e non sono invisibili”.


