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Rom e sinti

La Barbuta, il campo che nessuno vuole
Costato ai cittadini 10 milioni di euro

La Barbuta

Verrà consegnato il 15 dicembre e ospiterà 650 persone in 160 moduli abitativi di 24 e 32 metri quadri. Sono in molti a opporsi: i cittadini e il sindaco di Ciampino, gli stessi rom, le associazioni. In una lettera 21 luglio denuncia i motivi per cui il campo non dovrebbe aprire

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Nessuno lo vuole. Eppure il 15 dicembre, il villaggio attrezzato La Barbuta, posto in una striscia di terra tra il comune di Ciampino e il municipio X, sarà pronto per essere consegnato al Commissario delegato per l'emergenza nomadi. Il primo "campo" costruito ex novo da questa amministrazione sorgerà su quattro ettari e comprenderà 160 moduli abitativi di 24 e 32 metri quadri, con una capacità di accoglienza di 650 persone, tutti rom e sinti provenienti da altri insediamenti della capitale.

LA DENUNCIA - A riportare l'attenzione sull'imminente apertura del mega campo è l'associazione 21 luglio che, in una lettera indirizzata alle autorità incaricate dell'attuazione del Piano Nomadi e alle associazioni che gestiscono i servizi interni, ripercorre i provvedimenti decisi dalle autorità nazionali e locali, in tema di rom, a partire dagli anni '80. L'associazione si sofferma in particolare sugli interventi messi in atto dal Comune di Roma: dalla giunta Rutelli, fino a quella Alemanno, passando per Veltroni. Interventi mossi tutti dall'errata convinzione che i rom siano nomadi e per questo adatti a vivere nei campi.

LA COLLOCAZIONE - Sulla stessa convinzione si basa anche l'edificazione di La Barbuta che nasce vicino a un insediamento abusivo sorto nel 1995. L'area è delimitata da un perimetro i cui lati sono composti dal Grande Raccordo Anulare, dalla Ferrovia Roma-Ciampino, dalla pista dell’aeroporto Pastine e dalla via Appia Nuova, a pochi metri dall’ingresso al territorio comunale di Ciampino in una via ad alto scorrimento. Oltre a ciò, il campo è collocato in un’area sovrastante una falda acquifera, in un sito archeologico all’interno del quale vi era una discarica abusiva di eternit che, a quanto dichiara il Comune, sarebbe stata rimossa dopo i lavori di bonifica.A tutto questo si aggiungono gli incendi, che hanno già interessato l'area, l'ultimo dei quali scoppiato l'11 novembre, con ripercussioni nel tratto del raccordo anulare fra le uscite Appia e Tuscolana e sull’aeroporto.

GLI ABITANTI - A quanto si apprende il nuovo villaggio dovrebbe ospitare i rom provenienti dagli insediamenti di Tor de Cenci (400), insieme ai residenti  dell'insediamento abusivo poco distante (circa 250). Dalla nuova sistemazione risulterebbero esclusi i circa 250 sinti che in questi anni hanno intrapreso percorsi di cittadinanza attiva in accordo con il municipio X. In un primo momento, la stessa Sveva Belviso aveva prospettato il trasferimento a La Barbuta anche dei rom di via del Baiardo, ma, per ora, non si hanno notizie a riguardo. Uno dei problemi è che i rom di Tor de Cenci, per una buona metà, hanno rifiutato di lasciare le loro case e questo porrebbe un ostacolo per la chiusura del campo del municipio XII. "I fattori che preoccupano maggiormente - sempre secondo l'associazione 21 luglio -  sono l’inquinamento acustico, l’insalubrità dell’aria, la lontananza dal tessuto urbano e la concentrazione di famiglie di diverse nazionalità".

I COSTI - Secondo una stima dell'associazione "Alla fine si potrà dire che il campo de La Barbuta, realizzato per l’accoglienza di 650 rom, sarà costato quasi
10 milioni di euro, 15 mila euro a persona, 45 mila euro per una famiglia di 3 persone, 75 mila euro per una famiglia di 5 persone, 105 mila euro per una famiglia di 7 persone". Per non parlare delle spese di gestione, una volta avviato il villaggio, che si attesterebbero intorno "a circa 3 milioni di euro annui".

