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La denuncia Aduc

"Ministeri al Nord? Costa 200 milioni". E il Pd porta il caso in Campidoglio

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L'associazione consumatori fa "i conti" e boccia l'ipotesi Milano. Intanto il consigliere Masini: tutti i capigruppo si mettano d'accordo per dire no al di là delle maggioranze. Per la Uil è in gioco l'economia romana. E la Polverini promette di parlarne con Berlusconi.

Sale la tensione sulla ipotesi, paventata dal leader del Carroccio Umberto Bossi, di spostare alcuni dicasteri da Roma a Milano. La vicenda è su tutti gli organi di stampa romani e nazionali, tanto da far infuriare il sindaco della Capitale, Alemanno, che ha minacciato addirittura un rottura politica con la Lega.

Intanto a fare i conti di quanto potrebbe costare l’operazione è l’Associazione diritti utenti e consumatori: “Trasferire le sedi ministeriali costerà al contribuente e all'ambiente. Nessuno ha fatto i conti ma possiamo far riferimento ai costi dei due parlamenti europei, quello di Bruxelles e quello di Strasburgo. Ebbene il trasferimento delle sessioni parlamentari, da una sede all'altra, costa al contribuente europeo la modica cifra di 200 milioni di euro l'anno, più 20 mila tonnellate di anidride carbonica, pari a 13 mila voli da Londra a New York”. E aggiunge l’associazione: “Inoltre ironia della sorte, una sede milanese o napoletana, di fatto comporterà averne una analoga, almeno di rappresentanza se non effettiva, a Roma, come è avvenuto per l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), che formalmente risiede a Napoli ma che ha una bella sede nel quartiere Parioli a Roma, con i relativi costi. E il contribuente paga”.

Mentre il Partito democratico depositerà oggi stesso un ordine del giorno in consiglio comunale che rimanda al mittente la richiesta di togliere i due ministeri alla Capitale. L’annuncio è stato dato da Paolo Masini, consigliere in Campidoglio, ospite stamane degli studi di Radio città futura: “Nella conferenza dei capigruppo - ha detto -, tutti i capigruppo si mettano d'accordo, insieme, al di là delle appartenenze e delle maggioranze a livello locale e nazionale, per respingere questo grave attacco alla città. Si sia uniti, almeno stavolta, contro la Lega che vuole di nuovo dar fastidio a Roma, come fa quotidianamente dalle onde di Radio Padania, malgrado quello che poi fa a Montecitorio, come quella buffonata del patto della pajata e della polenta”. Per l'esponente politico l'iniziativa leghista “è l'ultima fase di una politica ormai allo sbando, di una maggioranza che non tiene più. Mi auguro che la risposta di Roma sia forte e decisa”.

E l'Idv, tramite il suo segretario regionale, Vincenzo Marucci, attacca frontalmente Alemanno e Polverini: "Questa assurda idea sta assumendo i contorni di una colossale presa in giro degli elettori. Berlusconi dica chiaramente se il progetto esiste oppure no. In questo ridicolo colpo di coda di un regime morente, è evidente che ad essere screditati sono in primo luogo il sindaco di Roma e il presidente della Regione Polverini, che hanno venduto all'opinione pubblica rassicurazioni che sono carta straccia. Delle due l'una: o Berlusconi chiude definitivamente la questione o Alemanno e Polverini devono immediatamente rassegnare le proprie dimissioni per manifesta incapacità a difendere i cittadini che amministrano".

Per la Uil regionale a questo punto è in gioco l’economia romana. “Dopo le migliaia di posti di lavoro andati perduti nei settori industriali e i 25mila posti di lavoro persi nel settore del Commercio romano debbono costituire un campanello di allarme. Ci meraviglia moltissimo, in questo turbinio di dichiarazioni, il pesante silenzio delle associazioni datoriali il cui ruolo, per noi, non può limitarsi a quello di ottenere posti di prestigio in Camera di commercio, o nei Consigli di amministrazione di enti di diretta emanazione del Comune o della Regione”, va giù duro il segretario generale Luigi Scardaone. 

La Polverini, nel frattempo, annuncia che in settimana parlerà della vicenda con Berlusconi: "Mi pare che rispetto a come era montata la questione ieri mattina - ha aggiunto Polverini - nel pomeriggio c'è stato un ridimensionamento ma credo comunque che un chiarimento sia necessario". La presidente della Regione  La pernacchia del leader del Carroccio Umberto Bossi al presidente della Lombardia Roberto Formigoni in merito alla polemica sui ministeri? "Penso che tutti dobbiamo diventare un po' più educati. Le pernacchie le facciano i bambini quando giocano e noi cerchiamo di essere più seri perchè questo il paese si aspetta da noi" conclude la Polverini.

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