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Droga, il mercato non conosce crisi
E a San Basilio i clan fanno accordi

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Ambra Murè

Le indagini e i sequestri non lasciano dubbi: quando si parla di droga, il Lazio è secondo solo alla Lombardia. E precede addirittura la Campania. A gestire il mercato sono le solite organizzazioni criminali, che poi affidano lo spaccio a piccole bande locali. San Basilio è un caso studio: le dosi arrivano da Napoli già confezionate. Anche il sistema usato per spacciare è lo stesso: un modello che funziona non si cambia. Ma nel quartiere (e in città) c’è spazio per tutti. Ciconte: “Camorra e ’Ndrangheta si sono messe d’accordo”. Ciotti (Silp Cgil): "Le retate non bastano. Potenziare gli uffici investigativi"

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Quando si parla di droga, il Lazio, dice la Dcsa (Direzione centrale servizi antidroga), è secondo solo alla Lombardia. E precede addirittura la Campania. Roma, anche in questo, si conferma capitale. Del consumo. E punto di snodo fondamentale. Dello spaccio. Il mercato cresce, l’età dei consumatori si abbassa (i primi contatti, secondo l’Agenzia capitolina sulle tossicodipendenze, avvengono già a 9 anni), l’eroina, la droga dei disperati, torna di moda. Ma, a parte questo, nulla è cambiato e tutto è rimasto com’era. “Questo mercato – spiega Gianni Ciotti, segretario provinciale del Sipl-Cgil – è gestito esclusivamente da famiglie mafiose. Dietro la cocaina e l’eroina abbiamo la certezza assoluta che ci siano famiglie di ’ndrangheta e di camorra”. Le principali piazze di spaccio in città restano quelle del triangolo Ostia-Tuscolano-San Basilio. Con una piccola appendice a Primavalle. Anche se poi piccoli venditori al dettaglio sono attivi su tutto il territorio. E ogni Municipio, se non proprio ogni quartiere, ha il suo “punto vendita”.

SAN BASILIO, LA LUNGA MANO DELLA CAMORRA – Per capire cosa vuol dire droga a Roma bisogna andare a San Basilio. Un "caso studio", per certi versi. Lo spaccio è tutto concentrato in poche centinaia di metri, nella parte nuova del quartiere. Quella che il Piano regolatore (e ormai anche gli abitanti) chiama "zona V-2". Chi conosce bene il mercato, sostiene che chi cerca “roba” a buon prezzo fa diversi chilometri per venirla a comprare qui. “Qualcuno – spiega un poliziotto che vuole rimanere anonimo – viene a rifornirsi anche da fuori Roma”. E Gianni Ciotti conferma: “Fermiamo macchine con targhe di tutto il centro Italia”.

Anche la “roba” arriva da fuori. Da Napoli, per la precisione. Gli investigatori ormai lo sanno. E possono provarlo. La Camorra infatti ha un suo marchio di fabbrica: “La droga che sequestriamo – dice Ciotti – è confezionata come a Napoli. Stessa carta, stesse dosi”. Anche il sistema usato per spacciare è lo stesso di Napoli: un modello che funziona non si cambia.

Vista dall’alto via Luigi Gigliotti sembra un ferro di cavallo. Alti palazzoni popolari fanno ombra alle piazzette dello spaccio, “piantonate” dalle vedette che stanno ferme agli angoli delle strade. Pronte ad avvisare, con uno squillo sul cellulare o un suono convenuto, dell’arrivo di un’automobile sconosciuta, sospetta. Figurarsi di una “pantera” della polizia.

Ogni stagione dell’anno, qualunque giorno della settimana, col sole e con la pioggia, non c’è cliente che torni a casa a mani vuote. Non c’è bisogno di chiedere in giro. Anche per chi viene qui la prima volta, le “regole del gioco” sono chiare sin dall’inizio: un tizio ti avvicina, prende l’ordinazione e in men che non si dica consegna la merce. Si chiama “cavallo”, perché corre da una parte all’altra. Il pagamento è anticipato. Ma con una cautela particolare: chi prende i soldi non è mai la stessa persona che tiene in tasca la droga. Così se la polizia ti ferma, puoi sempre dire che “è per uso personale”.

I CLAN SI SPARTISCONO LA TORTA – Vi sono mercati per i quali la scarsità delle risorse giustifica l’esistenza di un monopolio. Il traffico di droga non è uno di questi. “Il mercato – sostiene l’ex presidente dell’Osservatorio regionale per la Sicurezza e la Legalità, Enzo Ciconte – è talmente ampio che c’è spazio per tutti”. La Capitale in questo senso è veramente una “città aperta”. A San Basilio la Camorra fornisce il materiale e cede la gestione dello spaccio al minuto a piccole bande locali. Non solo. “I clan – dice Gianni Ciotti – si sono spartiti il territorio: non sono in conflitto, anzi fanno affari insieme”.

Nella mappa delle organizzazioni criminali insediate a Roma, già nel 2008 l’Osservatorio di Ciconte “assegnava” il territorio di San Basilio alla ’Ndrina Sergi-Marando. Oggi lui dice: “Non è escluso che esista un accordo più o meno esplicito tra i Casalesi e la ’Ndrangheta. Anche perché, diversamente da quanto avviene in Calabria, nella Capitale le ’ndrine non hanno un controllo militare del territorio”. Ancora più esplicito il segretario provinciale del Silp Cgil: “A Roma ormai tutte le organizzazioni criminali convivono. A San Basilio, in particolare, la Camorra si occupa della droga e la ’Ndrangheta dell’usura”. E lo Stato come risponde? “Al momento solo con le retate. Ogni tanto si mandano le pattuglie a prendere quattro sfigati e li si porta in Questura. Ma così non si sposta di un millimetro il problema. La lotta alle organizzazioni criminali si fa potenziando gli uffici investigativi, che oggi sono completamente alla paralisi”.

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