Quando la Banda della Magliana diventa letteratura
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Da "Romanzo criminale" di De Cataldo a "Ragazzi di Malavita" di Giovanni Bianconi, dall'opera di Gianni Flamini a "Mai ci fu pietà" di Angela Camuso: è ricchissima la bibliografia sulle gesta della Banda e su tutte le zone grigie che l'hanno accompagnata in più di trent'anni
Spesso si sente parlare di loro come personaggi quasi mitologici, surreali, purtroppo c’è chi li dipinge anche come eroici, ma certamente la storia e la fama dei ragazzi della Banda della Magliana è a dir poco macabra e tenebrosa, per non dire orribile.
Ragazzi nati e cresciuti fra il quartiere Trastevere e la Magliana, provenienti da famiglie povere, che aspiravano a una vita mondana e cercavano potere, soldi e agiatezza ma rendendosi complici di omicidi, traffici di armi e di droga e rapimenti.
Dopo l’uscita nel 2005 del film diretto da Michele Placido - “Romanzo Criminale” - che ne ha raccontato le gesta e la seguente fiction che ne è stata ispirata, la loro storia è diventata celebre forse in tutto il mondo.
Ma oltre al film esiste tutta una bibliografia che ne analizza la storia, i comportamenti, le modalità di operare, i loro rapporti con il Vaticano, con politici corrotti, magistrati, polizia, servizi segreti deviati, P2 e organizzazioni mafiose, mettendo in evidenza il fatto che divennero padroni della Roma degli anni ’70 ma anche braccio armato dei vari potenti di turno a cui fecero molto comodo.
Fra le varie opere al riguardo, il saggio “Ragazzi di malavita. Fatti e misfatti della Banda della Magliana”, di Giovanni Bianconi, ripercorre la storia del gruppo, in un romanzo nero al centro del quale vi sono però personaggi veri e fatti reali. Bianconi si serve delle testimonianze dei banditi pentiti, ricostruendo le inchieste giudiziarie e quelle della polizia.
Ma c’è anche il saggio molto dettagliato di Angela Camuso “Mai ci fu pietà. La Banda della Magliana dal 1977 ad oggi”, in cui l’autrice attraverso i verbali dei processi e tramite informative riservate alla polizia giudiziaria, cita nomi, luoghi e fatti, senza omissioni, parlando anche di legami con pezzi dello Stato.
La Camuso descrive l’evoluzione di questi personaggi, cresciuti insieme dall’età di ventanni. Diventati spietati ma anche molto intelligenti, guidati dal loro capo Enrico De Pedis, detto Renatino, i ragazzi riuscirono ad avere il controllo sul traffico di eroina, grazie anche all’aiuto di Enrico Nicoletti.
Nel saggio si evince come il gruppo finì poi per disintegrarsi, spaccato in una faida interna e successivamente vendutosi , dopo una serie di pentimenti, alla loggia P2, alla Camorra, alla mafia siciliana, ai servizi segreti deviati e ai poteri forti.
Altra opera interessante è “Banda della Magliana. Storia di una holding politico-criminale”, di Gianni Flamini, in cui si mette l’accento sul fatto che molte vicende della banda di malavitosi siano collegate strettamente con numerosi misteri del Paese.
Come abbiamo detto prima, il gruppo mise in atto vari rapimenti e omicidi, tra cui quello di Emanuela Orlandi, una cittadina dello Stato del Vaticano rapita all’età di 15 anni. Una triste storia al centro del libro scritto da Raffaella Notariale “Segreto criminale. La vera storia della Banda della Magliana”: secondo l’autrice, infatti, vi sono strani intrecci fra Renatino De Pedis e il Cardinale Poletti, ossia legami fra la criminalità e il Vaticano. Tra l’altro, fu lo stesso Poletti, come racconta Notariale nella sua opera, a dare l’ok alla tumulazione del cadavere di De Pedis nella chiesa di Sant’Apollinare. Inoltre viene specificato che nel rapimento della Orlandi era coinvolta anche la compagna di Renatino, Sabrina Minardi, che dovette poi scontare sei mesi per droga in una comunità di recupero.
Del sequestro Orlandi parla anche Gaja Cenciarelli nel libro “Extra Omnes. L’infinita scomparsa di Emanuela Orlandi”. Proprio nell’introduzione l’autrice specifica: “Il caso Orlandi è stato fin dalle prime ore della scomparsa di Emanuela, un magistrale esempio di disinformatya […] Perché il labirinto che si è andato creando a partire dal 22 Giugno 1983, alle ore 19 - giorno e ora della scomparsa di Emanuela Orlandi – è un percorso a ostacoli in cui mi sono trovata davanti sempre le stesse logiche di potere, gli stessi personaggi, gli stessi criminali, le stesse lobby. […] La definitiva presa di coscienza che l’Italia sia sempre stato territorio di scambi, di contrattazioni, di do ut des, di colonizzazione politica. La consapevolezza che una ragazza di quindici anni potesse trovarsi al centro di interessi economici, politici e pseudoreligiosi. In breve: di un macabro tiro alla fune”.
Insomma, come si può notare, la bibliografia al riguardo è ampia, ma non possiamo tralasciare il celebre “Romanzo Criminale” di Giancarlo De Cataldo, che ha ispirato l’omonimo film e due serie tv di straordinario successo.
Nell’opera l’autore fa emergere la teoria secondo cui, raggiunta una certa soglia di professionalità, ogni attività criminale entra, gioco forza, in sintonia con il potere venendone anche protetta. E i potenti che cercano di controllarla ci speculano e la usano come manovalanza per adempiere compiti che richiedono la massima precisione militare, determinazione e assoluta assenza di scrupoli. De Cataldo dà ai protagonisti nomi che li contraddistinguono per il loro carattere e il loro modo di agire, abbiamo quindi il Libanese, Dandi, il Secco e il Freddo, personaggi che il lettore arriva quasi a percepire come mitici per il loro forte idealismo e per la loro voglia di “emanciparsi” da una vita degradata, con un lavoro insignificante e uno stipendio che non gli consente di concedersi alcun lusso.
Tanti volti di una stessa medaglia: quella della criminalità a Roma.


