Pubblicità abusive, class action
e pioggia di ricorsi contro il Comune
Da Cinecittà alla campagna contro l'abbandono dei cani, fino al caso Bike sharing. Il settore della cartellonistica pubblicitaria a Roma è un far west. La denuncia del comitato BastaCartelloni a Roma che, dopo avere avviato una collaborazione con l'Amministrazione comunale e avere lanciato una raccolta di firme per una proposta di delibera popolare, rompe gli indugi e si rivolge alla magistratura. Poi provocatoriamente diffonde una cartolina con i monumenti "oscurati" dai cartelloni. Sarà consegnata al presidente Napolitano e ai turisti come ricordo della città
LA STORIA Un business da centinaia di milioni
LA FOTOGALLERY La giungla dentro la città
- IL COMITATO Su Paese Sera un blog che dà battaglia
L’ultimo caso è quello di Cinecittà, dove un cartellone pubblicitario aveva come protagonista una ragazza che si definiva escort. Un modo provocatorio per pubblicizzare una nuova marca di vestiti. Un’immagine shock che indigna i cittadini e porta il comitato BastaCartelloni a Roma a denunciare pubblicamente il caso. Da ieri quell’impianto è stato oscurato dal Campidoglio, ma la battaglia contro l’affissione abusiva non è ancora vinta. Ed è per questo che il coordinamento contro i manifesti illegali ha deciso - dopo avere avviato una collaborazione con l'Amministrazione e una raccolta di firme per una proposta di delibera popolare che ancora non viene discussa - di preparare una serie di azioni contro l’amministrazione guidata dal sindaco Gianni Alemanno. Presidenza della Repubblica, Autorità vigilanza contratti pubblici (Avcp) e Corte dei Conti: sono loro che dovranno decidere e dare un giudizio sull’operato dell’amministrazione capitolina in materia di impianti pubblicitari. In attesa di una class action che partirà a breve.
Si parte dall’illegittimità della deroga, prevista dalla delibera 284 del 2011 (quella sul bike sharing), al limite di superficie affissioni previste dal Piano regolatore impianti pubblicitari (Prip). La delibera sul bike sharing, da oltre un anno strumento di mobilità sostenibile messo a disposizione dal Comune, prevede l’installazione di 1500 metri quadrati di nuovi impianti di affissione al centro storico, violando così il principio secondo cui le esposizioni possono essere autorizzate solo su strutture funzionali alla promozione del progetto. Tradotto: la pubblicità è permessa solo sulle colonnine del bike sharing, quindi direttamente connessa al servizio. Ma la delibera 284 stravolge il termine “funzionale”, in modo da permettere l’esposizione su impianti non collegati alle pensiline dove sono parcheggiate le biciclette da condividere. Forse un modo per arrivare alla soglia dei 1500 metri quadrati, tetto necessario per il raggiungimento della sostenibilità economica del privato che gestirà il servizio. Contropartita indispensabile per rilanciare l’investimento di due milioni di euro: in cambio l’amministrazione concede l’utilizzo degli impianti per 12 anni. Peccato che questa ipotesi sia contraria al regolamento sulle affissioni, la delibera 37 del 2009, che prevede, senza deroghe, l’autorizzazione per cinque anni e una sola possibilità di rinnovo: in totale 10 anni. Inoltre la ditta che si aggiudicherà il bando pagherà un canone pari a 116 euro l’anno per metro quadro, quando le tariffe comunali sono di 130 euro. Con un risparmio di oltre 200mila euro per il gestore del servizio e mancati introiti per le casse comunali. Spiegazioni? Per ora nessuna.
Altro caso è quello della campagna contro l’abbandono degli animali. Le perplessità sono principalmente due. La ditta “Nuovi Spazi”, azienda già sanzionata dal Comune, ha vinto il bando e collocato i manifesti su impianti irregolari. Inoltre in questa situazione andrebbe sanzionato anche il committente (in questo caso il Campidoglio): su chi ricadranno i costi delle sanzioni? Un cortocircuito. Ma il comitato non si accontenta e pensa anche ad una class action contro la pubblica amministrazione, che impiega tempi biblici per l’oscuramento dei manifesti abusivi, lasciando così gli operatori liberi di continuare a guadagnare sulle proprie affissioni.
Prima degli esposti e della via giudiziaria il comitato ha deciso di consegnare una cartolina a tutti i rappresentanti istituzionali, dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fino ai consiglieri regionali del Lazio, per far conoscere il problema cartelloni. Una cartolina che mostra quattro luoghi della Capitale (Palazzo della Civiltà, Porta Maggiore, Piramide, Basilica S.Maria Maggiore) oscurati da manifesti abusivi. L’immagine che i turisti hanno come ricordo della città.


