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15 ottobre, riflessioni di un poliziotto

blindato sbarra la strada

Dopo la difficile giornata di ieri e una notte che avrebbe dovuto portare consiglio al risveglio mi trovo con le stesse convinzioni di ieri: in piazza San Giovanni è stata sconfitta la democrazia.

La rete mette a disposizione materiale su quello che è accaduto ieri, c’è l’imbarazzo della scelta: ci sono i violenti che devastano (minoranza) e le persone pacifiche (la maggioranza) che manifestavano e che cercavano addirittura di fermare i violenti. La condanna delle forme di violenza è alla base della civiltà e della convivenza e questo è il primo punto fermo; il secondo è la libertà di espressione e di manifestare nel rispetto della leggi, questo purtroppo non è avvenuto e la responsabilità va attribuita allo Stato che attraverso le sue Istituzioni non è riuscito a garantire lo svolgimento di una manifestazione.  Che senso ha criminalizzare il movimentismo? Chiedergli l’isolamento dei violenti? Il movimento esprime disagi, rappresenta problematiche che una classa politica vera ascolterebbe per trovare soluzioni attraverso soluzioni legislative.  Il male superiore diventano le persone che scendono in piazza o quelli che approfittano di questi eventi per mettere in pratica violenze e devastazioni? Si rischia di trasformare le vittime in carnefici se si generalizza in modo superficiale. Perché le Istituzioni non riconoscono di aver fallito? L’ordine Pubblico di ieri è stato fallimentare e ha segnato una sconfitta per tutti noi.

Ieri se non fossi stato di servizio avrei partecipato con mio figlio, qualcuno forse può darmi del violento o tacciarmi per uno che non contrasta la violenza?

La città era blindata, gli uffici periferici praticamente chiusi per aver fornito uomini e mezzi all’emergenza della capitale e il risultato è sotto gli occhi di tutti; che l’apparato della sicurezza non ha funzionato è evidente come il fallimento di una sistema che si limita a blindare senza prevenire. 

I modelli di ordine pubblico non si creano con un giorno ma se per anni si svuotano di significato gli apparati investigativi (con tagli o continui prelievi per pattuglioni e ordine pubblico) resta solo il modello “militare” fatto di un’enorme “fanteria” dislocata per strada senza una preparazione adeguata e senza equipaggiamenti. 

Ieri ero con altre decine di colleghi in piazza del parlamento, la stragrande maggioranza non aveva esperienze di Ordine Pubblico, personale preso in ogni ufficio per fronteggiare il grande evento, siamo stati schierati e pronti ad intervenire dalle 13 fino alle 22 potendo fruire del solo sacchetto vitto delle 13 e senza altro fino alle 23.00 (inizio servizio alle 11,30 e fine servizio ore 23.00), un fallimento anche dell’organizzazione interna che continua a non rispettare i lavoratori di polizia, i loro contratti e la loro dignità professionale. 

Il modello “militare” era stato  applaudito in occasione del 1° Maggio  (nonostante violazioni contrattuali nei confronti dei lavoratori di polizia) e ierii invece si è dimostrato fallimentare, come lo era stato il 14 dicembre, evidentemente perché lo stesso modello non può essere applicato per il black bloc e per i pellegrini.

Oggi molti dei colleghi coinvolti negli scontri saranno nuovamente impiegati per garantire l’ordine pubblico allo stadio, ragione in più per ritenere questo modello non più accettabile anche per limiti operativi evidenziati e per la mancanza di rispetto per i lavoratori di polizia.

Noi che facciamo sindacato e conosciamo i meccanismi interni le pecche di un modello militare che è solo scenico, dove la preparazione e la professionalità sull’ordine pubblico sono subordinate alla “scenografia”. Quando poi si creano situazioni di guerriglia urbana è difficile tenere la situazione sotto controllo, se non si riesce  a prevenirle dopo diventa difficile, se non impossibile, gestirle. In altre occasioni si è bonificato il percorso, sono stati tolti i cassonetti e  sigillati i tombini proprio per prevenire incendi e la possibilità di alzare barricate.

Un modello diverso di società e un diverso modello di ordine pubblico sono alla nostra portata o resteranno un’utopia?

