Municipi e Pd bocciano il Piano
Regolatore Sociale del Comune
Sono già nove quelli che hanno dato parere negativo su un piano che non soddisfa le esigenze delle fasce più deboli della città. Non solo le amministrazioni di centro sinistra. Anche il II non l'ha ratificato mentre il VII e il XX hanno già dato parere negativo in commissione. Il Pd spiega in un documento le principali criticità DI SANTO IANNÒ
Bocciato. Il Piano regolatore sociale (Prs) di Roma, approvato dalla giunta Alemanno lo scorso ottobre, non supera l’esame dei Municipi. Sono già nove (I, II, III, VI, IX, X, XI, XV, XVII) quelli che hanno dato parere negativo su un piano che non soddisfa le esigenze delle fasce più deboli della città. La maggioranza di questi è a guida centrosinistra e non stupisce la contrapposizione alle politiche del governo cittadino. Quello che colpisce è che il Prs non sia stato ratificato dal II Municipio, amministrato dal centrodestra. Ma anche il VII e il XX, che si apprestano a votare il piano la prossima settimana, hanno dato parere negativo alla delibera in commissione Politiche sociali.
IL PARTITO DEMOCRATICO - Dietro questi risultati c’è la regia del Partito democratico di Roma. Un’unica, condivisa linea di contrasto al Prs 2011-2015. Un piano che dovrebbe portare alla programmazione di un sistema integrato di servizi, grazie all’efficientamento e all’ottimizzazione dei costi. Tradotto: finanziamenti zero.
UNA RISPOSTA IN RITARDO - Inoltre, «il Piano della giunta Alemanno è uno spot che arriva in ritardo di due anni», accusa Alessandra Ferretti, consigliere democratico nel I Municipio. «Noi – aggiunge Ferretti – siamo stati i primi a bocciarlo perché non dà risposte alla città e alle persone». Nelle 400 pagine del piano assenti gli accenni ai protocolli d’intesa con le Asl. «Il Prs – afferma la consigliera del X Municipio Erica Battaglia (Pd) – è frutto di un percorso di concertazione insufficiente con i Municipi. Scarsa poi è stata la partecipazione del Comune ai forum tematici e con le parti sociali».
LA 328 DEL 2000 - Per il Pd è lontano il raggiungimento degli obiettivi della legge 328 del 2000, che pone la persona al centro di interventi sociali e che promuove i diritti di cittadinanza. Senza dimenticare che la norma di dieci anni fa, impone la durata del piano in tre anni. Quello approvato dalla giunta guidata da Alemanno invece guarda avanti. E spalma gli interventi su cinque anni senza considerare le diverse esigenze nate dopo la crisi economico-finanziaria, da cui sono nati i nuovi poveri. Quel ceto medio considerato al riparo dalla bufera e che invece si scopre improvvisamente più debole.
SENZA FONDI - La critica maggiore riguarda le riscorse e i finanziamenti. Non ci sono soldi stanziati, nessuna traccia di fonti economiche alternative. Ma, accusano i democratici, mancano soprattutto i criteri di selezione delle priorità in caso di tagli al bilancio delle politiche sociali. Inoltre, senza disponibilità di risorse il personale delle cooperative che offrono servizi sociali vivrà una condizione di precarietà, che è sinonimo di mancanza di continuità negli interventi.
GLI ANZIANI - Grave poi la situazione per le case di riposo. Sono 300, secondo le stime del Pd, gli anziani che aspettano di essere inseriti nelle strutture comunali. Mentre l’assessorato alle Politiche sociali propone la chiusura totale degli istituti “perché non sostenibili economicamente”. La soluzione? Il ricovero in luoghi convenzionati o il ritorno a casa. E per chi la famiglia non ce l’ha? Nessuna risposta. Così come nessuna soluzione per gli operatori che rischiano di perdere il lavoro. I democratici propongono il project financing o l’ottimizzazione dei poli che possano offrire diversi servizi; ma i consigli restano inascoltati.
CASA E IMMIGRAZIONE - Non solo. In un quadro già complicato, si inserisce l’azzeramento dei fondi per la non autosufficienza, voluto dal precedente governo guidato da Silvio Berlusconi. Per questo i municipi guidati dal centrosinistra propongono un nuovo sistema di welfare collegato alle politiche della casa, che non lasci indietro i più deboli e dia risposte alle nuove povertà. Senza dimenticare il fenomeno delle migrazioni.
IL PIANO ROM - Criticità mostrate anche dal piano rom che, per il Pd, ha proposto solo sgomberi che causano migrazioni da un municipio all’altro, distruggendo così l’integrazione scolastica e lavorativa. Mentre aumenta la percezione di insicurezza per i cittadini.
Un piano che per il Pd assomiglia più a uno studio di settore che a un vero e proprio disegno complessivo su come affrontare vecchi e nuovi disagi. «Questa – spiega Emanuela Droghei, responsabile delle politiche sociali del Pd – è l’ennesima occasione che la giunta Alemanno perde per mettere in campo una progettualità solida per la città in un momento di crisi. Per questo chiediamo alla Belviso (assessore alle Politiche sociali del Comune) un atto di responsabilità: ritirare il piano e aprire il tavolo di concertazione con i territori».


