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Ateneo Roma 4

Foro Italico, le aule "scoppiano"
Collaborazioni esterne senza fondi

Università del Foro Italico1
Santo Iannò

Per l'istituto accademico dedicato alle scienze motorie e sportive, le professionalità esterne sono fondamentali. “Non si possono portare su un campo di calcio 400 ragazzi e un solo docente”. Nella Conferenza dei rettori, è stata chiesta una deroga al ministero dell’Istruzione. Temporale o normativa. La prima chiede di sforare i termini per rientrare nei parametri imposti dal ministro Gelmini. La seconda punta ad avere una legislazione che salvaguardi le collaborazioni esterne per gli atenei specializzati" di SANTO IANNO' 

“Quando diminuisce il finanziamento da parte dello Stato, e siamo costretti a rientrare nel tetto di spesa, è inevitabile tagliare dove possibile”. Stefania Sabatini, delegato alla didattica e docente di biochimica all’università del Foro Italico di Roma, spiega come si amministra un ateneo in tempi di riforma Gelmini. Perché la riforma approvata un anno fa, e tanto contestata dagli studenti, oggi fa sentire i suoi primi effetti.

Dal punto di vista economico, strada obbligata per molti: meno soldi, meno servizi. “Per il nostro ateneo – racconta Sabatini – le difficoltà legate al decreto del ministro dell’Istruzione riguardano la possibilità di stabilire contratti o collaborazioni esterne, perché diminuendo i fondi è difficile pagare”.

Senza dimenticare che il vincolo non è solo finanziario, ma anche normativo: il numero di ore erogabili per le collaborazioni è in proporzione al numero dei docenti di ruolo. “Se l’università del Foro Italico avesse le risorse – aggiunge il delegato alla didattica – non potrebbe stipulare nuovi contratti perché il tetto è stabilito dalla norma del ministro Maria Stella Gelmini”.

Ma per questo istituto accademico, dedicato alle scienze motorie e sportive, le professionalità esterne sono un punto fondamentale per la didattica. “Se devo insegnare scienza e metodologia dell’allenamento è chiaro che ho bisogno di interventi collaborativi che qualifichino l’offerta: non si possono portare su un campo di calcio 400 ragazzi e un solo docente”, spiega la docente. La prima mossa fatta insieme alle altre università, tramite la Conferenza dei rettori, è quella di chiedere una deroga al ministero dell’Istruzione. Una deroga temporale o normativa. La prima chiede di sforare i termini (fissati per il prossimo anno accademico) per rientrare nei parametri imposti dal ministro Gelmini. La seconda punta ad avere una legislazione che salvaguardi le collaborazioni esterne per gli atenei specializzati.

“Ancora non abbiamo il dato preciso sui contratti perché l’anno accademico è appena iniziato – continua Sabatini – però ne avremo meno per una questione economica e legislativa”. E così, qualcuno è costretto ad “emigrare”, lasciandosi alle spalle anni di lavoro accademico.

Come Francesco (il nome è di fantasia perché chiede l’anonimato), ex ricercatore dell’università del Foro Italico e oggi imprenditore. La sua azienda, fondata con altri 4 colleghi, produce dispostivi elettronici per lo sport e la riabilitazione. “Dopo la laurea, avevo la possibilità di scegliere un dottorato triennale a 800 euro al mese o un posto in azienda – racconta Francesco – ma ho puntato sulla cultura”. Prima il dottorato, poi un assegno di ricerca per 4 anni e infine la consapevolezza che l’università non avrebbe rinnovato gli assegni per i tagli ai fondi. Anche perché “spesso i progetti presentati alle istituzioni sono assegnati ai soliti noti, come ad esempio il San Raffaele di Milano”, aggiunge l’ex ricercatore. “Il problema è che in Italia  si parla tanto di merito ma poi i concorsi, che dovrebbero garantire trasparenza, sono fatti su misura di alcuni candidati. E questo è successo anche a me”, spiega con sincerità Francesco. La soluzione  per l’ex ricercatore è quella di valutare la produzione sul numero di pubblicazioni su riviste specializzate, come accade negli Stati Uniti.

Per l’ateneo che guarda sul Tevere, però, nonostante queste premesse, il numero dei corsi non diminuirà perché i professori ordinari, associati e ricercatori sono sufficienti per garantire un’offerta di qualità. “Non sempre però accade – racconta uno studente – perché anche qui facciamo i conti con aule stracolme e corsi rinviati di mesi”. “Ma non è solo questo – aggiunge una ragazza – con i tagli all’università non ci sarà più la possibilità di essere divisi in più gruppi, cosa che permette un contatto diretto col prof e aiuta a confrontarsi sui campi di allenamento, come nei laboratori”. “Queste – spiega un altro studente – sono le premesse per l’assegnazione dei tirocini che avverrà a giorni”. L’anno accademico può cominciare.  

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