Tor Vergata, docenti con contratto a 1 euro. Compromessa la didattica
Il prodotto dei tagli voluti dal ministro Gelmini: docenti universitari a rischio disoccupazione e offerta formativa amputata. La storia di Daniele Silvi, docente di 'Informazione applicata al testo letterario' presso la Facoltà di Lettere e Filosofia del secondo ateneo romano
È in dirittura di arrivo anche questo faticoso e turbolento anno accademico e le università italiane fanno i conti con i cambiamenti innescati dalla Riforma della scuola pubblica: adeguarsi al nuovo assetto strutturale-didattico, sopravvivere coi tagli attuati al Fondo di finanziamento ordinario. In questo scenario rientra anche la storia del professore Daniele Silvi, emblema di centinaia altre realtà universitarie che vengono travolte e soffocate dal convulsivo “taglio agli sprechi” gelminiano. Università di Tor Vergata, facoltà di Lettere e Filosofia: da circa otto anni Daniele Silvi insegna Informatica applicata al testo letterario, prima con un contratto da assistente, poi con uno di quei contratti a sostituzione che prevedono che i docenti possano coprire corsi di laurea, lasciando che l’Ateneo decida i “criteri e le modalità” per il conferimento degli incarichi, siano essi “gratuiti” o “retribuiti”. Ovviamente la legge prevede anche che questi tipi di contratto non diano priorità ad alcun diritto di accesso ad eventuali assunzioni o scatti di carriera.Le università, non avendo fondi sufficienti per coprire tutti gli stipendi dei docenti che le prestano servizio, hanno trovato una “simbolica” via di mezzo, tra il gratuito e il retribuito, per poter applicare questa modalità contrattuale: pagare i professori un euro al mese.
È da più di due anni che il professor Silvi riceve dall’università 1.500 euro (lordi) all’anno ed è consapevole che il prossimo anno accademico non si aprirà con prospettive migliori. Molti professori, contrattisti a un euro, sanno di poter contare su altri tipi di entrate, e forse proprio per questo motivo, la loro mobilitazione contro una ridicola modalità contrattualistica è stata ben più tiepida, a tratti inesistente, rispetto a quella sollevata dai ricercatori precari. Ma per chi, come il professor Silvi, ha costruito la sua carriera professionale all’interno dell’università, quell’euro al mese non è che il cortese invito a trovarsi un altro lavoro se si vuole continuare “a campare”.
Silvi, insieme al professor Fabio Ciotti, ricercatore, insegnano una materia di cui, fino a tre anni fa, gli studenti di Scienze della comunicazione dovevano conseguirne 10/12 crediti formativi (Cfu) obbligatori. Quest’anno, il professor Ciotti, aderendo allo sciopero dei ricercatori, ha fermato la didattica di un modulo, e se le prospettive di lavoro per Silvi resteranno tali, il prossimo anno, la materia sarà eliminata dai piani di studio. Alla notizia del possibile abbandono del docente, gli studenti hanno dato il via a una raccolta firme da portare all’attenzione del preside, il quale però non può far altro che attendere le notizie che vengono dal Ministero, in merito ai finanziamenti per il prossimo anno accademico. Ora, oltre a Silvi, nella precarietà riversano anche quei tesisti che a settembre dovranno affidarsi solo ed esclusivamente al buon cuore del professore che, senza contratto, dovrà decidere se portarli al conseguimento della laurea triennale.
Si diceva, una storia uguale a quella di tanti altri docenti e studenti sparsi per le università d’Italia. Ma quando a dei numeri e a delle percentuali, viene dato un nome, si spera di ottenere tutto un altro effetto.


