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Dal mensile/gennaio

Capitale in cerca di sport

Dalle piscine sotto inchiesta agli impianti rimasti a metà dopo i mondiali di nuoto, come quelli di Tor Vergata. Dalle polemiche sulla gestione del Tre Fontane alle manifestazioni contro l'assegnazione del Delle Vittorie. Associazioni e partiti d'opposizione in Campidoglio danno vita al movimento "Olimpiadi bene comune". Per sostenere, dal basso, la candidatura ai Giochi del 2020. Ed evitare brutte sorprese DI MARCO CARTA

La possibilità che Roma ospiti le Olimpiadi del 2020 costituisce per molti una speranza, forse l'ultima occasione per rilanciare una città da troppi anni chiusa in se stessa. E, magari, cancellare i brutti ricordi lasciati dall'ultimo “grande evento” sportivo (i mondiali di nuoto del 2009). Che è ancora in corso, fra processi, abusi edilizi e opere incompiute. Un lungo elenco che parte dalle piscine di Valco San Paolo, costate 16 milioni di euro e abbandonate subito dopo la manifestazione, fino ad arrivare alla città dello sport di Tor Vergata, che a definire incompiuta si sfiora l'ottimismo.

Voluta fortemente dal sindaco Veltroni e dal presidente della Federazione italiana nuoto, Paolo Barelli, la città dello sport di milioni finora ne è costati circa 200. Altri 400 ne serviranno per completarla, a fronte dei 65 inizialmente previsti. Delle due vele che dovevano essere realizzate secondo il progetto originario dell'architetto Santiago Calatrava, solo quella che ospita la piscina al coperto è stata costruita. L'altra, sotto cui dovrebbe sorgere il palazzetto dello sport da 15.000 posti, non ha mai visto luce. Terminati i fondi, i lavori sono fermi dal 30 giugno. «Con tutti i soldi  spesi avremmo sistemato tutte le scuole di Roma», commenta l'assessore ai lavori pubblici di Roma Capitale Fabrizio Ghera che aggiunge. «Quell'opera l'abbiamo ereditata, va ultimata. E chiaro che non può farlo il Comune da solo». L'ultima speranza? Le Olimpiadi, appunto. «Abbiamo fatto un piano di sviluppo, presentato agli Stati Generali - assicura Marco di Cosimo, presidente della commissione Urbanistica dell'Assemblea Capitolina - in cui già si tiene conto della possibilità che la città ospiti le Olimpiadi, proprio per evitare, come nel passato per assenza di programmazione, di ricorrere ai commissari che ogni tanto creano i problemi». Così accadde nel 2007 al Salaria Sport Village, a Settebagni, quando proprio il neo commissario straordinario per i mondiali di nuoto, Claudio Rinaldi, autorizzò l'edificazione di 160mila metri cubi a ridosso del Tevere, ignorando il parere negativo della giunta capitolina. «Il progetto – spiega Dario Nanni, consigliere comunale Pd – non  era conforme in termini di cubatura a quello presentato in comune. La giunta Alemanno, insediatasi nel 2008,  avrebbe dovuto vigilare sui lavori, ma non lo ha mai fatto, cosicché neanche gli oneri concessori sono stati versati».

L’edificio è ancora sotto sequestro da quando, nel maggio 2009, è partita l' inchiesta che ha coinvolto le 11 strutture pubbliche e private, ampliate in funzione dei mondiali. Il IV Municipio vorrebbe che venisse sanato e magari destinato ad opere sociali, ma c'è chi, come gli attivisti del Lab.Ur, ne chiede la demolizione. «Sanarlo diventerebbe il “caso” grazie al quale poter costruire opere dichiarate appositamente pubbliche o di pubblico interesse, in tutte le aree vincolate presso il fiume Tevere, magari in previsione delle Olimpiadi«. A Tor Bella Monaca, invece, dove la “Roma sport club 70” ha in concessione una piscina comunale, i lavori della palestra realizzata per i mondiali - un edificio di tre piani - sono ripresi dalla scorsa primavera. «Per gennaio speriamo di aprire», si augura l'amministratore della società. Il paradosso è che alla struttura comunale confinante, la Roma VIII, non viene concesso neanche di costruire i nuovi spogliatoi. Problemi di cubatura, in quelli vecchi c'è l'eternit, ma evidentemente non costituisce un “grande rischio”. 

