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Olimpiadi Roma 2020, il no del governo Monti
Attacchi ad Alemanno: "Ora si deve dimettere"

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Sfuma il sogno olimpico per la Capitale. Il presidente del Consiglio non firma la candidatura. Il sindaco: "Motivazioni chiare, ma non condivisibili". E poi risponde a chi gli chiede di dimettersi: "Assolutamente no". E apprezzamenti per lo sforzo fatto arrivano dal presidente Napolitano. Aurelio Regina (Unindustria): "L'80 per cento degli impianti era pronto". Ferrero (Prc): "Alemanno e i sostenitori di Roma 2020 vogliono il grande evento per favorire speculatori e palazzinari ai danni dei cittadini". E in serata il commento di Rossella Sensi: "Provo molta amarezza". La Polverini. "Segnale deludente". Alzetta: "E' l'ennesima bocciatura"

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Sfuma il sogno olimpico per la Capitale. E quelle che questa mattina erano solo voci ora diventano ufficiali. Monti dice "mo" e non firma la candidatura di Roma per le Olimpiadi 2020. La notizia subito dopo l'incontro tra il premier, Gianni Alemanno, il presidente del Comitato organizzatore, Mario Pescante e il presidente del Coni, Petrucci. Roma sfiduciata anche in quota. Sulla lavagna della sigla bet365, riporta Agipronews, la capitale è 3.60, alle spalle della favorita Tokyo (a 2.80) e Madrid (a 3.40).

Visibilmente deluso il sindaco che però non ha nessuna intenzione di dimettersi: "Assolutamente no. Mi dispiace deludere gli oppositori". E sull'incontro aggiunge: "Monti ha dato motivazioni molto chiare". A chi gli chiedeva se le motivazioni fossero condivisibili, il sindaco ha risposto: "Condivisibili no". E ha aggiunto: "Ringrazio tutta la città che ci ha sostenuto in questa sfida, a cominciare dal Comitato promotore e dai suoi presidenti Letta e Pescante. Ringrazio il Coni, a partire dal presidente Petrucci, per il grande lavoro che abbiamo svolto insieme. Esprimo infine apprezzamento per tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione che hanno lealmente sostenuto questa candidatura, come le forze imprenditoriali e sociali che si sono impegnate sul versante finanziario. Queste energie e queste risorse sono un solido fondamento per rilanciare la nostra città su nuovi progetti che diano una prospettiva di sviluppo e di speranza per le nuove generazioni". 

A quanto si apprende, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha sentito il sindaco al quale ha mostrato "apprezzamento" per lo sforzo che è stato messo in campo per la candidatura della Capitale.

“Non è Roma, è l’Italia che a volte si distingue per questi eventi, come l’organizzazione dell’America’s Cup e tante altre. Vorrei ricordare che l’80% degli impianti era già realizzato, l’unico da costruire era quello di Calatrava a Tor Vergata, per il basket. Non credo che questi eventi abbiano influito in maniera decisiva, Roma in altre occasioni si è dimostrata all’altezza”. Così Aurelia Regina, presidente di Unindustria e membro del comitato promotore di Roma 2020, intervistato da SkyTg24.

E sulla vicenda in serata è intervenuta anche Rossella Sensi: "Da cittadina di questo Paese, della città di Roma e da donna di sport provo molta amarezza per la scelta fatta nel pomeriggio dal premier Monti. Prendo atto della decisione che non posso condividere, perché non lascia spazio alla speranza e al sogno per questo Paese", afferma l’assessore con delega alla Candidatura Olimpica per Roma 2020.

Mentre delusa si dichiara la governatrice Polverini. “Dal governo Monti è arrivato un segnale deludente. Ci saremmo aspettati più coraggio come quello dimostrato dalle istituzioni, dalle forze politiche, dalle tante associazioni, dai sostenitori del mondo dello sport e della cultura che in questi mesi hanno sostenuto con forza la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020”, dichiara la presidente della Regione Polverini.

