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IL POSTO DELLE FRAGOLE

Zajedno, la bottega multiculturale al femminile

Zajedno

In via dei Bruzi, al riparo dalla movida sanlorenzina, quasi nel punto in cui le mura aureliane incontrano lo Scalo, c’è una bottega che nasce dall’incontro di un gruppo di operatrici sociali e di donne Rom. Un luogo appartato e colorato, un po’ sartoria, un po’ negozio. Dietro alle vetrine colme di vestiti per bambini, collane e manufatti, si intravedono macchine da cucire, ricamatrici e tavoli ricolmi di stoffe, nastri e fettucce. Sulle pareti scaffali pieni di tessuti, barattoli traboccanti di bottoni. Sono gli strumenti di lavoro dell’officina della cooperativa Zajedno (www.zajedno.it), che significa ‘insieme’, nata dall’esperienza pluriennale del Laboratorio Manufatti Donne Rom, un progetto di microcredito e formazione rivolto a donne Rom bosniache nel settore dell’artigianato sartoriale.

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“Dopo sei anni come associazione di volontariato – racconta Cristina, pediatra da sempre impegnata nel sociale – abbiamo deciso di dar vita a una cooperativa multiculturale, aperta a tutte le etnie. Siamo una piccola impresa di sei donne, ma periodicamente ne ospitiamo altre attraverso le borse lavoro che svolgiamo nel corso dell’anno. Attualmente c’è una donna serba che viene dal campo nomadi di via dei Gordiani e da settembre sarà con noi una ragazza madre italiana. L’idea è quella di formare donne di qualsiasi nazionalità che, per motivi diversi, sono fuori dal mercato del lavoro. Per questo siamo in contatto con gli sportelli sociali e con i Municipi. Siamo un’impresa ‘sensibile’”. Aggiunge Filomena, giovane operatrice sociale dentro alla cooperativa: “Non si tratta solo di imparare un mestiere, ma anche di gestire la clientela, rispondere ad un’ordinazione. È un lavoro di commistione fra culture diverse, un progetto nato insieme, da condividere”. Alcune di queste donne, hanno avuto la possibilità di tenere i loro bambini nel laboratorio mentre lavoravano. È qui che la piccola Cristina ha trascorso il suo primo anno di vita, cresciuta tra macchine da cucire e solidarietà.

Due i filoni principali del laboratorio sartoriale: la realizzazione di manufatti con stoffe pregiate provenienti da ogni parte del mondo (Giappone, Cambogia, India, Sud America) e l’utilizzo di materiali riciclati per dar vita ad accessori creativi e colorati. “Nei nostri magazzini conserviamo le cose più diverse: avanzi di stoffe, bottoni, cerniere lampo. Tutto viene recuperato”, spiega Cristina. Magari per decorare borse, spille o teli da bagno. Sugli scaffali le ragazze espongono gli articoli in vendita: porta libri in stoffa, cuscini imbottiti, grembiuli in tela e spugna per grandi e piccoli, tovagliette, collane di fettuccia, vestiti e accessori per bambini. Come quelli cuciti con cura da una donna originaria del Madagascar che fanno bella mostra in una delle vetrine. Tutti pezzi unici, interamente realizzati a mano. Ci sono anche i grembiulini per la scuola dell’infanzia commissionati da un istituto romano.

Negli ultimi tempi, le ragazze della cooperativa si sono specializzate nella realizzazione di libri tattili per bambini non vedenti: “Ci vengono commissionati dalla Svezia e dalla Finlandia, in minima parte anche dall’Italia, ma per ora solo da alcune biblioteche al Nord. Con questa produzione – continua Cristina - le donne rom hanno conosciuto il linguaggio braille, loro che non hanno scrittura”. Sono libri belli e ricercati, fatti di stoffa, come quelli per la prima infanzia. Sulla sinistra le lettere a rilievo del linguaggio di segni per non vedenti e ipovedenti, sulla destra animali, figure, oggetti di lana, stoffa e altri materiali, tutti da toccare. C’è pure la palla di neve che a sfiorarla sembra di sentire la fragranza della neve vera. “Non facciamo grandi numeri, siamo una piccola cooperativa lavoro – commenta Filomena - ma i primi frutti si vedono già: abbiamo iniziato solo a gennaio e siamo entrate nel mercato nord europeo”.

Per due settimane il gruppo si è trasferito a Caracalla, alla festa Sel. Ma ora le ragazze sono di nuovo in via dei Bruzi: “In genere privilegiamo il lavoro in laboratorio, più che spostarci. Spesso organizziamo eventi, come l’aperitivo bosniaco a base di ‘pita’. Siamo ben volute qui a San Lorenzo, un quartiere di artigiani come noi”. Tutte le donne che passano di qui lasciano un pezzo della loro cultura, del loro sapere. “Le donne rom hanno portato la loro fantasia, gli accostamenti inediti di colore”, conclude Cristina. E quello che verrà si scoprirà strada facendo. Perché Zajedno è, prima di tutto, un laboratorio aperto.

Chiara Gelato

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