Sei in: Home - Rubriche e opinioni - Anche Più libri più liberi sotto la scure dei tagli

Anche Più libri più liberi sotto la scure dei tagli

Luisa Capelli 01

Mentre sugli schermi scorrono senza sosta le agenzie e i comunicati sullo spread in ascesa incontrollata e si guarda al Quirinale sperando in una soluzione della crisi politica e istituzionale, arriva la notizia dei finanziamenti scomparsi per la Fiera Più libri Più liberi. Regione e Comune, che patrocinano la Fiera, non avrebbero ancora confermato i propri contributi, mettendo a repentaglio il budget dell'evento: e se per il 2011 l'Aie avrebbe individuato una soluzione, l'undicesima edizione, nel 2012, potrebbe essere spostata in luoghi, diciamo così, più ospitali.

Peccato, se così sarà: la fiera della piccola e media editoria di Roma ha rappresentato per anni uno dei pochissimi appuntamenti per tanti editori (in particolare del centro e sud Italia) sprovvisti delle risorse necessarie per partecipare al Salone di Torino o agli eventi internazionali dedicati al mondo del libro. Questo ennesimo colpo alle iniziative culturali in un Paese in cui metà della popolazione non legge (non legge nemmeno un libro all'anno) potrebbe però diventare un'occasione per compiere un ragionamento più generale sull'iniziativa, sul suo significato e i suoi obiettivi.

 Alla sua nascita, la fiera si propose (riuscendoci per diversi anni) di offrire un palco agli attori meno visibili del mercato editoriale, consentendo loro l'esposizione del catalogo e lo sviluppo di contatti con giornalisti, bibliotecari e le altre figure professionali del settore. In parte è ancora così ma, come ha dichiarato qualche piccolo editore, già negli ultimi anni il bilancio tra costi e benefici si è ridotto e, per alcuni tra loro, non è più così utile, per esempio, trovarsi in una fiera fianco a fianco con editori che pubblicano a pagamento.

Forse è proprio il formato fiera che andrebbe ripensato, immaginando iniziative dotate di maggiore continuità, meno vincolate all'evento e mirate ad abbattere quel divario culturale che pone l'Italia a livelli indecenti nel confronto internazionale. Le biblioteche, per esempio, potrebbero essere il perno di un simile ripensamento, costituendo preziosi punti di riferimento diffusi nel territorio dai quali iniziare a costruire una rete stabile di attività e interventi per la promozione della lettura. Certo, tali iniziative non otterrebbero tutto l'anno i riflettori puntati come avviene durante i cinque giorni della fiera, ma forse produrrebbero risultati più duraturi.

Se ne gioverebbero, oltre agli editori, anche le biblioteche, che condividono con la Fiera le attuali difficoltà moltiplicate all'ennesima potenza: basti pensare che oggi la Biblioteca Nazionale di Roma ha un bilancio annuo di un milione e mezzo di euro, quasi l'equivalente del budget dei cinque giorni di Più libri Più liberi.

*Luisa Capelli è docente di Economia e gestione delle imprese editoriali presso la facoltà di Lettere e Filosofia di Tor Vergata

Luisa Capelli

Social networks