Servirebbe un cambio di rotta, insomma. Che al momento, a quanto pare, non è in agenda. «Purtroppo all'interno del comitato promotore delle Olimpiadi –  commenta Enzo Foschi, consigliere regionale Pd, da sempre in prima linea sullo sport territoriale -  sono assenti i rappresentanti dello sport romano di base. Di fatto tra la candidatura olimpica e lo sport di tutti i giorni, c'è uno scollamento totale. Il rischio ora, in un periodo di crisi, è che il Comune e la Regione sottraggano i fondi classici dello sport per sostenere il Comitato promotore». Anche per cercare di far fronte a questa esigenza, è nato  il movimento “Olimpiadi Bene Comune”, sostenuto dai partiti dell'opposizione al Campidoglio e dai rappresentanti dello sport di base: il grande evento deve essere funzionale prima di tutto alle esigenze reali della città. «Bisogna valorizzare l'impiantistica e le realtà locali - afferma Andrea Alzetta, consigliere comunale di Roma in Action –e non le associazioni famose che portano meccanismi finanziari di super business, che poco hanno a che fare con lo sport».  Un timore questo che in molte strutture pubbliche si fa sempre più concreto. Come allo storico “Tre Fontane”, gestito ora dalla Coni Servizi, dove il fallimento della società Rugby Roma ha innescato una guerra sulla gestione dell'impianto. Accanto alla Nuova Rugby Roma, fondata dai genitori dei ragazzi che frequentavano la vecchia società, nel consorzio Asd Roma Rugby, presieduto dall'amministratore delegato di Ente Eur s.p.a, Riccardo Mancini, «figurano altre realtà che si occupano di mercatini di Natale (rugby e altro ndr) e che nulla hanno a che fare con lo sport», denuncia il consigliere comunale del Pd, Paolo Masini. «La gestione ora deve essere lasciata alla Nuova Rugby Roma, il Tre Fontane deve rimanere un impianto di Rugby, ma soprattutto si deve arrivare ad un bando che metta dei paletti a qualsiasi altro tipo di appetito».

Un po' quello che chiedono i cittadini di Vigne Nuove, dopo che le ultime due gestioni “champagne” hanno portato al fallimento la polisportiva comunale “Delle Vittorie”. Grandi investimenti, nomi altisonanti come quello di Angelo Di Livio, celebre tornante di Juve e Fiorentina, ma soprattutto un mare di debiti: circa un milione e settecentomila euro. Andato deserto il bando di assegnazione lo scorso giugno, soprattutto per i conti del passato da ripianare, il Comune, con la delibera 374 del 24 novembre, ha dato in concessione la polisportiva per 25 anni al Cral dell'Ama, «anche se il regolamento sull'impiantistica del Comune prevede che l'affidamento provvisorio possa essere di un solo anno», sottolinea Foschi. I cittadini del quartiere, riuniti nel comitato “Delle Vittorie bene comune”, hanno manifestato tutto il loro dissenso, facendo ricorso al Tar per chiedere l'annullamento della delibera di assegnazione. L'Ama non è un’associazione sportiva dilettantistica e quindi non avrebbe il requisito soggettivo fondamentale previsto dall'art. 90 della legge che gli ha impedito la partecipazione al bando pubblico andato deserto lo scorso giugno. «Noi vorremmo che a gestire l'impianto - spiega Luca Basili, del comitato, che a novembre in segno di protesta ha anche occupato la struttura - fossero le realtà sportive di base del Quarto municipio e non società che nulla hanno a che fare con lo sport. Il “Delle Vittorie” deve tornare alla sua vocazione pubblica. Questa deve diventare la piazza del quartiere». Con buona pace di chi vorrebbe specularci sopra.

Marco Carta

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