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L'intervento

Dalia (Pd): Lavoro, modificare la riforma in Parlamento

Franco Dalia (Pd)

A un anno dalle elezioni politiche e amministrative, appuntamento che dovrebbe trasmettere impegno e volontà di unità all’interno del nostro partito e tra i partiti della futura coalizione che dovrebbe governare il Paese e riconquistare il Campidoglio (come tutti auspichiamo), proprio nei municipi governati dal centrosinistra a Roma si registrano pericolosi “sbandamenti” e violenti ed ingiustificate diatribe all’interno del nostro partito. Gli esempi da citare possono essere tanti ma, in questa sede, ci limiteremo ad esaminare quanto sta accadendo nel Settimo Municipio non senza aver svolto alcune riflessioni puramente politiche.

L’analisi dei risultati delle primarie per la elezione del nuovo segretario regionale del Partito (dopo due anni di commissariamento) ci dovrebbero indurre, tutti, a una riflessione e analisi politica attenta e puntuale: il Partito democratico diventa “momento di interesse” per l’opinione pubblica quando tutti i suoi uomini, di provenienza estremamente diversa, anche dopo aspri confronti, dimostrano di essere uniti nell’interesse del Partito. Questo è un qualcosa che dobbiamo sempre ricercare nel sistema dei rapporti interni per realizzare un unico progetto teso a far vincere il Pd, a renderlo sempre più interprete delle esigenze e delle aspettative dei cittadini soprattutto in un momento così difficile permeato da un forte sentimento di “antipolitica”.

Noi crediamo che ci sia molto da cambiare e soprattutto una concezione: la concezione cioè che il Partito non lo controlla nessuno. Il Partito deve essere controllato da noi come rappresentanti di tutti gli iscritti. Questo deve valere per tutti e questo deve essere il significato politico di questa operazione seria, impegnativa, rappresentata dalla costituzione del Pd. Il momento esige dunque sincerità e non mera opportunità lo scambio di vedute che è in corso tra di noi dovrà essere dunque franco.

Leale, serio nell’intento di valorizzare qualsiasi contributo che venga offerto, qualsiasi particella di verità che affiori nel confronto di posizioni diverse, ma onestamente sostenute. Il presupposto dal quale si parte è dunque che ciascuno di noi abbia un compito di rilievo da svolgere, nel determinare la linea politica nel Partito. Se c’è un momento nel quale uno sforzo comune e libero di ricerca è del tutto giustificato, è appunto questo che viviamo, caratterizzato da atteggiamenti e prospettive nuovi nella società civile e politica. Infatti la novità, con i suoi problemi e le sue esigenze, richiede, oltre uno sforzo critico, più compattezza che non il momento della facile continuazione: compattezza, non uniformità; un insieme vigoroso, ma capace di un esame di coscienza.

E allora l’onestà deve essere apprezzata, voluta, realizzata con una sintonia consapevole e riguardosa, fra tutti coloro che, pur nella loro divergenza, costituiscono un’unica forza politica. Tutto ciò significa il sostegno, giorno per giorno, di un’azione non più di protesta ma di effettiva costruzione di un mondo nuovo ed umano. Il dialogo deve essere il modo secondo il quale si vive la vita democratica, la si arricchisce, la si consolida per determinare nel Paese una nuova e più avanzata azione di evoluzione economico sociale e politica.

E’ su tali presupposti che si basa ad esempio l’impegno politico dei cattolici democratici all’interno del Pd. Tutto ciò significa rispetto delle diversità, intelligente apertura sulla realtà sociale, capacità di cogliere i movimenti e gli stati d’animo, anche quelli apparentemente di minor rilievo, un accurato e sofferto lavoro di composizione dell’unità operativa. Si tratta insomma di un’esperienza democratica ricca e viva, e pur capace di giungere ad una ferma decisione, a un indirizzo stabile, da una assunzione vigorosa di tutte le responsabilità che spettano al Pd.

Questo processo non è facile, tanto meno automatico; ha uno svolgimento tormentato e richiede tutte le forme di impegno che sono propri della democrazia; ci vuole disponibilità e misura da tutte le parti; presuppone una solida maggioranza ma pronta al dialogo ed al confronto. Non possiamo grettamente e ciecamente conservare il passato. Vi sono in esso, per tutti, valori essenziali che non possiamo e non vogliamo ripudiare, ma è anche giusto andare avanti con un modo ed un ritmo che consentano al Partito un reale e sicuro progresso.

Dobbiamo adoperarci affinché la solidarietà diventi la legge della convivenza sociale. Questa visione d’insieme sollecita ad una attenta e rispettosa considerazione di tutte le forze sociali e manifesta la necessità di un proficuo confronto con essa, nessuna esclusa. A tal proposito riteniamo che nella recentissima vicenda relativa alla riforma del mercato del lavoro meglio sarebbe stato attenersi ai principi ispiratori della dottrina sociale della chiesa: l’interesse dell’impresa, in un modello di società più equo e più giusto, va sempre conciliato con il rispetto ed i diritti basilari dell’uomo. Ci auguriamo, come ha precisato il segretario nazionale Bersani, che il prossimo dibattito parlamentare consenta di apportare quelle modifiche necessarie a rendere il provvedimento accettabile per tutte le parti sociali.

 *consigliere regionale Partito democratico

Franco Dalia*
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