Cartellopoli, ecco i punti inseriti
nella delibera d'iniziativa popolare
Tra le richieste presentate dal comitato Bastacartelloni una verifica immediata di tutti gli impianti, con inevitabile rimozione di quelli posizionati in zone in cui vige il divieto di affissione, previsto dal Codice della strada e da quello dei Beni culturali e del paesaggio
Diecimila firme, tre sedute e un’ordinanza del prefetto che imponeva la discussione in aula: sono questi i numeri più importanti della delibera di iniziativa popolare, presentata dal comitato Bastacartelloni, contro l’invasione dei manifesti abusivi a Roma. Ma quello che conta sono i voti (24) dei consigliere capitolini che, ieri al Campidoglio, hanno bocciato il provvedimento presentato dalle associazioni e dai singoli cittadini che combattono contro le installazioni illegali.
RICHIESTE COMITATI - Ma vediamo nel dettaglio cosa chiedono i comitati. Primo, una verifica immediata di tutti gli impianti, con inevitabile rimozione di quelli posizionati in zone in cui vige il divieto di affissione, previsto dal Codice della strada e da quello dei Beni culturali e del paesaggio. Sì, perché i manifesti illegali invadono anche siti di interesse storico archeologico, come Palazzo della Civiltà, Porta Maggiore, Piramide e la Basilica S. Maria Maggiore. Secondo punto: l’abrogazione totale ed incondizionata alla deliberazione 37, varata nel 2009 dalla giunta guidata dal sindaco Gianni Alemanno, che, grazie al meccanismo dell’autodenuncia e delle deroghe, ha favorito il fenomeno dell’abusivismo.
Non solo. Il comitato promotore chiede, oltre il divieto assoluto di collocare gli impianti in zone protette (articolo 18 comma 1), che sia rilasciato un codice in cui riportare il pagamento delle indennità e la data di rilascio del numero identificativo. Perché il Canone di iniziativa pubblicitaria (Cip) punta solo al recupero delle tariffe non pagate.Il comitato promotore prova anche a dettare i tempi all’aula Giulio Cesare. Per i cittadini infatti il Piano regolatore degli impianti pubblicitari (Prip), che ha superato l’esame della commissione, deve entrare in vigore «entro e non oltre sei mesi», si legge nel provvedimento di iniziativa popolare.
Il punto centrale riguarda, come sempre, i soldi. Somme che servono per la rimozione degli impianti abusivi e che il Comune di Roma ha sempre detto di non avere. Per le associazioni il pagamento delle indennità spetta a chi utilizza gli impianti. Mentre per le ditte che non procedono alla rimozione, costringendo il Campidoglio al pagamento delle spesa, scatta in automatico l’interdizione a esercitare la propria attività sul territorio della Capitale.
L'ODG - Unica, magra consolazione per i cittadini è l’approvazione dell’ordine del giorno (odg) presentato dal consigliere pidiellino Ugo Cassone. L’odg, un documento che si riferisce solo a quali argomenti verranno affrontati dall’assemblea, recepisce alcune linee guida della delibera di iniziativa popolare. Ma non basta. Come fa notare un cittadino presente in aula ieri, il documento di Cassone «è solo una lettera di intenti». L’obiettivo della maggioranza è quello di approvare il Prip entro la fine dell’anno, avviando contemporaneamente la riduzione dell’esposizione in alcuni municipi. Il punto di maggiore interesse è quello di fermare il meccanismo delle proroghe delle autorizzazioni. In parte già sancito dalla moratoria del sindaco Alemanno che, due giorni fa, ha bloccato tutte le nuove installazioni.
L’idea di ricollocare gli impianti invece è controversa. Dove posizionarli visto che Roma è già invasa?, fanno notare i cittadini. Mentre il contrasto all’illegalità nel settore può arrivare, secondo il consigliere del Popolo della libertà, solo da un aumento delle risorse finanziarie. Due atti sostanzialmente simili, ma con un significato politico-amministrativo completamente di differente.


