Movimento e swing con Ray Gelato
all'Auditorium Parco della Musica
Il concerto è stato un omaggio al grande crooner siculo-americano Louis Prima. La condivisione genuina e divertita di un linguaggio collettivo. Basta un accenno a Sing Sing Sing perché tutti comincino a battere il tempo con le mani DI CLAUDIA BONADONNA
L'INTERVISTA Ray Gelato: "L'Italia, i giovani e l'amore per Amy"
Revival e risate ieri sera all'Auditorium Parco della Musica con la spumeggiante miscela di melodia, movimento e swing di Ray Gelato e della Giants Orchestra che lo accompagna da più di un decennio sui palchi di mezzo mondo. Il concerto è un omaggio al grande crooner siculo-americano Louis Prima, trombettista negli anni d'oro di New Orleans, cantante, intrattenitore e infine geniale costruttore di spettacoli musicali. "La sua grande lezione è stata quella di portare gioia e leggerezza nel jazz - spiega Ray Gelato -. Una carriera lunghissima, la sua, durata dagli anni Trenta ai Settanta. È stato uno dei primi a inserire Las Vegas nella "mappa dell'intrattenimento", ben prima di Sinatra e del Rat Pack. E ha avuto una delle migliori band di sempre".
Gelato riprende quella combinazione di eclettismo e perizia tecnica guidando il pubblico e la sua orchestra attraverso una serrata maratona di classici dello swing, pezzi d'oro della tradizione italiana (l'amatissimo Carosone, Carina di Buscaglione, un bel tributo a Paolo Conte con una versione a tutto jive di Vieni via con me) e un lungo mambo in cui incita gli astanti ad abbandonare le poltronissime della Sala Sinopoli e ballare.
E' la condivisione genuina e divertita di un linguaggio collettivo. Basta un accenno a Sing Sing Sing perché tutti comincino a battere il tempo con le mani rincorrendo le giocose variazioni di ritmo che la big band di Gelato infonde all'evergreen di Benny Goodman.
Fluido e grintoso, lui imbraccia il suo sax e ingaggia una scherzosa guerra all'ultima nota con l'altro sassofono della band, Oliver Wilby. Ammonisce il pianista Guther Kurmayr a infondere più italico melodramma al suo tocco troppo delicato e lascia una audience ormai scatenata ai virtuosismi del lunghissimo assolo del batterista Sebastian DeKrom, praticamente un pezzo comico con il compassato musicista che, bacchette saldamente in mano, trae ritmi da ogni oggetto in scena.
Poi il sassofonista italo-britannico che si è esibito due volte per la regina d’Inghilterra alla Royal Albert Hall torna sul palco per l'ultimo bis di brani del repertorio italo-americano. Angelina diventa una lunga suite per sorridere al ricordo di un passato che profuma di brillantina e scaldarci con un ultimo ballo prima di tornare alla gelida notte della Capitale.