Lo squallore peggiore continua a fornirlo gran parte della classe politica che sta esasperando il paese con la loro politica di macelleria sociale, con manovre economiche che non intaccano ricchezze e privilegi ma affamano le persone e che si presenta in tv a commentare e strumentalizzare proteste legittime e pacifiche nella stragrande maggioranza, incapace di comprendere che alla base di tutto ci sono loro e della loro incapacità di governare nell’interesse pubblico.

Oggi proporranno inasprimenti delle pene, nuove compressioni dei diritti individuali facendo finta di non capire che la sicurezza urbana, che loro continuano a tagliare, non si esaurisce con il contrasto alla prostituzione ma passa per tutte le libertà, anche quelle di scendere in piazza per poter esprimere le proprie idee.

*Mirko Carletti è poliziotto e sindacalista del Silp Cgil

Mirko Carletti

3 commenti presenti

zeropregio zeropregi - 18/10/2011 13:09
E' sempre particolare leggere le considerazioni o riflessioni di un poliziotto dopo dei fatti così importanti. Anzi sistematicamente leggiame le riflessioni di tutori dell'ordine in quanto hanno subito delle violenze. Certo difficilmente avremo modo di leggere le riflessioni di un lavoratore di un cantiere edile l'indomani di un morto sul lavoro (quelle chiamate morti bianche).
Rimanendo sul punto trovo singolare che nelle riflessioni, questo sindacalista democratico non pone mai l'accenno che questo modello a cui lui fa riferimento è il "modello manganelli" ossia una creatura del neo capo. Un modello discutibile ma che è evidente che da una parte evita di mandare allo scontro la fanteria ed evita mattanze di piazza come tristemente abbiamo assistito negli anni. Oltretutto nessuno parla dello scontro tra governo e sindacati ps dopo i forti tagli in finanziaria. E dunque lo scontro torna ad essere tutto politico e i fatti del 15 ottobre diventano un pretesto per riaccenderlo. Si lamenta delle condizioni del lavoro? Beh non sono meno merdose di quelle degli operai di Fincantieri o di Pomigliano che recentemente sono venuti a "contatto" con gli stessi organi predisposti per l'ordine pubblico. Oltretutto a memoria ricordo bene le posizioni del sindacato di sinistra SILP-CGIL l'indomani le sentenze di (lieve) condanna per Genova 2001. Non mi sembra che suddetto sindacato abbia chiesto l'espulsione dal proprio corpo (del carcere non me ne importa nulla) di coloro che hanno provocato la morte di Federico Aldrovandi (il termine giusto sarebbe assassini, ma siamo democratici no?). Agenti tuttora in servizio perché in Italia si è garantisti, con chi è già garantito.
Oppure si chiedessero perché nelle strade ormai una scritta su tre è ACAB.
Impazzimento collettivo oppure ci sono delle ragioni molto più profonde che dovrebbero essere quantomeno prese in considerazioni da chi si occupa di sindacalismo?
Ai poster (quelli che appaiono in questi giorni modello wanted del far west) l'ardua sentenza.
Patrizia Villa - 16/10/2011 23:32
Usciamo dagli stereotipi di classe la brava gente è dappertutto... Ma anche i cretini purtroppo!! In un paese dove si mettono le gabbie intorno agli stadi ci si meraviglia che durante le proteste ci siano gruppi violenti. Ci stanno facendo di tutto e seguiamo la polemica sulla tessera del tifoso. Poi ai poliziotti si chiedono straordinari mal pagati e senza formazione nè preparazione... È chiaro che questo sta succedendo a rutti noi? meno polemiche e più solidarietà solo così si uscirà dal Medioevo del 2000


Annalisa Scardigli - 16/10/2011 17:58
Ringrazio il poliziotto che si è preso la briga di spiegarci...., ma putroppo non è la prima volta che lo Stato lascia indifeso il suo popolo. Sono vecchia di manifestazioni, finchè sono stata a Roma me le sono fatte tutte, dal '74 all'80...tanto tempo, anche allora c'era l'ordine nemmeno tanto silenzioso d'ammazzarci di botte....ne ho prese tante.... Lo Stato ho imparato ad amarlo invecchiando, ma lo Stato ama il suo popolo?. Forse

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