Calma: “Aboliamo la pena Capitale del traffico”
Stop al consumo di suolo e creazione di un sistema integrato di trasporto pubblico. Queste le proposte presentate questa mattina in Campidoglio dal Coordinamento Associazioni del Lazio per la Mobilità Alternativa per abolire la “pena Capitale” del traffico e dell'inquinamento
Le associazioni: politiche del sindaco insufficienti
Un’altra Roma è possibile. Con CALMA. Il Coordinamento Associazioni del Lazio per la Mobilità Alternativa, che riunisce decine e decine di associazioni e comitati cittadini, ha presentato questa mattina in Campidoglio le sue proposte per abolire la “pena Capitale” del traffico.
Immaginate una Roma più verde e meno inquinata, con un sistema integrato di trasporto dolce e collettivo. Immaginate un’amministrazione pubblica che dà la priorità ai bisogni e alle esigenze dei cittadini, invece che al business dei palazzinari. Immaginate tutto questo e starete sognando lo stesso sogno di C.A.L.M.A.
“Non vogliamo limitarci a riproporre i mali del traffico, ma presentare delle proposte concrete alle istituzioni”, spiegano i coordinatori Bruno Ceccarelli e Vittorio Sartori, che rilanciano in questa occasione la loro “Agenda per la mobilità alternativa”. “Il segreto è partire dai bisogni reali dei romani e incentivare la partecipazione attiva di tutti i cittadini”.
Ma quali sono, secondo loro, i bisogni dell’universo variegato che chiamiamo “cittadini romani”? Primo: dare uno stop al continuo consumo di suolo, partendo dal presupposto che “l’urbanizzazione per residenze, attività commerciali e industriali è oggi largamente superiore alle effettive necessità”. Secondo: abbandonare i costosissimi ed estemporanei progetti faraonici (come il parcheggio sopra Termini, l’attraversamento del centro storico con la linea C o l’autostrada Pontina) e investire (poco e meglio) per realizzare un sistema integrato di trasporto pubblico. Ogni mattina circa 800.000 pendolari sono costretti a gettarsi nel girone infernale del GRA per mancanza di alternative. Bisogna “ridurre la circolazione delle auto private” e decidersi a effettuare “poche credibili scelte”: il potenziamento della rete ferroviaria regionale e l’estensione della rete romana su ferro, in superficie; costruire parcheggi di scambio; incentivare l’uso della bicicletta per brevi spostamenti, creando apposite corsie ciclabili; trasformare le oltre “cento stazioni” ferroviarie e metropolitane in nodi intermodali.
Come farlo? Ammettendo “l’insufficienza di Roma Capitale come entità istituzionale che sottrae poteri di governo alla Provincia, alla Regione e ai municipi” e costituendo una struttura regionale unificata in cui far confluire tutti i mezzi finanziari e cui affidare il compito di decidere le priorità. In una parola: superando il comodo stato di emergenza permanente, che è stato finora usato per sfruttare il traffico a fini di lucro. “Non è più accettabile – denuncia Annamaria Bianchi, portavoce del coordinamento comitati no Pup (Piano urbano parcheggi) – un’amministrazione che si comporta come una truppa straniera di occupazione: cala dall’alto interventi non concordati con la società civile e risulta impermeabile alle richieste dei cittadini. L’organizzazione della città non può che svilupparsi insieme ai suoi protagonisti”.