GLI OPPOSITORI - A non volere questo campo sono in molti. I residenti di Ciampino hanno manifestato in piazza lo scorso nove novembre. E anche il primo cittadino di Ciampino, Simone Lupi, aveva ribadito la sua opposizione all'apertura del villaggio, in occasione dell'ultimo incendio: "E' paradossale - ha dichiarato Lupi - che proprio in questo sito, tra pochi giorni, il campo rom abusivo verrà trasformato dal sindaco Alemanno in un cosiddetto villaggio di solidarietà. È evidente che le belle parole spese nelle ultime settimane dalla giunta capitolina siano ancora una volta smentite dai fatti". E per sostenere i rom e le istituzioni locali è nato un gruppo facebook "Non apriamo il campo nomadi La Barbuta" che ogni giorno riporta gli aggiornamenti sulla situazione. Sulla questione intervengono anche Augusto Battaglia  del Forum Nazionale per il Welfare e Sergio Gaudio, responsabile del Forum Immigrazione del Pd di Roma. "Non si capisce la motivazione di un trasferimento da altri campi attrezzati di altre comunità Rom all’interno de La Barbuta - dicono - trasferimento che non tiene conto di standard minimi igienici, dovuti anche al sovraffollamento dei nuovi moduli, e di sicurezza che, a parole, dovrebbe essere nelle intenzioni dell’amministrazione capitolina. Agli sperperi di gestione, in un momento simile, si aggiungano quelli dovuti ai danni sul territorio e alla situazione dei bimbi trasferiti nel corso dell’anno scolastico”. Battaglia e Gaudio propongono una operazione tesa al miglioramento delle condizioni sia degli abitanti del campo di Tor De’ Cenci che di quelli della Barbuta, con "una ristrutturazione del primo e del mantenimento della popolazione attuale nell’ultimo, definendo tempi e modalità congrue per l’uscita dai campi.”

LA POLEMICA - Nella lettera la 21 luglio fa un triplo appello rivolgendosi: alle autorità locali alle quali esprime sdegno per lo sperpero di denaro pubblico, "che sarebbe stato possibile utilizzare a favore di reali ed efficaci politiche abitative in favore della comunità rom e sinta e manifesta profonda preoccupazione per le condizioni di vita dei 650 rom che verranno sistemati all’interno del nuovo villaggio attrezzato"; alle comunità rom e sinte a cui è ricorsa l’amministrazione comunale per agevolare il trasferimento nel nuovo campo, a valutare attentamente e responsabilmente le conseguenze negative che emergeranno dopo l’eventuale ingresso nel villaggio; e alle organizzazioni della società civile che da anni si occupano della gestione dei servizi interni ai «villaggi attrezzati» a considerare la reale e storica possibilità di non prendere parte all’organizzazione dei servizi previsti all’interno de La Barbuta.

Su quest'ultimo punto risponde Valerio Tursi di Arci Solidarietà onlus, associazione da anni impegnata in interventi a favore delle popolazioni rom e sinte. "Pur ribadendo la nostra contrarietà alla costruzione di nuovi campi - spiega Tursi - visto che tale soluzione abitativa non dà nessuna prospettiva alle persone che vi abitano, pensiamo anche noi che, con le risorse che ha avuto a disposizione l’amministrazione, si sarebbero potute avviare una serie di azioni volte all’inserimento lavorativo e abitativo dei rom. Oltre a ciò crediamo che, in ogni caso, trasferimenti realizzati durante l’anno scolastico compromettano significativamente il percorso scolastico dei minori". Entrando poi nello specifico e rispondendo all'appello della 21 luglio Tursi pensa che "sia un errore mettere sullo stesso piano, senza fare le necessarie distinzioni, tutti gli interventi che vengono realizzati nei campi". E si riferisce, in particolare, alla scolarizzazione dei minori rom che "rappresenta uno dei pochi interventi che offre alle nuove generazioni, sempre più spesso ai margini della società, la possibilità di acquisire strumenti, al pari dei loro coetanei,  per esercitare di più i propri diritti di cittadinanza".

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