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Il festival

Al Gay Village il GenderDocuFest
Film sul corpo come terreno politico

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Dal 23 al 25 agosto il parco del Ninfeo ospita la terza edizione della manifestazione cinematografica a tema gay e transgender diretta da Giona Nazzaro. "Un laboratorio a cielo aperto" tra film, seminari e spettacoli per riflettere su "una specie in via d'espansione" e sul corpo come "luogo dal quale si ricominciano a fare discorsi su un’ipotesi di socialità" DI DIEGO CARMIGNANI

Il difficile viaggio di una coppia di lesbiche decise ad avere un figlio; l’amore di un ricco messicano per un cubano sordomuto; la condizione omosessuale della Germania dell’Est attraverso le testimonianze di sei uomini. Tanti mondi per definire un unico mondo, quello raccontato all’interno del Gender DocuFilm Fest – Specie in via d’espansione, giunto alla terza edizione e in programma dal 23 al 25 agosto al Gay Village. A darci un’idea di quello che ci aspetta nella tre giorni di questa particolarissima manifestazione è il suo direttore artistico Giona Nazzaro, che ha individuato tra i film di orientamento gender da lui selezionati una problematica comune e molto sentita. Quella delle politicità del corpo (da cui il sottotitolo “Il corpo politico”), come spiega a Paese Sera: “In un momento in cui la rappresentatività e la rappresentanza connessa ai processi democratici sono sempre più in crisi, e si fatica a individuare un territorio sociale d’azione comune, il corpo diventa il luogo dal quale si ricominciano a fare discorsi su un’ipotesi di socialità. Un esempio per tutti può essere quello attualissimo delle Pussy Riot. Per questa edizione del Gdff, dopo aver selezionato i film più interessanti, ci siamo resi conto che c’era un nucleo comune intorno al tema del corpo, come luogo, territorio, linguaggio, esperienza”.

"UOMINI INVISIBILI" IN ISRAELE - Lo si vede in opere come l’incendiario film israeliano Invisibile Men, che affronta il tema dei rifugiati palestinesi gay in Israele, dando una lettura inedita della diaspora araba, e di una categoria di persone “doppiamente fuggiasche - spiega Nazzaro - dalle crudeli leggi patriarcali della comunità araba, e all’interno della società israeliana”. Ancora più controverso è il lavoro Das Outing, pellicola austriaca sul tema della pedofilia, con un giovane archeologo che dichiara di essere pedofilo e si rende conto di dover mediare tra questa sua identità e il mondo esterno: un film “molto duro perché offre un aspetto totalmente nuovo sul problema, al di là delle soluzioni di comodo”. Di inedita c’è anche una questione che sarà affrontata durante gli eventi collaterali al festival, vale a dire il seminario “Adolescenza e identità di genere non conforme”, volto a sensibilizzare l'opinione pubblica sull'esistenza di persone, soprattutto adolescenti, che si trovano a cambiare genere senza essere gay, ma per problemi fisici e ormonali: un universo emergente e di grande urgenza ancora non affrontato abbastanza qui in Italia finora. Altro appuntamento fuori dallo schermo è lo spettacolo di danza “Kathakali” di Julien Touati (vincitore della scorsa edizione e collaboratore di Pippo Delbono in Francia), previsto nella serata inaugurale: una messa in scena che riflette sull’identità di genere e i suoi fantasmi. Tanti spunti, insomma, per tre serate all’insegna della cultura in un luogo del divertimento, il Gay Village, che conferma la sua indole ad essere “un laboratorio a cielo aperto”, come osserva Nazzaro, una cornice che negli anni “è riuscita ad aprirsi a un pubblico generalista, pur conservando una sua specificità, e andando anche incontro a delle critiche per questa volontà di andare al di là degli steccati e favorire questo contatto”. Simile formula è alla base del Gender DocuFilm Fest, dove le contraddizioni possono trovare un fertile terreno comune.

Diego Carmignani

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