Ricerca, la Regione promette 237 milioni
Renata Polverini presenta il Programma strategico per l'innovazione: promuovere grandi progetti. Ma c'è un problema sui tempi di erogazione dei fondi
Duecentotrentasette milioni in tre anni per la ricerca. Detta così sembra un’ottima notizia quella che la presidente della Regione Lazio ha dato questa mattina presentando il Programma strategico per l'innovazione di fronte a una platea di imprenditori e membri della comunità scientifica e universitaria, al Maxxi di via Guido Reni. L’obiettivo è quello di realizzare una serie di strategie per stimolare e rafforzare la collaborazione tra il mondo produttivo e il sistema della ricerca, con lo scopo di potenziare i processi di trasferimento tecnologico e favorire il sistema delle reti tra i soggetti impegnati nel settore dell'innovazione. "La Regione lancia una grande sfida e si impegna per far ripartire il Lazio. ma bisogna sintonizzarsi su obiettivi comuni. Noi ci stiamo impegnando in questo senso, e ci aspettiamo che a questo impegno corrispondano anche livelli occupazionali stabili e di qualità" ha affermato Renata Polverini nel suo intervento nel quale ha fatto anche il punto anche sulla logica dell’iniziativa. "Intendiamo – ha proseguito il governatore del Lazio - promuovere grandi progetti regionali, di rilevante impatto pubblico e a carattere fortemente innovativo. Concentrarsi su grandi progetti avanzati nei settori più diversi, dalla gestione del territorio, a trasporti, al turismo, all'inquinamento. Progetti per fornire servizi più efficienti e una migliore qualità della vita; progetti per sfidare i cittadini, gli amministratori, gli imprenditori, i ricercatori, i banchieri ad innovarsi nel loro operare e a sintonizzarsi su obiettivi comuni". E qui ci sarebbe da chiedesi se la nella stesura del programma si sia seguita la logica della ricerca applicata per le piccole e medie imprese, quella, per intenderci, che vede convergere imprese e ricerca su singoli prodotti da sviluppare oppure se si sia deciso per un’erogazione dei fondi a pioggia, magari scegliendo le grandi imprese, come è successo nella fase due di Industria 2015 gestita dal Governo Berlusconi e lasciando a bocca asciutta le Pmi facendo vincere i bandi a grandi industrie che hanno già i loro dipartimenti di ricerca. Il punto sulle cifre l’ha fatto l’assessore al Bilancio Cetica. "Questo piano - ha detto Cetica - ripartisce i 237,5 milioni in: 114 a sostegno dell'innovazione della struttura produttiva e al trasferimento tecnologico. 54 milioni di euro valorizzazione del sistema della ricerca. Altri fondi, 41,5mln saranno investiti a sostegno ai settori.prioritari e rafforzamento dei Distretti tecnologici. Per progetti strategici regionali la cifra è pari a 23mln. Infine 5 per pianificazione strategica, monitoraggio, valutazione e comunicazione (un capitolo un poco oscuro non manca mai, ndr)". Cinque, secondo la Giunta Polverini i punti base su cui poggia il piano. ''La ricerca - ha aggiunto Cetica – è al servizio dell'impresa e le nostre linee guida sono semplicità e concretezza, attenzione alle persone, capacità di adattamento e accesso ai fondi comunitari”. Grande innovazione secondo il presidente della commissione Sviluppo economico, innovazione e ricerca della Regione Lazio, Giancarlo Miele il quale sostiene che: “l'innovativa impostazione che l'amministrazione Polverini è riuscita a garantire tramite il Programma strategico attua una vera e propria rivoluzione copernicana in tema di innovazione”, mentre il rettore della Sapienza Luigi Frati si è limitato a definire “doverosa” l’iniziativa puntando su una nota dolente quella dei tempi d’erogazione. ''Senza università - ha spiegato Frati - le Pmi non sono in grado di fare ricerca, per via delle loro dimensioni. E' importante che l'accesso ai fondi sia su base competitiva: bene perciò il progetto di Polverini, ora servono tempi certi per l'erogazione dei fondi''. E non si tratta di una questione da poco poiché ormai sulla questione dei tempi d’erogazione dei fondi, che nel Lazio sono biblici, si gioca anche il successo delle iniziative di ricerca poiché i laboratori italiani competono su scala globale e le aziende non si fanno problemi ad rivolgersi, quando necessario a laboratori all’estero.


