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La Sapienza, l'eccellenza è "depressa"
"Riduzione dell'offerta formativa"

Università La Sapienza2
Eleonora Farnisi

Si apre male il nuovo anno accademico del primo ateneo romano a cui la Riforma Gelmini non fa sconti. Dai tagli al fondo di finanziamento ordinario, stimati in 60milioni di euro dal 2009 al 2011, al diritto allo studio, alla qualità della didattica e all’autonomia della ricerca scientifica, il quadro che emerge è piuttosto “sconfortante”. Sindacato studentesco Link: “Frati non ci ascolta, fuori i privati dalle Università, sì ai no profit nei Cda” di ELEONORA FARNISI

“Il futuro è passato qui”, recita il motto della prima università di Roma, la seconda italiana per successi europei e la prima per produzione scientifica. Si apre così il nuovo anno accademico dell’Università di Roma La Sapienza, a cui la Riforma Gelmini non fa sconti. Conti in rosso per l’ateneo più grande d’Europa, che ospita oltre 140mila studenti all’anno, di cui 30mila fuori sede, 7mila stranieri, mille Erasmus in entrata e in uscita e con un personale docente che supera le 4mila unità tra professori ordinari, associati e ricercatori, senza contare quelli precari.

Dai tagli al Fondo di finanziamento ordinario (Ffo), stimati in 60milioni di euro dal 2009 al 2011, al diritto allo studio, alla qualità della didattica e all’autonomia della ricerca scientifica, il quadro che emerge è piuttosto “sconfortante”. Lo scrive lo stesso rettore Frati nella sua relazione al bilancio di previsione 2011, dove si è specificato che “l’Ateneo sta perseguendo politiche di rigore, pur nella costante attenzione a non incrementare le tasse universitarie e a non ridurre in alcun modo i fondi per i dottorati e per i servizi agli studenti”. Ma neanche la politica dell’austerity può dirsi sufficiente a bilanciare i conti.

Non bastano, dunque, né la riorganizzazione delle strutture in 11 facoltà e 67 dipartimenti, né la riduzione del turn-over che “conduce ineluttabilmente a perdere i migliori possibili ricercatori”. “Insomma - continua Frati nella relazione - a fronte di un deciso controllo da parte dell’Ateneo sulla spesa, la costante e progressiva riduzione del Ffo neutralizza gli sforzi fatti”. Con un fondo di finanziamento pari a 511.590.000 milioni di euro, difficilmente l’Ateneo può far fronte a una spesa totale calcolata al 2011 sui 767.341.716 milioni di euro.

Un’università che spicca per eccellenza di ricerca e formazione, ma non da premiare. Almeno secondo il Miur, che l’ha collocata al 40esimo posto nella classifica degli atenei più virtuosi d’Italia, penalizzandola nella ridistribuzione del 7% dei fondi di finanziamento, sulla base di “criteri che poco hanno a che fare con il merito”, hanno più volte contestato i collettivi e i sindacati studenteschi. Con in tasca meno 2,11milioni di euro per merito, fondi pubblici nazionali ridotti all’osso e finanziamenti regionali bloccati, “la situazione per gli studenti della Sapienza, soprattutto per quelli che provengono da altre città, è drammatica”, ha commentato Clara Mascia del sindacato Link. “A rischio – continua - c’è il diritto di ogni studente con reddito minimo di accedere all’istruzione universitaria. Molti di loro non potranno essere esentati dalle tasse, non potranno accedere alle borse di studio e dovranno provvedere a pagarsi da soli rette e affitti da capogiro, perché negli studentati non ci sono posti sufficienti per accontentare tutti e questo è assurdo”, ripete Mascia. Per oltre 16mila nuovi immatricolati, studenti iscritti ad anni successivi e dottorandi borsisti ce ne sono altrettanti, se non di più, che pur essendo idonei non risultano vincitori.

“In più – continua Mascia – bisognerà fare i conti con le difficoltà di servizio che molti studenti iscritti ad anni precedenti incontreranno con la nuova riorganizzazione, che comporta una consistente riduzione dell’offerta formativa e un peggioramento della qualità didattica”. Filosofia, Lettere, Scienze umanistiche e Studi orientali è ora un'unica facoltà, la prima tra le nuove undici con quasi 5.300 studenti. “Qui – dice Mascia – molti corsi verranno soppressi e si creerà confusione tra le varie segreterie che nel frattempo sono rimaste invariate”.

Ma a rendere il quadro sconfortante c’è anche la paura per il privato che comincia a muovere i primi passi anche alla Sapienza. “La protesta dell’autunno scorso da parte di docenti e ricercatori indisponibili – ricorda Mascia - verteva proprio su questo punto: come si possono garantire l’autonomia didattica e l’autonomia scientifica se nei consigli di amministrazione si introducono i privati? A questo proposito avevamo chiesto a Frati di prendere in considerazione la nostra proposta di introdurre nei cda quanto meno delle associazioni no-profit”, come Libera di Don Luigi Ciotti, “ma Frati ancora una volta non ha voluto ascoltarci”.

Dieci proposte di Link, cadute nel vuoto, su realizzazione del bilancio partecipato, introduzione del no profit nei cda, trasparenza degli atti amministrativi di ciascun dipartimento e allargamento della rappresentanza studentesca nei dipartimenti e in commissione statuto, dove ad oggi sono ammesse solo due persone, “forse quelle che, non essendo rappresentative dell’intera collettività di studenti, fanno meno problemi al rettore”, accusa Mascia. “Ecco – conclude – come tra qualche settimana verrà approvato il nuovo statuto: nell’assenza totale di dialogo, confronto e discussione con una grossa fetta di studenti”.

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