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La protesta

Italia nostra: "Grattacieli a Roma?
Non vogliamo Jurassic park"

Grattacielo

Ambientalisti contro la commissione degli archistar Fuksas e Libeskind istituita dal Campidoglio per affrontare l'emergenza abitativa: scelta urbanistica sbagliata e insostenibile ecologicamente. I tecnici: evitare gli errori di altre grandi città

Nessun risparmio di terreno e nessun passo verso chissà quale modernità. Anzi, il primo fraintendimento è proprio questo: il grattacielo non è una risorsa, è un problema vecchio quasi due secoli. Dunque solo obsolescenza e tanto inquinamento dal piano di rilancio dei grattaceli, legato allo sviluppo dell’ housing sociale, voluto, con tanto di “Commissione Grattacieli”, dal sindaco Gianni Alemanno. E’ questa la denuncia di Italia Nostra, nel corso della conferenza stampa di questa mattina, “Jurassic Park a Roma”, su quelli che vengono definiti "i deliri di un nuovo Rutelli che ogni tanto fa dei viaggi all’estero, scopre qualche archistar e la porta a Roma”. Spiegano gli ambientalisti, illustrando la loro posizione, che il loro non è un integralismo fine a se stesso, ma la consapevolezza che la scelta a priori di una tipologia abitativa del genere, per fronteggiare il crescente bisogno di edilizia popolare, è sbagliata.

LA COMMISSIONE INUTILE - Il problema iniziale dunque secondo Pietro Samperi, responsabile del Piano Regolatore romano dal 1968 al 1980 e presidente dell'Unione cattolica italiana tecnici, sta proprio nell’istituzione di una Commissione Grattaceli – composta da due archistar, come Fuksas e Libeskind, e i presidenti degli ordini degli architetti e degli ingegneri – il cui compito sarà quello di individuare le zone in cui verranno piazzati i cosiddetti edifici con tipologia edilizia a sviluppo verticale. “Ma sono proprio i grattaceli gli edifici adatti a rispondere a questa esigenza?”, si chiede retoricamente Samperi. Allora se proprio un “rivoluzionario” piano di riconversione edilizia (a Roma sono quasi 250mila le abitazioni vuote e decine le caserme e altri edifici del patrimonio demaniale in disuso) è dire troppo, sarebbe almeno più logico il processo inverso: individuare le zone in cui è possibile intervenire, per usare il linguaggio tecnico degli architetti, e da lì stabilire qual è la tipologia più adatta evitando una Corviale che si estenda in altezza. “Alemanno con il suo plotoncino di archistar vuole imporsi su tutto e tutti", dice Carlo Ripa di Meana. La consultazione referendaria, come quella che ha proposto Alemanno, "andrebbe estesa – sottolinea il presidente della sezione romana di Italia nostra, lanciando la provocazione – a tutta l’Italia, essendo Roma la capitale, se non addirittura a tutto il mondo, essendo patrimonio dell’umanità”.

UN PIANO INSOSTENIBILE - Nell’era della sostenibilità poi, quello dei gas serra emessi dall’edilizia industriale (a cui appartengono i grattacieli) diviene una discriminante di non secondaria importanza. Secondo l’Agenzia europea, oltre un terzo delle emissioni di C02 proviene dall’edilizia industriale. Un modello dunque, quello dei grattaceli, totalmente avulso dal concetto di una nuova architettura sostenibile, lontano anni luce ad esempio dal ponte in plastica riciclata costruito in Scozia, qualche settimana fa. Tanto poco green quanto obsoleto. Sono decine infatti gli esempi di fallimento in tutto il mondo (disabitati, abbandonati in fase di costruzione o addirittura demoliti): dagli Stati Uniti (Chicago, Las Vegas, Huston, Cleveland ecc.. ), in cui “dobbiamo sfatare il mito dei grattacieli ovunque”, dice Gabriele Tagliaventi, ordinario di Architettura tecnica all'Università di Ferrara, al Brasile, dalla Corea del Nord alla Polonia. Roma, dunque, può avviarsi verso il futuro ma cercando di “non ripetere – avvisa Tagliaventi – gli errori di altre città del mondo”. Tra le righe: sindaco, tra quei decantati “splendori del passato”, di cui parli nel Progetto Millenium, non ti venga in mente di alzare grattaceli.

Gabriele Paglino

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