Piano casa, Alzetta: svendita della città ai privati e rischio mafie
Il consigliere comunale spiega le ragioni della sua protesta: "Non c'è traccia dell'edilizia residenziale e non si parla neppure di affitti calmierati, ma c'è solo un cambio di destinazione d'uso che non sarà nemmeno deciso dal consiglio comunale" DI SANTO IANNO'
"Il piano casa, così come è stato concepito, è un modo per svendere la città ai privati", lo dichiara il consigliere capitolino Andrea Alzetta, che questo pomeriggio si è incatenato alla statua di Giulio Cesare, in Campidoglio, per protestare contro il piano varato dalla giunta regionale e che sara' discusso da oggi in Comune. "Ho scelto questa forma di protesta, - aggiunge Alzetta - perché sta passando, in un silenzio assordante della politica, un piano casa che prevede un aumento di cubature che va dal 20 al 60 per cento su tutti gli edifici e un automatico cambio di destinazione d'uso, anche per gli immobili storici e quelli che erano adibiti a caserme o a distretti sanitari".
"Il rischio - continua il consigliere di Action - è che tante imprese, che hanno i loro capannoni sulla Tiburtina, licenzino gli operai per lanciarsi in un'operazione di speculazione edilizia. E assisteremo all'arrivo della mafia, italiana e cinese, che con valigette piene di soldi punterà a fare rendita". "Non è un piano casa - conclude - perche' non c'è traccia dell'edilizia residenziale e non si parla neppure di affitti calmierati, ma c'e' solo un cambio di destinazione d'uso che non sara' nemmeno deciso dal consiglio comunale. E' un regalo ai costruttori, per questo Alemanno Polverini e Ciocchetti sono dei ladri di citta' e questo bisogna denunciarlo ai cittadini. E' un piano edilizio che da' la possibilita' di continuare a costruire senza parlare di housing sociale. Senza dimenticare che sono scomparsi dal progetto seimila appartamenti di edilizia residenziale di cui parlava la giunta in precedenza".


