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Lo scrittore e sceneggiatore: tutta la zona più bella, quella che va da piazza Navona al Pantheon, fino a Pasquino e a Fontana di Trevi, è infestata di orrendi gazebo che nascondono e ammutoliscono l’eterna bellezza della città dei Cesari. I ristoranti e i bar hanno letteralmente occupato e infettato tutti i marciapiedi, come una muffa
Altro che parentopoli e i mille impicci a cui siamo ormai abituati: il vero scempio, la ferita più profonda che Roma sta subendo è la distruzione del suo centro storico. Tutta la zona più bella, quella che va da piazza Navona al Pantheon, a piazza Farnese, fino a Pasquino e a Fontana di Trevi… è infestata di orrendi gazebo che nascondono e ammutoliscono l’eterna bellezza della città dei Cesari. I ristoranti e i bar hanno letteralmente occupato e infettato tutti i marciapiedi, come una muffa.
Camminando per quelle che una volta erano strade bellissime e piene di evocazioni storiche, non si vedono più le facciate delle chiese, i portoni, gli archi, gli straordinari oggetti testamentari lasciati dai nostri antenati. Tra l’altro, nei gazebo dentro cui fiammeggia il gas delle stufe a ombrello per riscaldare l’aria, si propina ai turisti una pessima cucina, tutta surgelata e passata al microonde o ai forni a petrolio. Robaccia per turisti d’accatto. I primi a doversi ribellare dovrebbero essere i commercianti, che si vedono oscurare le vetrine da queste ignobili casette di plastica. Guardate piazza Navona, la più bella del mondo, con i capolavori di Bernini e Borromini: la sua circonferenza è affollata di tavolini come fosse tutta una grande sala di ristorante per matrimoni. In più si mangia robaccia che nulla ha a che vedere con la grande cucina italiana. I veri assassini di Roma sono i cinici ristoratori (che avrebbero tutto l’interesse a salvaguardare la bellezza della città) e il Sindaco, che non dovrebbe permettere un tale flagello.
Come cittadino romano da sempre innamorato della Capitale lancio una sfida all’amministrazione comunale. Mi impegno formalmente a mobilitare tutte le mie forze perché Alemanno venga rieletto alle prossime elezioni comunali se riesce a bonificare la città, a liberarla da ogni gramigna e dalle esalazioni dei cassonetti rotti.
Ma non mi appello soltanto a lui, imploro il ministero dei Beni culturali, i suoi sovrintendenti, il governo, tutti i cittadini romani, gli storici dell’arte, gli uffici del turismo, che non saranno sicuramente felici di proporre agli stranieri, non già la bellezza di Roma, ma una sfilza infinita di gazebo e di tavolini su cui vengono servite immangiabili pizze cosiddette napoletane e spaghetti conditi con scongelati sughi di pomodoro.
La prego, signor Sindaco, un giorno (o meglio una sera) di questi giorni primaverili, faccia una passeggiata a piedi per il centro storico, sono convinto che sarà preso dal voltastomaco e dalla rabbia per il degrado di quelle strade e di quelle piazze, ridotte a suk del terzo mondo. Vedrà una Roma morta di fame, umiliata, arruffona, pronta a infilare le mani nelle saccocce di turisti innocenti. Abbia il coraggio di inimicarsi i ristoratori del centro pur di far tornare la nostra città eterna. Le assicuro che avrà la riconoscenza della gran parte di quei romani che amano Roma e che sono numericamente più solidi e consistenti dei vandali speculatori. Non si faccia complice, se non proprio primo responsabile, del degrado storico di un’intera civiltà. Se non si riesce a proteggere la più bella città del mondo, se giorno dopo giorno diventa una discarica… dobbiamo cominciare a rassegnarci e a condividere la nostra vita cittadina con i gabbiani affamati.



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