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La recensione

Lo "Shame" italiano scuote il festival
Tanto sesso e una pioggia di critiche

Isabella Ferrari in "E la chiamano estate"

Si intitola E la chiamano estate il terzo (e ultimo) film italiano in concorso, in cui Isabella Ferrari e Jean Marc Barr mostrano un rapporto di coppia malato tra nudi e orge. Travolto dai fischi, il regista Paolo Franchi (non) risponde piccato e rivendica il diritto alla sperimentazione: "In Italia, con la tv che impera, non c'è più ricerca" DI MICHELA GRECO

La prima inquadratura in cui appare è un primo piano dritto in mezzo alle sue cosce. Nude. E' senza veli e senza pudori Isabella Ferrari in E la chiamano estate, il film "dello scandalo" oggi al Festival di Roma, terzo e ultimo italiano in concorso. Non tanto per le numerose e molto esplicite scene di sesso che puntellano la pellicola di Paolo Franchi (tra scambismo, orge e fellatio), quanto per la forma di questo Shame all'italiana, eccessivamente cervellotica e pretenziosa. "Impreziosita" da dialoghi del tipo "una scopata non si nega a nessuno, soprattutto se è una tua ex", quando il protagonista Dino (il francese Jean-Marc Barr) cerca di convincere un ex della sua donna (Isabella Ferrari) a fare l'amore con lei visto che lui non riesce quasi nemmeno a toccarla, mentre fuori dal talamo è un animale da sesso pronto a tutto in ogni occasione.

SCHIAMAZZI E FISCHI IN SALA - Schiamazzi, sbuffi, applausi ironici, battute urlate del tipo "E lo chiamano film" hanno reso la proiezione per la stampa di E la chiamano estate molto animata, con i giornalisti quasi inferociti nei confronti di questa pellicola dalla luce violenta (per alcune scene servirebbero gli occhiali da sole) e dai dialoghi spesso improbabili, in cui il tempo della narrazione è dilatato e relativo, e le sequenze insistentemente ripetute. Alla fine, una pioggia di buuu e di fischi, e in conferenza stampa un "bagno di sangue", con gli attacchi dei cronisti e l'autore, sulla difensiva e sprezzante, che rifiutava di rispondere alle domande. A una signora che si è presentata come psicologa e sessuologa e ha chiesto "Ma come vi è venuto in mente?", il regista ha replicato: "Lei è psicologa, parlo solo con gli psichiatri e gli psicanalisti".

"DIRITTO ALLA SPERIMENTAZIONE" - Al di là del "colore" di una giornata isterica di guerra tra autori e giornalisti (che hanno la penna per dire ciò che pensano di un film, e potrebbero evitare scene da stadio in sala), E la chiamano estate è un film praticamente indifendibile. A un cuore tematico sensibile e importante che guarda negli occhi la possibilità di un rapporto di coppia inquinato da traumi, ossessioni sessuali (di lui) e "sottomissione" (di lei), si oppone una confezione che si compiace del suo estetismo, che prova a farsi metafora raffinata ma riesce solo a seppellire lo spettatore sotto strati di didascalismi e a testarne la resistenza. "Volevo fare un film fuori dai canoni e dai baci Perugina – ha replicato Franchi – parlando di un amore che può essere inteso come condivisione del dolore. E poi l'arte è egoista e non si può piacere a tutti. In Italia, con la tv che impera, non c'è più ricerca e sperimentazione, ma la cultura è fatta anche di diversità, che la rende ricca". In questo, l'autore di La spettatrice e Nessuna qualità agli eroi, ha ragione: per quanto il suo cinema possa non piacere, è giusto che abbia la possibilità di essere realizzato per offrire una voce fuori dal coro, persino provocatrice. E non ha tutti i torti anche quando si dichiara sorpreso dalla "grossolanità e dalla sguaiataggine che certi giornalisti manifestano in un festival internazionale". Speriamo però che la prossima volta faccia anche un bel film.

JEAN-MARC BARR SARA' IN "NYNPHOMANIAC" - Intanto il suo protagonista maschile, il francese Jean-Marc Barr - che è curiosamente anche nel cast di Nynphomaniac di Lars Von Trier – sorride sereno e si dichiara felice di aver fatto un film così: "Perché l'industria del cinema è diventata totalitaria e si fanno quasi solo 'film baby-sitting'. A me invece piace provocare emozioni, far ridere o anche scioccare". La sua co-protagonista femminile, invece, che dai tempi di Sapore di mare ha fatto un bel "salto", ha sorpreso dicendo di aver girato le tante scene di nudo "con morbidezza e senza nessun pudore o disagio. Ho lavorato sul vuoto, ero libera".

Michela Greco

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