Ma c'è anche chi chiede le dimissioni del sindaco. "La mancata candidatura rappresenta l'ennesima bocciatura della gestione Alemanno. Le Olimpiadi sono state costruite come una vetrina da rendere ghiotta per ghli speculatori, senza un progetto e dei costi chiari. Con chi se la prenderà questa volta Alemanno, anche questa volta qualcuno non gli ha comunicato bene le notizie? È colpa della protezione civile? La verità è che questa destra sta distruggendo Roma, questo sindaco si deve dimettere, e le forze vive di questa città devono costruire un'alternativa". Così Andrea Alzetta, capogruppo Roma in Action .

LE MOTIVAZIONI - Dopo un’attenta valutazione dei costi e dei benefici legati all’operazione, il premier Mario Monti ha deciso che non esistono le condizioni perché il governo offra le garanzie dello Stato alla candidatura per i Giochi. "Le turbolenze finanziarie, quello che accade in Grecia, non consentono di prescindere da questa situazione - ha dichiarato il premier - se vogliamo che non vengano messi a rischio i benefici conseguiti con i sacrifici richiesti", ai cittadini. "In questo senso - ha aggiunto - non ci sentiamo di prendere un impegno finanziario che potrebbe gravare in misura imprevedibile per i prossimi anni". E ancora: "Non vogliamo che chi governerà l'Italia nei prossimi anni si trovi in situazione di difficoltà e che la percezione che stiamo faticosamente dando possa essere compromessa da improvvisi dubbi, magari alimentati da concorrenti alla candidatura olimpica". La scelta del governo, ha sottolineato, "non significa comunque che l'Italia debba rinunciare ad avere mete ambiziose. L'italia può e deve averle. Il governo è concentrato anche sulla crescita. Ma in questo momento non pensiamo che sarebbe coerente impegnare l'Italia e il governo in questo tipo di garanzia che potrebbe mettere a rischio denari contribuenti". Inoltre, ha sottolineato il premier, "nei prossimi 20 anni siamo sottoposti ad un piano molto esigente di rientro nel rapporto tra i debito pubblico e il Pil".

"Il comitato ha fatto un'ottima progettazione e ha presentato uno studio economico ben preparato. Naturalmente, essendomi occupato di economia qualche volta, so che anche se uno studio viene fatto con le migliori metodologie - e non ho nessun appunto da fare a questo studio - la certezza assoluta (che i costi non superino i benefici, ndr) non si può avere. Noi abbiamo avuto così la prudenza di esaminare il decorso post olimpico degli ultimi 20 anni, e quasi sempre abbiamo notato uno spostamento rilevante tra preventivi e consuntivi. Forse in altre situazioni della vita economica dell'Italia avremmo considerato questo rischio accettabile, in questa situazione abbiamo valutato questo rischio come non responsabile". E sulla candidatura di Madrid  commenta: "non mi permetto di entrare nelle valutazioni del governo spagnolo di cui non conosco le motivazioni. Noi dobbiamo occuparci di quello italiano e siamo arrivati alle conclusioni esposte". 

LE REAZIONI - “Monti ha preso una decisione saggia dicendo no alla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020. Ha prevalso la considerazione che l’Italia non può permettersi un’avventura con troppe incognite e costi poco chiari in un momento in cui il nostro Paese è impegnato ad uscire da una pesante crisi economica”. Lo afferma, in una nota, il senatore dell’Idv Stefano Pedica. “In questi mesi - ricorda Pedica - non ho mancato di esprimere le mie incertezze per una candidatura che avrebbe finito per scatenare gli ‘appetiti’ delle solite cricche a discapito della Capitale. Ma, inizialmente, mi sono trovato come Davide contro Golia, anche se dalla mia parte avevo tutte quei cittadini che non arrivano alla fine del mese e che guardavano alle Olimpiadi come a un ennesimo spreco di denaro pubblico. Dubbi più che fondati, visti gli esempi del passato. Basta pensare all’esperienza di Italia ’90 o a più recenti mondiali di nuoto. Della prima si ricorderanno l’Air terminal nel quartiere Ostiense, un’opera inutile, poi abbandonata, costata 150 miliardi di lire. Stesso destino per le stazioni ferroviarie di Farneto e Vigna Clara, costate 80 miliardi. Dei mondiali di nuoto, invece, si ricorderanno le tre piscine pubbliche di Ostia, Valco San Paolo e Pietralata, tutt’ora inutilizzate, il cui costo è stato di 50 milioni di euro a fronte di una spesa prevista di circa 30 milioni. Per non parlare dei 200 milioni di euro per la spesa iniziale della città dello sport di Tor Vergata dell'archistar Santiago Calatrava. La spesa prevista era di 200 milioni ma è stata toccata quota 600 milioni e l’opera non è mai stata completata. Ora, dovrebbe ospitare la ‘Città della musica e dei giovani, ma il condizionale è d’obbligo visto che il cantiere è ancora aperto. Insomma - conclude il senatore dell'Idv -, la decisione di Monti sarà stata pure sofferta ma aveva più di un motivo per dire no”.

