Lettera ad Alemanno dalla Protezione civile
Egregio on.le Alemanno, mentre noi - donne e uomini del Dipartimento della Protezione Civile - siamo impegnati insieme alle strutture operative, al volontariato e a tutto il sistema di protezione civile locale, regionale e nazionale a fronteggiare le conseguenze dell’ondata di maltempo che sta colpendo duramente molte regioni d'Italia, come facciamo ininterrottamente da 20 anni, dedichiamo solo poche righe ai suoi insulti.
Tanto meritano, infatti, le parole al vento che riteniamo pronunciate non in qualità Sindaco di Roma, ma come uomo politico preoccupato forse più del suo futuro che di esercitare le proprie attuali responsabilità.
La invitiamo a smettere di insultare le centinaia di lavoratori tecnici e professionisti che, ogni giorno, al Dipartimento, svolgono il loro lavoro con impegno e competenza. Non offra all’Italia il desolante spettacolo di una città in affanno per dissimulare che, invece, l’affanno è di un uomo solo. La smetta di criticare un sistema che evidentemente non conosce.
Questa inaudita polemica e il polverone che sta alzando su tutti i mezzi di comunicazione ormai da giorni, sbandierando documenti che non è nemmeno in grado di capire, servono solo a cercare di spostare l'attenzione degli italiani e dei romani dai disservizi registrati nella capitale a seguito di una nevicata sicuramente rilevante, ma di gran lunga inferiore a quelle che stanno colpendo altre regioni del centro Italia e anche altri comuni del Lazio. Che, veda bene, non si perdono in polemiche, ma lavorano, facendo il loro dovere e ciò che a loro compete insieme alle strutture operative del sistema italiano di protezione civile.
Quando poi invoca di 'ripristinare la protezione civile di Bertolaso, trasferendola al Ministero dell'Interno' dimostra, definitivamente, la sua totale ignoranza del sistema di protezione civile, della sua storia, del suo funzionamento: fu proprio il dott. Bertolaso a consolidare la collocazione del Dipartimento della Protezione Civile all'interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri, rafforzandone proprio le strutture tecniche e previsionali. Altri, dopo la sua uscita di scena, hanno invece approvato una legge che ha frapposto ostacoli assurdi alla nostra operatività, riducendone la capacità d'azione sul piano degli interventi post-emergenza con provvedimenti ottusi e contraddittori. Provvedimenti che il Dipartimento ha contestato e contesta fin dalla loro adozione, senza aver mai sentito la sua voce levarsi in tal senso.
Molti di noi lavorano al Dipartimento fin dalla sua nascita e hanno partecipato ai tanti interventi di soccorso ed emergenza che la Protezione Civile Italiana ha realizzato sul territorio nazionale e nel mondo, dallo Sri Lanka a San Giuliano di Puglia, portando ovunque, e con onore, la bandiera tricolore. E, anche per questo, la bandiera del Dipartimento della Protezione Civile è stata insignita di due medaglie d’oro al valor civile.
Noi che, più di recente, eravamo all'Aquila fin dal 6 aprile, che siamo stati ad Haiti, a Lampedusa e sulle navi dei migranti, in Liguria e in Toscana e all'isola del Giglio, la invitiamo al rispetto. Mentre continuiamo a lavorare, La invitiamo a riflettere sui compiti che la legge le attribuisce come prima autorità di protezione civile sul territorio e che lei ha affermato pubblicamente di non conoscere. La invitiamo a meditare sull'organizzazione del Comune di Roma e della sua protezione civile, da lei recentemente e inspiegabilmente ridimensionata.
Questo la invitiamo a fare, anziché insultare operatori, tecnici e funzionari dello Stato che tutto possono essere considerati, fuorché passacarte. E che, in ogni caso, le carte che leggono, almeno, le capiscono.


