La sentenza del Consiglio di Stato
Sui Rom nessuna emergenza
Annullato il decreto del presidente del Consiglio del 2008. "Non si evincono precisi dati fattuali che autorizzino ad affermare l'esistenza di un nesso tra la presenza sul territorio di insediamenti rom e una straordinaria ed eccezionale turbativa dell'ordine e della sicurezza pubblica nelle aree interessate". Annulate anche le ordinanze di nomina dei commissari straordinari per l'emergenza e di tutti i successivi atti commissariali in quanto adottati in carenza di potere
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L'emergenza rom è finita, o meglio, secondo il Consiglio di Stato non c'è mai stata. A deciderlo la sentenza 6050 del 16 novembre che stauisce l'illegittimità sullo stato d'emergenza decretato dal presidente del Consiglio il 21 maggio 2008. Queste le motivazioni: "non si evincono precisi dati fattuali che autorizzino ad affermare l'esistenza di un nesso tra la presenza sul territorio di insediamenti rom e una straordinaria ed eccezionale turbativa dell'ordine e della sicurezza pubblica nelle aree interessate", inoltre "il riferimento a «gravi episodi che mettono in pericolo l'ordine e la sicurezza pubblica» non risulta supportato da una seria e puntuale analisi dell'incidenza sui territori del fenomeno considerato" e inoltre "è riscontrato un difetto nell'istruttoria e nella motivazione retrostanti alla dichiarazione dello stato di emergenza".
LE CONSEGUENZE - Cosa significa tutto questo? Intanto l'annullamento delle ordinanze di nomina dei commissari straordinari per l'emergenza e di tutti i successivi atti commissariali in quanto adottati in carenza di potere, vale a dire le procedure di identificazione e censimento che le autorità romane stanno svolgendo all'interno dei campi formali e informali della Capitale, della norma che istituisce il presidio di vigilanza all'interno dei sette «villaggi attrezzati» presenti a Roma, dell'obbligo per i rom di sottoscrivere una dichiarazione di impegno al rispetto delle norme interne di disciplina per risiedere all'interno dei sette «villaggi attrezzati» e dell'uso del Dast, la tessera che consente di accedere e risiedere nei «villaggi attrezzati», e che finora è stata consegnata a molti nei rom in essi presenti. Si precisa poi che "Resta salva la facoltà delle amministrazioni interessate di «sanare» il vizio di incompetenza, laddove possibile, sulla base dell'ordinario assetto dei poteri e delle competenze".
LE REAZIONI - "E' una vittoria per i diritti umani - ha commentato il presidente Carlo Stasolla dell'associazione 21 luglio, che denuncia da tempo il Piano del Comune, segnato da misure discriminatorie e lesive dei diritti delle comunità rom e sinte. - una svolta che inciderà profondamente nelle politiche sociali in favore delle comunità rom e sinte a Roma". L'Associazione fa poi sapere che nei prossimi giorni vigilerà attentamente sulle azioni dell'amministrazione locale volte al pieno rispetto delle disposizioni della sentenza, segnalando alle autorità competenti eventuali inadempienze e irregolarità da parte delle istituzioni.
LA BARBUTA - La sentenza mette a rischio anche il nuovo campo nei pressi di Ciampino che dovrebbe ospitare circa 650 rom e sinti, "in quanto risultato di un atto del commissario straordinario «in carenza di potere» e per tale ragione la costruzione del campo La Barbuta, disposta dal prefetto-commissario per l'emergenza nomadi della Regione Lazio Giuseppe Pecoraro, e quindi in deroga ad una serie di norme, non può essere considerata legittima e va immediatamente sospesa", spiega 21 luglio.
IL PD - "Il Partito Democratico ha sempre ribadito la non necessità di un regime commissariale per gestire una situazione che, sicuramente complessa, deve rientrare nelle capacità di governo della giunta capitolina - affermano Sergio Gaudio, responsabile del Forum Immigrazione del Pd di Roma, e Massimiliano Massimiliani, presidente della Commissione provinciale Politiche sociali (Pd) - Inoltre - continuano - la sentenza smaschera la propaganda vessatoria e strumentale perpetuata dal centrodestra, fin dalla campagna elettorale del 2008, nei confronti dei Rom e che ha instaurato divisioni e contrapposizioni, spesso irragionevoli”. “Da questa sentenza deriveranno pesanti conseguenze - proseguono - perchè molte scelte sono state già compiute e molte risorse già spese. Il sindaco di Roma e il centrodestra dovranno trarre le dovute conclusioni e prendere atto della fine di una politica che abbiamo ripetutamente denunciato”.
Secondo Daniele Ozzimo, vicepresidente della Commissione Politiche Sociali e consigliere Pd e Emanuela Droghei, responsabile Welfare Pd di Roma questa sentenza "cancella il paravento dell'emergenza dietro al quale si sono gestiti in maniera disinvolta e totalmente inefficace 30,8 milioni di euro". "A distanza di quasi quattro anni dall’insediamento del primo cittadino alla guida della Capitale - aggiungono - si registra un aumento esponenziale dei microcampi abusivi (68 nel 2008, più di 250 nel 2011) dovuto alla politica di dispersione; nessuno dei tre nuovi campi previsti dallo stesso 'Piano Nomadi' presentato in pompa magna nel 2009 dal sindaco è stato realizzato". E concludono: "Questo palese fallimento è avvenuto peraltro sotto una gestione commissariale, messa oggi in discussione dalla sentenza, non solo dotata di poteri in deroga a tutte le leggi vigenti ma anche di ingenti risorse sulle quali mai nessuna amministrazione ha potuto contare. La sentenza del Consiglio di Stato condanna nei fatti inoltre il facile ricorso del Governo Berlusconi ai commissariamenti".


