Il "Rosso vivo" del dolore e della lotta
In scena la storia di Valerio Verbano
Sarà in scena dal 14 al 19 febbraio al Teatro Ambra alla Garbatella lo spettacolo scritto, diretto e interpretato da Alessandra Magrini per rievocare la vicenda del ragazzo ucciso il 22 febbraio del 1980 davanti ai genitori. L'autrice racconta a Paese Sera come ha vestito i panni della madre Carla, "con i ricordi ora nitidi ora offuscati dei suoi momenti con Valerio, il dolore della perdita, ma anche un viaggio in quegli anni di terrore" DI VALERIA MEROLA
Era il 22 febbraio 1980 quando tre uomini coperti da un passamontagna entrarono in casa di Valerio Verbano, immobilizzarono i genitori e lo aspettarono per ucciderlo. Mentre ricorre il trentaduesimo anniversario da quel truce omicidio, la tragedia di Valerio arriva a teatro, con Rosso vivo, uno spettacolo che Alessandra Magrini ha scritto partendo da Sia folgorante la fine, il libro di Carla Verbano e Alessandro Capponi. Per realizzare questo testo, di cui è anche l’interprete principale, la Magrini ha lavorato a stretto contatto con la madre di Valerio, che in tutti questi anni ha continuato a combattere per conoscere la verità. Ed è infatti con gli occhi di Carla Verbano e con il suo dolore privato che l’autrice porta in scena al Teatro Ambra alla Garbatella (dal 14 al 19 febbraio) la sua ricostruzione degli anni di piombo.
Il personaggio della madre è centrale nello spettacolo. Ne adotti il punto di vista per raccontare la vicenda?
La racconto con le sue parole, e con i suoi stati d’animo. E’ stato un lavoro molto duro partorire questo personaggio, proprio perché ho instaurato con lei un rapporto affettivo. Carla è una donna straordinaria, piena di sfumature e anche ovviamente di contraddizioni. Ho affrontato il suo dramma senza esasperarlo, ho dovuto imparare a trattenere il dolore, a plasmare minuziosamente ogni singolo respiro del personaggio.
Che cosa porti in scena?
Carla racconta la sua terribile esperienza con gli occhi di una madre che si vede morire il figlio sotto gli occhi, i ricordi ora nitidi ora offuscati dei suoi momenti con Valerio, il dolore della perdita, ma ci trasporta anche in un viaggio in quegli anni di terrore. Carla non accetta i depistaggi delle indagini sull’omicidio di Valerio, le prese in giro da parte degli apparati statali, così inizia un suo percorso investigativo che ci farà scoprire cose che forse neanche immaginiamo sull’Italia di quegli anni. La protagonista si trova ad avere a che fare con un mondo lontanissimo da lei, prima dell’omicidio di Valerio non si era mai occupata di politica, la sua quindi è una visione che rende la storia fruibile a qualsiasi tipo di pubblico.
Che cosa significa Rosso vivo?
Rosso è l’ideale, rosso, come la passione di una madre che continua a lottare, rosso come sangue e dolore che si fondono, rosso come le scritte sui muri che urlano dal cemento, Rosso come il sole giovane che non può morire, Rosso vivo come Valerio, Valerio Verbano. E da qui Rosso Vivo.
Sono passati 32 anni. Qual è l’attualità della vicenda di Valerio?
Valerio un anno prima di essere ucciso era stato arrestato per il confezionamento di alcune molotov, quando la polizia ha perquisito l’appartamento ha trovato e sequestrato un dossier che aveva stilato il giovane Verbano pieno di fotografie, nomi, indirizzi di fascisti, poliziotti, malavitosi e personaggi politici. Di quel dossier si sono trovate pochissime pagine e con le fotografie sfocate, cosa molto difficile da credere visto che Valerio aveva la passione della fotografia ed era molto bravo. Si pensa che fosse quello il movente, ma il dossier completo non è mai stato trovato. Hanno riaperto il caso perché sono spuntati nuovi reperti, un paio di occhiali da sole appartenuti agli assassini che contengono tracce di dna che potrebbero far risalire ai colpevoli. Non si sa nulla di certo, so che stanno indagando, Carla vuole trovare gli assassini di Valerio da trentadue anni, a mio avviso i depistaggi che ci sono stati all’inizio hanno causato danni enormi per il corretto svolgimento delle indagini.
Che funzione hanno i video nello spettacolo?
Ho conosciuto il teatro multimediale nel 2001 quando lavoravo come attrice nelle compagnie, per me è stato un’impronta che ha lasciato il segno, sento spesso il bisogno di ampliare la scena con le immagini. Per esempio ci sono video di quegli anni, in particolare quelle dei funerali di Valerio, scene di ragazzi che scappano perché la polizia gli sparava addosso e li caricava; credo che vederli, certi frammenti di storia, sia molto importante per capire anche quello che siamo ora.
Ci puoi parlare anche del ruolo dei ragazzi della palestra popolare intitolata a Valerio Verbano?
La palestra popolare Valerio Verbano è un luogo importantissimo per la memoria di Valerio. Valerio faceva karate, infatti quando fu aggredito rientrando a casa riuscì a difendersi e a disarmarne uno. Ci sono ragazzi impegnati e istruttori validissimi che insegnano arti marziali, karate, judo, riprendendo la passione di Valerio e tramandandola in suo nome alle giovani generazioni. Le periferie romane non sono luoghi facili per la nostra gioventù, spesso i ragazzini passano le giornate in strada e la noia mescolata all’ignoranza spesso degenera nel bullismo, trovo fondamentale l’esistenza di questi posti di aggregazione. Ci tenevo che ci fosse anche una loro rappresentanza sul palco per ricostruire la scena dell’aggressione e dell’omicidio. Loro hanno accettato volentieri.