Impietoso il Pd che affonda il dito nella piaga. “A chi darà la colpa il sindaco questa volta per il no del Governo alla candidatura di Roma alle Olimpiadi  2020? - si chiede Paolo Masini - In attesa che Alemanno individui i capri espiatori di questa ennesima sconfitta, i bookmaker stanno già preparando le quote. Molto accreditati sono i comunisti, la massoneria, la Protezione Civile, i media del Nord, la Lega e forse anche Qui, Quo e Qua. Perché ovviamente anche in questa situazione il sindaco non si prenderà alcuna responsabilità”. Sulla stessa lunghezza d'onda Marco Miccoli secondo cui “Il no del Governo è il risultato dell’incapacità dimostrata da Alemanno in questi quattro anni di governo. Una città travolta dagli scandali, in mano alla criminalità organizzata, ridicolizzata agli occhi del mondo intero per qualche centimetro di neve sulle strade e guidata da una classe dirigente composta soprattutto da ex estremisti di destra e per lo più sempre inadeguati. Il brutto ricordo lasciato dall’organizzazione dei Mondiali di Nuoto nel 2009 è ancora fresco, grazie anche ai numerosi strascichi giudiziari".

Bonessio dei Verdi chiede "l’immediata chiusura della Commissione per le Olimpiadi della Regione Lazio. E’ necessario tagliare subito tutte i costi connessi alle commissioni, e tutti i contratti esterni di consulenza e di personale in corso.” E ricorda che "le commissioni comportano benefit tra cui auto blu, telefoni, personale aggiuntivo di fiducia del responsabile politico della commissione. La Regione Lazio sopporta già il peso di ben 20 commissioni, un ignobile primato nel nostro paese. Si tratta della regione italiana col più alto numero, e quindi costi connessi che ricadono sulle spalle dei cittadini, di commissioni. Si destinino queste risorse economiche – conclude Bonessio -, alle attività sportive di base”.

Già contrari alla candidatura della Capitale i Verdi. "Le Olimpiadi costerebbero all'Italia 9,8 miliardi: una cifra spropositata che graverebbe in gran parte sulle spalle dei contribuenti italiani visto che 8,2 miliardi di euro sarebbero a carico dello Stato - dichiara il presidente Bonelli - Rinunciare alle Olimpiadi è un atto di saggezza e rispetto nei confronto degli italiani". E aggiunge: "Non si possono chiedere sacrifici agli italiani tagliando le pensioni, sanità, trasporto pubblico e poi spendere 8 miliardi di euro per le Olimpiadi con rischio connesso di speculazioni. In Italia ci sono altre priorità a cominciare dalla lotta al dissesto idrogeologico alla mobilità pubblica che ormai è al collasso".

"EVENTO PER FAVORIRE SPECULATORI E PALAZZINARI" - Propende per il no anche Rifondazione comunista. "La candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2020 sarebbe l'ennesima 'manovrà di miliardi di euro ai danni dei cittadini, che già stanno pagando sulla loro pelle il prezzo salato di misure di austerità dell'attuale e del precedente governo . dice il segretario Ferrero - Alemanno e i sostenitori di Roma2020 vogliono il grande evento per favorire speculatori e palazzinari ai danni dei cittadini, come avvenuto in passato con eventi simili. All'Italia in questo momento non servono certo le Olimpiadi - conclude - ma lavoro, diritti e democrazia".

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