Liberalizzazione per le farmacie? La ricetta medica fa la differenza
Nel 2007, grazie al Decreto dell’allora ministro per lo sviluppo Bersani, nacquero le parafarmacie. Da allora a oggi sono sorte oltre tremila parafarmacie su tutto il territorio nazionale e molte di queste sono a Roma. Offrono farmaci senza obbligo di prescrizione, senza alcun tipo di ricetta medica, per farla breve. Questi farmaci sono pochissimi rispetto ai molteplici venduti nelle abituali farmacie. Nonostante ciò chi ha una “quasi – farmacia” paga oneri tributari di importo pari a quelli di una farmacia.
Il governo Monti ha ben pensato di proseguire sull’intuizione di Bersani aumentando le possibilità di vendita del farmaco: estendendo cioè la liberalizzazione dei farmaci di fascia C (vale a dire quelli che vengono rilasciati dopo presentazione di ricetta medica, ma a carico del paziente) anche in esercizi diversi dalle farmacie. Vige perciò l’obbligo di una ricetta per avere il farmaco e solo questo limite fa la differenza tra un cliente e un paziente: il primo infatti compra e paga, il secondo invece necessita di cure mediche.
È bastato però che la casta dei farmacisti titolari di farmacia annunciasse una serrata di un giorno, e la fascia C è rimasta dove è sempre stata dal Medioevo.
Il 10 Dicembre 2011 il dottor Emilio Croce, Presidente dell’Ordine dei farmacisti di Roma, scrive sul RIF ( Rassegna informativa del farmacista): “Il farmaco è un bene di salute e non un prodotto di consumo, innescare condizioni che possono tradursi in un aumento dei consumi appare del tutto irragionevole, ove si considerino le implicazioni sanitarie che potrebbero derivarne e le gravi ripercussioni sull’economia di una rete di presidi di salute territoriali efficiente, capillare, ben integrata nel Ssn e molto apprezzata – come attestano sondaggi e ricerche – dalla gente.”
Dunque, a suo dire, il farmaco è cosa ben diversa dalle pantofole della nonna, che comunque trovi in farmacia vicino al vasto assortimento di assorbenti. Conseguentemente le farmacie non sono esercizi commerciali ma presidi sanitari. Bene, allora, visto che ci vai da paziente, ti serve una ricetta, altrimenti sei un cliente come dal “pizzicarolo”. Accogliendo forse il consiglio del Presidente Croce, Monti ha ben pensato di aumentare il numero delle farmacie, ben guardandosi dal sottrarre loro margini di profitto.
Eppure il dr. Franco Caprino (Presidente Federfarma – Roma) commenta : “È una tragedia . Se davvero apriranno oltre 200 nuove farmacie sarà difficile garantire le scorte di medicinali e i servizi che eroghiamo attualmente. In media da una farmacia ogni 3.300 abitanti scendiamo a una ogni 2.200: siamo ai livelli della Grecia e dell'Estonia. È pazzesco: l'esecutivo nazionale non si è reso conto che in questo modo distrugge un servizio che comunque funziona e risponde alle esigenze dei cittadini”.
Ha anche dichiarato: «I farmaci non sono un bene di consumo, non sono pomodori in scatola. Dovrebbe essere lo Stato a pattuire una diminuzione dei prezzi direttamente con le aziende farmaceutiche». Allora i farmacisti non vendono pomodori in scatola? Falso.
Riassumo il concetto: in un esercizio sanitario che mette una vasta gamma di prodotti a disposizione del cittadino, dal farmaco al lucido per scarpe, a fare la differenza è l’obbligo di presentare una ricetta medica. Peccato che nella Capitale la maggior parte delle farmacie, pur di accaparrarsi clienti, dispensi liberamente il farmaco senza la suddetta ricetta.
Nei giorni scorsi mi sono dedicato a verificare quanto ha affermato Vincenzo Devito, Presidente del Movimento Nazionale Liberi Farmacisti, il quale, riferendosi agli interessi di Federfarma e alla prossima serrata, a difesa del presidio medico sanitario farmacia, dice: “Il monopolio deve essere salvaguardato a tutti i costi e con la scusa della tutela della salute pubblica non vogliono un mercato con maggiore concorrenza. Tutela della salute pubblica che è continuamente “riposta nel cassetto” quando il farmaco, anche pericoloso, viene consegnato dalle farmacie senza la dovuta ricetta medica.”
Tutte le farmacie capitoline da me visitate mi hanno tranquillamente dato farmaci senza ricetta, alcune di loro si sono proposte persino di rimborsarmi il costo del farmaco di fascia A qualora avessi riportato indietro la scatola con la “ricetta rossa”. Ho potuto così acquistare in maniera indisturbata farmaci sia di fascia C che di fascia A (quelli a carico del Servizio Sanitario Nazionale) senza alcuna ricetta medica. Ma andiamo oltre : alcune farmacie romane offrono un servizio di consegna a domicilio dei farmaci e poco importa se chi chiama al telefono dichiara di non avere la prescrizione medica. In alcuni casi c’è chi offre la spola con la farmacia del Vaticano e quindi “importa” presso la sua farmacia prodotti non in commercio nelle farmacie italiane, ovviamente senza ricetta.
Vi potreste domandare: ma se ci tengono tanto ad avere il monopolio del farmaco, perché non offrire solo quello e privarsi di prodotti che fanno concorrenza agli odiati supermercati e parafarmacie? In fondo i più illustri vertici del settore si affannano nel negare un’ evidenza: la farmacia è un’ attività commerciale che segue l’uso e il costume del commercio al dettaglio e come questo si tramanda di padre in figlio, anche se quest’ultimo non è nemmeno farmacista … Un po’ come dire che se muore un primario di un reparto d’ospedale, il posto passa a suo figlio geometra.
Solo se ammettessero di essere in fondo dei commercianti troverebbe legittimazione il fatto che i dottori in farmacia alle dipendenze dei titolari rispondono al CCNL del Commercio e non della Sanità (più oneroso per le farmacie). Quindi i suddetti laureati non vendono pomodori in scatola, ma “stranamente” sono pagati per farlo.
Tuttavia questa ammissione non è avvenuta neanche ieri sera all’apertura della stagione annuale dei corsi Ecm presso l’Aula Magna del Rettorato in Sapienza. Qui, a fronte della liberalizzazione degli orari per gli esercizi commerciali e, guarda caso, anche per le farmacie, con conseguente perdita di decine di posti di lavoro nelle fasce notturne, è giunto l’annuncio del rinvio dello sciopero previsto tra due giorni, alla presenza del Presidente Croce.
Nella Capitale l’unico vero presidio è quello del guadagno che lucra sulla salute dei cittadini e nulla ormai ai suoi occhi distingue i clienti dai pazienti, visto che la ricetta non fa più la differenza.
*Massimo Falsetta, iscritto all'ordine dei farmacisti


