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L'intervista

I rom a scuola, Tursi(Arci solidarietà)
"Impensabile eliminare il progetto"

valerio tursi

La scolarizzazione dei minori rom esiste dal 1992. Viene affidata per gara europea e, mentre prima aveva durata triennale, oggi va avanti a suon di proroghe.Negli anni il progetto è stato attaccato da più fronti. L'episodio più eclatante fu l'attacco di Bruno Vespa. Paese Sera ha rivolto alcune domande a chi, in questo ambito, lavora da quindici anni

Si chiama progetto di scolarizzazione per minori e adolescenti rom ed è stato avviato per la prima volta nel lontano 1992. Quando i Rom erano nomadi e i campi nascevano in modo spontaneo ed erano frequentati soltanto da qualche ecclesiastico di buona volontà. Sono trascorsi quasi vent’anni e quel progetto è ancora in piedi. Sebbene non siano mancate le critiche e gli attacchi. Il colpo più duro lo sferrò Bruno Vespa nel suo libro “Viaggio in un’Italia diversa”, da cui scaturì una querelle pubblica con le associazioni che lavoravano nel progetto. Al centro della polemica i dati che il giornalista scrisse sulle frequenze dei minori e sulle percentuali di promossi e bocciati, che vennero poi contestati dai lavoratori del privato sociale. Spreco di denaro pubblico e risultati scarsi sono le accuse che vengono rivolte più frequentemente alle cooperative e alle associazioni assegnatarie del bando che, va ricordato, viene aggiudicato con gare europee gestite dal segretariato generale del Comune di Roma. Nessun affidamento diretto, quindi. Ma Vespa non è l’unico che si è interessato al progetto. Domani, infatti, l’associazione 21 luglio presenterà un report dal titolo “Linea 40” che analizza i percorsi di scolarizzazione avviati dal Comune di Roma all'interno dei campi nomadi della capitale. Paese Sera, intanto, ha rivolto alcune domande a chi nel progetto ci lavora da anni, il presidente di Arci Solidarietà onlus Valerio Tursi.

Allora Tursi, ci racconti la storia del progetto di scolarizzazione minori rom.
Il primo bando comunale fu emanato dall'allora "Ufficio speciale immigrazione e nomadi" sotto la direzione del Dott. Franco Alvaro e fu vinto da Arci (non eravamo ancora Arci solidarietà) insieme ad Opera Nomadi. Il progetto prese avvio nel corso dell'anno scolastico 92-93, ad anno avviato e durò, con delle proroghe, fino al 96. Questo primo progetto prevedeva scolarizzazione ed extrascuola con l'idea di impegnare i bambini rom in attività ludico ricreative propedeutiche alla scolarizzazione nelle scuola pubblica. Nel 1996 tutta la scolarizzazione passò all'Assessorato alla scuola (Dip/to XI) e per la prima volta l’affidamento fu triennale. Negli anni vennero anche introdotte alcune novità, tra cui una maggiore attenzione alla scolarizzazione dei minori in età da scuola dell’infanzia e della scuola superiore. Tutto cambiò nel 2008, quando il bando predisposto dalla vecchia amministrazione venne soppresso dalla giunta Alemanno che lo limitò al solo anno scolastico 2008-2009. Nel 2009 sono usciti nuovi bandi che hanno diviso i lotti tra campi attrezzati, con durata biennale 2009/2011, e i campi non attrezzati per un solo anno che poi sono stati prorogati fino ad oggi. Infine nella primavera del 2011 sono state aperte le buste del nuovo bando per i non attrezzati che sono stati assegnati ad Ermes e Arci Solidarietà. 

Dopo tanti anni qual è il vostro bilancio?
La situazione attuale vede la totalità dei minori censiti nei campi dove il Comune di Roma predispone tale intervento, iscritti in ogni ordine e grado di studio, dalla materna alla scuola superiore con qualche sperimentazione anche negli asili nido. Ma ci tengo a sottolineare che il progetto di scolarizzazione è, principalmente, un intervento che ha come obiettivo cardine quello di contrastare la dispersione scolastica dei minori rom e di favorire di conseguenza il loro percorso di studi e non un progetto che deve dare lavoro ai rom in quanto tali. Questo aspetto non è da sottovalutare poiché spesso ci si è trovati nella situazione, tutt’altro che piacevole, in cui i bambini venivano utilizzati dai genitori come armi ricattatorie per ottenere un lavoro. Inoltre trovo molto singolare che sistematicamente venga ignorato il dato di partenza di questo percorso che a mia memoria (iniziai come obiettore di coscienza nel 1995) vedeva coinvolti pochissimi minori, la maggior parte dei quali solo alla scuola primaria. Detto questo, sono consapevole che uno degli aspetti più problematici sia quello dell’apprendimento e che spesso i minori rom più vanno avanti negli studi e più accumulano un gap di rendimento nei confronti dei loro compagni (causa primaria dell’abbandono scolastico).

