Poca informazione e bus lumaca
In viaggio con gli 'orfani' della metro
Tratte di metro chiuse, troppi lavori per strada e difetti di comunicazione. E l'agosto su bus e navette diventa un inferno. Le testimonianze di cittadini e pendolari
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Benvenuti a Roma, dove il caos nel trasporto pubblico regna sovrano. La causa? I tanti lavori lungo le strade della città (anche il sindaco Gianni Alemanno ha chiesto scusa ai romani chiedendo pazienza e promettendo velocità nel terminare i lavori) e la chiusura della tratta Arco di Travertino-Termini sulla metro A, che taglia la città da nord a sud. Uno stop che dovrebbe consentire i lavori di costruzione della galleria della linea C che a San Giovanni passerà proprio sotto quella della A.Anomalo se non ci fossero disagi, intervento indispensabile per migliorare il servizio. Ma qualcosa non funziona. Lo dimostrano migliaia di passeggeri spaesati che non sanno dove trovare i bus navetta che, in superficie, sostituiscono i vagoni della metropolitana.
Un sessantenne alla fermata Subaugusta legge i piccoli cartelli e domanda: «Ma perché l’informazione è fatta solo sul posto? Io guardo ogni giorno il telegiornale regionale e posso assicurare che l’informazione a riguardo è stata scarsa». Quindi è solo un problema di comunicazione. «No, non solo questo – aggiunge sconsolato – il problema è che le navette impiegano il doppio del tempo. L’alternativa è il taxi o la proprio auto».
Sceso alla fermata Arco di Travertino, un fiume di gente si riversa verso i bus sostitutivi. Roberta, dipendente di un’azienda di profumi, si guarda intorno. Chiede all’autista dove prendere l’autobus. Il dipendente dell’Atac risponde con un gesto. «Questa sì che si chiama informazione. Questa sì che è disponibilità. Com’è la situazione? Disastrosa, e uso questo termine per non essere volgare; ma così non si può andare avanti». Roberta, pendolare costretta a cambiare zona ogni settimana per motivi professionali, se la prende con due lavoratori che posizionano cartelli informativi: «Cortesemente quei cartelli potete metterli all’uscita?», domanda irritata. Proviamo a fotografare il flusso di gente per testimoniare e raccontare quanto accade in questi giorni, ma un ispettore dell’Atac interviene e intima di cancellare gli scatti perché per farlo c’è bisogno di un permesso dell’azienda. Pena la denuncia.
Il viaggio prosegue sulla navetta, dove la signora Elvira si dice demoralizzata per la situazione. «Dovremmo imitare le altri grandi città, Londra e Parigi in primis, - spiega - ma la tendenza a dare scarse indicazioni dimostra che c’è negligenza da parte degli operatori del servizio pubblico». Difficile darle torto: a quattro giorni dallo stop, ancora si piazzano cartelli, fatti di fogli formato A4, non il massimo della chiarezza. Alla stazione Termini, dove i pendolari locali si mischiano agli utenti di Trenitalia, la situazione è caotica. Senza dimenticare che per raggiungere i binari della metro A bisogna percorrere una gimcana sotto la B. Muri sbriciolati e cartelli appesi a fili provvisori, mentre il fiume umano è costretto a sopportare temperature che superano abbondantemente i 30 gradi.
Un ispettore dell’Atac non sembra meravigliato dalle proteste dei cittadini. «È normale – spiega – nonostante il potenziamento del servizio con più di 130 navette e nuovi autisti assunti a tempo determinato, i tempi di percorrenza raddoppiano». Ma forse il problema riguarda il flusso di utenti. In un periodo di crisi, la Capitale stenta a svuotarsi e il traffico continua ad andare in tilt. «In verità – conclude l’ispettore – le stime le abbiamo fatte sulle timbrature dello scorso anno. È evidente che in questo periodo il flusso di persone non sia diminuito». Quasi un’ammissione di colpa. Sulla navetta che collega Termini ad Arco di Travertino; Sonia e Alessandro, due ragazzi arrivati da Avezzano per la mostra di Cinecittà, non mostrano insofferenza per i disagi nei collegamenti. «Ci siamo informati sul sito dell’Atac – racconta Alessandro – abbiamo pianificato tutto sul web. L’unico problema riguarda i tempi, ma per una volta è sopportabile». «Forse – aggiunge Sonia – servirebbero più cartelli per informare chi non ha la possibilità di farlo in rete». Sempre allo stesso punto: carenza di notizie.
Succede anche che l’autista dica ai passeggeri: «Forse dovete scendere, io non lo so perché è la prima volta che faccio questa tratta». Le persone lasciano il mezzo e, perplesse per quanto ascoltato, cercano di trovare l’agognata “M rossa”. Qualcuno commenta: «Se non lo sanno nemmeno loro…». E non c’è bisogno di aggiungere altro.



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