Cittadini di Riano e Corcolle
“bannati da Renata Polverini”
Contestazioni non gradite. Da un po’ di giorni a questa parte tutti i commenti di dissenso pubblicati sulla pagina della governatrice vengono sistematicamente cancellati. Su Facebook nasce il “club” dei bannati, che “salvano” i post “incriminati”, fotografandoli prima che vengano “vaporizzati”. E adesso anche Alemanno prende spunto: censurata una ragazza che aveva “osato” chiedere al sindaco la riapertura del Luneur. Verdi: "Come l'Agenzia Stefani di mussoliniana memoria" DI AMBRA MURÈ
Si sono autoproclamati “i bannati da Renata Polverini”. Sono gli abitanti di Riano e Corcolle che, dopo la piazza, hanno esteso la loro protesta contro il piano rifiuti regionale su Facebook. O, almeno, c’hanno provato. Visto che da giorni i loro post di dissenso, pubblicati sulla pagina della governatrice, vengono sistematicamente cancellati. E loro stessi, gli autori, immediatamente bannati. Ovvero espulsi, interdetti, fatti fuori.
I POST CANCELLATI - Ma cosa avranno mai fatto questi “pirati” dei social network per meritarsi un simile trattamento? Avranno ricoperto d’insulti la presidente della Regione, si dirà. Niente affatto. E, per provarlo, sulla loro pagina Facebook hanno cominciato a pubblicare i commenti “incriminati”, fotografandoli dopo averli postati prima che vengano “vaporizzati”. Nel giro di pochi minuti, al massimo un paio d'ore.
Si scopre così che Annalaura, cittadina di Riano, è entrata a far parte del “club” dei bannati semplicemente per aver manifestato alla governatrice la delusione e il pentimento di chi l’ha “scelta e votata come mio rappresentante alla guida della Regione Lazio”. E poi si è ritrovata di fronte “all’incarnazione dell’anti-democrazia per eccellenza”, che “demanda scelte decisive a terzi Commissari ad hoc”.
Se è stata bannata lei, figurarsi Giancarlo che, citando Jovanotti, aveva definito la Polverini “il Governatore del Lazio più coatta e burina dopo il Big Bang”. Oppure Emanuela che l’aveva invitata a cena proponendole un menù a base di “immondizia che te vuoi mettere a Quadro Alto (Riano)”. O ancora Giovanna, che, “provocatoria”, le aveva domandato: “Signora Polverini, perché ci sono solo commenti positivi sul suo profilo? Perché le fa così paura il confronto con le persone che la pensano diversamente da lei?”
IL CASO FIORITO - La pratica censoria ha avuto inizio qualche giorno fa. Dopo che la Polverini ha pubblicato un post in cui esprimeva la sua “solidarietà al capogruppo Fiorito e a tutto il gruppo Pdl della Regione Lazio” per “l’aggressione subita” al termine dell’ultima, infuocata seduta del Consiglio. Tutte “bugie”, hanno cominciato a commentare alcuni cittadini.
Secondo quanto riportato dal gruppo Pdl in una nota, “dopo aver tentato di entrare con la violenza in aula”, i “manifestanti del centrosinistra” “hanno aggredito alcuni consiglieri del Pdl, e in particolare il capogruppo Fiorito che è stato oggetto di minacce, insulti e spintoni”. Diversa la versione dei comitati, che sostengono di aver solo “risposto alle male parole e gli insulti” ricevuti. Finché una signora di Corcolle si è sentita male, finendo addirittura in infermeria.
“Più cancellano e più si alza il nostro grido di giustizia”, scrive Mario sulla pagina dei bannati da Renata Polverini. Che adesso sono più agguerriti che mai: “Anche se possiamo dar fastidio, noi ci siamo”.
ALEMANNO PRENDE SPUNTO - La tendenza a censurare le voci critiche non sembra peraltro un’esclusiva della Polverini. Il primo cittadino pare aver recentemente preso spunto da lei. Tanto che sulla pagina Facebook dei bannati da Renata Polverini vengono adesso ospitati anche gli “amici” oscurati da Gianni Alemanno (o, più probabilmente, da un suo solerte collaboratore). Come Erika. “Colpevole” di essersi lasciata prendere dalla nostalgia e aver “osato” insozzare la bacheca del sindaco con la richiesta di tutelare e riaprire il Luneur. Riportandolo alla grandezza di un tempo, quando “per tanti anni ci ha fatto sognare e vivere giornate indimenticabili”.
La reazione della rete non si è fatta attendere. Ma il caso comincia ormai a travalicare i confini dello schermo. Il primo, durissimo commento è quello del presidente dei Verdi del Lazio, Nando Bonessio. Che parla "di un cambiamento di strategia da parte del centrodestra, per il quale, evidentemente, i cittadini sono da ascoltare solo sotto elezioni, dopodiché scatta il riflesso condizionato della chiusura al dissenso espresso in maniera civile". Azzardando persino un paragone storico con "l’Agenzia Stefani di mussoliniana memoria».