E ci sono invece esempi positivi?
Certo che ci sono, anche se spesso vengono ignorati. Uno è il premio Ilaria Alpi vinto da una bambina rom di via Candoni lo scorso anno o i 10 diplomi di maturità conseguiti negli ultimi tre anni (due dei quali ottenuti da ragazzi del campo di via Pontina diplomatisi in Agraria). E' importante ribadirlo perché non credo si renda il dovuto merito ai ragazzi che, in contesti così disagiati, hanno ottenuto questi risultati e perché credo che portare a conoscenza di questi percorsi virtuosi possa essere da traino anche per gli altri che trovano più difficoltà.

A proposito di difficoltà, quali sono le criticità che avete riscontrato nel corso degli anni?
L’impianto metodologico alla base dei progetti di scolarizzazione che, voglio ribadirlo è un progetto educativo, si è trasformato, proprio in virtù dei passi in avanti fatti dai ragazzi, delle mutate esigenze dell’intervento che nel tempo non si è limitato solo ad arginare la dispersione scolastica, ma si è dovuto confrontare con il tema dell’apprendimento, sperimentandosi in metodologie volte a migliorare sempre più l’inserimento e il rendimento dei ragazzi rom. Quel che mi preme sottolineare è che spesso a tali sperimentazioni non ha corrisposto un’altrettanta elasticità e capacità di calarsi su queste esigenze da parte delle Amministrazioni che hanno nel tempo emanato il bando. Spesso ci siamo dovuti confrontare con capitolati che, non solo non coglievano la complessità che l’intervento andava  ad assumere, ma in alcuni tratti tornava indietro proponendo, ad un progetto educativo, la “costruzione di manufatti per la cura e l’igiene dei minori all’interno dei campi tollerati”. In altre parole ci si chiedeva di tornare indietro di dieci anni, quando si facevano le docce a scuola e in più di realizzare un abuso edilizio. Questo esempio per dire che spesso ci siamo trovati a dover dare risposte intelligenti a domande stupide che ricalcano i peggiori stereotipi sui rom. 

Come quello linguistico che continua a definirli nomadi, anche nel Piano del Comune di Roma. La sua opinione rispetto a questo?
A mio avviso, il Piano Nomadi rappresenta né più né meno che un’operazione speculativa basata su sgomberi, bonifiche e ampliamenti dei villaggi attrezzati che non danno nessuna prospettiva di miglioramento della qualità della vita per la comunità rom. L’intervento di scolarizzazione, invece, è frutto di un bando europeo ad evidenza pubblica che affida un servizio per il quale si ha la certezza di quanto si impiega e per cosa, che è rivolto ai minori, che ha il 90% dei fondi destinati a costo del lavoro e che in tale ambito lavorativo la metà del personale è composta da adulti rom “formati e avviati al lavoro”. 

Ma allora perché ce l’hanno tanto con voi?
Credo che il progetto di scolarizzazione sia molto complesso e abbracci una realtà poco conosciuta dalla maggior parte delle persone. Gli stereotipi che accompagnano la popolazione rom fanno sì che ci sia una particolare attenzione anche su tutte le attività a essi rivolte. Questo interesse è purtroppo quasi mai scevro di pregiudiziali ideologiche che ne impediscono una approfondita conoscenza e un giudizio lucido.

Guardando avanti come immaginate il futuro e quali sono le vostre proposte per migliorare il bando?
Parlare di futuro  in questa situazione di progressivi tagli all’investimento in politiche sociali e di criminalizzazione della diversità appare quanto mai difficile. Il nostro impegno si conferma sia progettuale che politico, finalizzato alla piena emancipazione delle comunità rom e al superamento dei campi, erroneamente considerati più idonei agli stili di vita delle persone che loro malgrado continuano ad abitarli. Purtroppo la politica agisce contrariamente a ciò. Continuano a essere costruiti mega villaggi in aree fuori dalla città, escluse dal tessuto urbano e da quella rete di servizi necessari a qualsiasi cittadino per vivere una vita degna. La vita di campo e l’ubicazione degli insediamenti hanno ovviamente pesanti ripercussioni anche sulla scolarizzazione dei bambini, bisogna tenerne conto quando si valuta il progetto. Di certo si può migliorare e noi auspichiamo e lavoriamo nella direzione di una maggiore specificità dell’intervento in base al grado scolastico del minore: un bambino della primaria è portatore di esigenze e criticità differenti rispetto a quelle di un ragazzo delle medie. Fondamentale è anche l’investimento sulla formazione superiore e/o professionale degli adolescenti. Bisogna andare avanti, ma pensare di eliminare il progetto equivale a guardare il dito e non la luna.

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