'BastaCartelloni' in Commissione
"Riduzione drastica degli impianti"
Nel corso dell’audizione di stamane, cui hanno partecipato anche Lorenzo Parlati di Legambiente e Rodolfo Bosi di Vas (Verdi ambiente e società), l'associazione ha presentato un serie di emendamenti al Piano regolatore degli impianti pubblicitari di S. IANNO'
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Il Piano regolatore degli impianti pubblicitari (Prip) non convince. Per questo l’associazione BastaCartelloni, nel corso dell’audizione di stamane alla commissione Commercio, cui hanno partecipato anche Lorenzo Parlati di Legambiente e Rodolfo Bosi di Vas (Verdi ambiente e società), ha presentato un serie di emendamenti allo schema normativo. Le maggiori criticità del Prip riguardano la densità di esposizione, che, nonostante la diminuzione da oltre 200mila metri quadri a poco più di 160mila, resta decisamente alta, e le deroghe al codice della strada.
Sei le modifiche presentate da BastaCartelloni. La prima mossa suggerita al presidente della commissione Ugo Cassone e al consigliere Salvatore Vigna – gli unici membri dell’organismo presenti all’incontro – è quella di accogliere il consiglio dell’Agenzia di controllo qualità e servizi del Comune, che prevede una drastica riduzione degli impianti. Un intervento che avrebbe un doppio impatto: decremento degli indici di affollamento, per portarli a valori simili a quelli di altre città italiane (Milano in primis), e un aumento del canone che si traduce in maggiore liquidità per le casse comunali.
Perché una minora offerta, inevitabilmente, equivale a un aumento dei prezzi. Lo spiega il mercato. Per le deroghe al codice della strada, l’interesse primario è quello della sicurezza dei cittadini e degli automobilisti: una formula che dovrebbe portare al ritiro immediato di tutte quelle concessioni che hanno portato l’esplosione del fenomeno cartellopoli.
«Un interesse prioritario – dicono le associazioni – che non può soggiacere ad interessi di bilancio». Un’idea giusta per Cassone, ma di difficile applicazione. «In questo caso – spiega il presidente della commissione Commercio – il rischio è che l’amministrazione sarà sommersa da contenziosi con tutte quelle ditte che operano nel settore, rivendicando un diritto sancito dalla delibera 37 del 2009». Un punto su cui concorda anche Bosi, che poi però sottolinea come molti degli impianti dichiarati abusivi non siano stati ancora rimossi. Il motivo? Mancanza di fondi, anche se in realtà sono le ditte che commettono l’illecito a dover eliminare l’impianto sanzionato.
Nel Prip inoltre, due emendamenti consentono la permanenza di autorizzazioni e concessioni. «Un modo – spiega Lorenzo Santovincenzo di BastaCartelloni – per lasciare inalterato lo stato delle cose». Soluzione? Eliminarli dallo schema normativo. il rischio però è sempre lo stesso: le ditte potrebbero far ricorso. E la paura di rimborsi milionari, spinge il presidente della commissione alla prudenza nell’accogliere questa richiesta.
Altro punto: i piani di localizzazione. Cuore dell’attuazione del Prip, prevedono di poter essere presentati da soggetti privati, interessati a installare nuovi impianti. Una scelta che frammenta il mercato, mentre l’associazione che lotta contro i manifesti illegali suggerisce che siano redatti dall’amministrazione. Piani di localizzazione che dovrebbero portare ad avviare le gare d’appalto per l’approvazione delle concessioni.
Un metodo che garantisce la selezione delle imprese, stabilizza ed assicura gli incassi per il Campidoglio e contrasta l’abusivismo, perché la ditta che si assicura l’affidamento delle affissioni avrà interesse a proteggere la sua zona dall’invasione di manifesti illegali. Ultimo punto: approvazione di un regime transitorio che regolamenti il settore fino all’approvazione del piano regolatore.
Legambiente chiede però che ci sia anche «un elenco delle aree e dei beni interdetti alla pubblicità, sul modello del piano appena approvato da Parigi», per evitare che in futuro si possa intervenire con nuove deroghe. Perché è una battaglia per la sicurezza, ma anche per il decoro della città.


