Delude il debutto
del "Candide" di Bernstein
Già al secondo titolo in cartellone, quel magnifico, solido castello in cui si voleva trasformata l’Opera di Roma per effetto della magica presenza di Riccardo Muti, mostra le prime vistose crepe. Perché Candide di Bernstein da Voltaire, mai rappresentato a Roma prima d’ora - operetta comica, o musical che dir si voglia, di straordinaria genialità arricchita da una musica varia e coloratissima - è stato un mezzo fiasco DI PIETRO ACQUAFREDDA
Già al secondo titolo in cartellone, quel magnifico, solido castello in cui si voleva trasformata l’Opera di Roma per effetto della magica presenza di Riccardo Muti, mostra le prime vistose crepe. Perché Candide di Bernstein da Voltaire, mai rappresentato a Roma prima d’ora - operetta comica, o musical che dir si voglia, di straordinaria genialità arricchita da una musica varia e coloratissima - è stato un mezzo fiasco. Teatro mezzo vuoto - o mezzo pieno se si preferisce - pubblico tiepido e distratto (il classico pubblico delle ‘prime’), applausi di pura cortesia appena accennati alla fine del primo atto e a chiusura della rappresentazione. E alla fine di ogni numero, anche quando meritati, ‘a comando’.
UN "MEZZO FIASCO" PREANNUNCIATO - La scelta del Candide si deve ad Alessio Vlad, allievo prediletto di Bernstein per la composizione e la direzione d’orchestra, settori nei quali s’è meritato un successo internazionale. Ma è quasi sconosciuto al pubblico di un teatro d’opera, e si poteva prevedere che non avrebbe meritato una partecipazione numerosa e piena di calore, pur vantando un soggetto di dirompente modernità: combattere, contro ogni possibile illusione e volontarietà, il sonno della ragione. Una delle battute fulminanti in tal senso è che la "fune è stata creata da Dio per farci il cappio per gli impiccati". La porge lo stesso Voltaire - anch’egli personaggio, seduto in palcoscenico, lettore davanti a un leggio trasparente - affidato alla grande Adriana Asti, impacciata, lenta, scolastica e perfino noiosa nel ruolo di speaker o presentatrice. Tutto lo spettacolo, a scena fissa, è ambientato in una specie di studio televisivo con pubblico che funge da coro.
UNA SORPRENDENTE FANTASIA MUSICALE - Bernstein coglie nelle avventure/disavventure occorse a Candide e alla sua eterna fidanzata Cunegonda in giro per il mondo - dalla Westfalia a Venezia, passando per Parigi e Buenos Aires - l’occasione per far sfoggio di una sorprendente fantasia musicale. Senza mai scadere di tono nelle sublimi cartoline sonore di ogni paese. Da promuovere a pieni voti l’orchestra e il direttore Wayne Marshall, uno specialista in materia, per la ricercata finezza strumentale e la vivacità dello swing; hanno meritato anche Candide (per presenza scenica e vocalità adeguata) e Cunegonda (attrice navigata con qualche debolezza nel registro centrale, mentre ha acuti ricchi e squillanti), interpretati rispettivamente da Michael Spyres e Jessica Part. Da promuovere anche la ‘vecchia signora’ di Jane HenscheL, e il Pangloss - strampalato filosofo, apostolo dell’ottimismo a tutti i costi - di Derek Welton. Da ammirare anche i numerosi balletti. Lenta, sbrindellata, senza ritmo, invece, la regia di Lorenzo Mariani. Il quale, poi, non avrebbe dovuto chiamare Adriana Asti senza prima inventarsi qualcosa per leib che andasse ben oltre quell’ingeneroso ruolo di narratrice/ presentatrice.
Lo spettacolo si replica fino a martedì 24 gennaio. Prossima recita venerdì 20.


