Arriva il re del swing Ray Gelato
"L'Italia, i giovani e l'amore per Amy"
Stasera il concerto all'Auditorium per il cantante e sassfonista inglese di origini italiane. In scena con la Giants Orchestra. Un incontro speciale al Floid's, sorprendente barbieria romana in puro stile anni Cinquanta
Big Band, brillantina e giacche glitterate. Ray Gelato, il re del new swing, torna in Italia per un mini tour che lo vedrà protagonista per una settimana tra Roma e Milano. Il cantante e sassofonista inglese di chiare origini nostrane sarà in scena con la sua Giants Orchestra stasera all'Auditorium Parco della Musica. Lo abbiamo incontrato da Floid's, sorprendente barbieria romana in puro stile anni Cinquanta. Si è raccontato così.
Qual è il rapporto di Ray Gelato con la cultura del nostro paese?
Ho radici italiane attraverso mio padre, italoamericano del New Jersey, la cultura italiana è nel mio sangue. Frequento il vostro paese da più di vent'anni e ho sempre trovato una audience e un'atmosfera fantastiche. Paradossalmente credo che la cultura in questo paese martoriato sia ancora importante, non sono certo che sia così nella Gran Bretagna dove vivo... Conosco un po' della commedia all'italiana e certi cantautori quali Paolo Conte, che trovo davvero bravo. Non comprendo tutti i suoi testi, ovviamente, ma ha melodie molto interessanti. E poi tutti i grandi classici: Fred Buscaglione, neanche a dirlo, grandissimo interprete! E Renato Carosone, un genio assoluto! Sono riuscito a parlare con lui al telefono poco prima che morisse, aveva sentito delle esecuzioni che avevo fato di alcuni suoi brani e gli erano molto piaciute. La cosa che mi ha riempito d'orgoglio.
Hai suonato anche con musicisti italiani di "nuova generazione", è vero?
L'esperienza con i Goodfellas a metà anni Novanta è stata magnifica. Sono anche stato ospite di diverse orchestre italiane, nessuno di veramente famoso, in effetti, se non Renzo Arbore che mi ha invitato a partecipare ad un suo show televisivo. Qualche volta sono stato a Umbria Jazz. Mi piace molto suonare con gli italiani, vorrei mi invitassero più spesso.
Come si concilia il suono old-fashioned dello swing con le esigenze di modernità della musica d'ascolto?
Suonandolo in modo frizzante e nuovo, senza limitarsi a copiare i pur confortanti classici. Io ci metto l'entusiasmo e uno stile interpretativo originale. E poi compongo canzoni completamente nuove in cui cerco di conciliare questo contesto musicale un po' nostalgico con contenuti autentici e coerenti con i tempi che viviamo. Tutti i miei show sono così, mischiano continuamente il vecchio e il nuovo.
Com'è cambiato, se lo è, il tuo modo di fare musica negli anni?
Ho subito molte influenze diverse e oggi i miei live set sono evidentemente molto diversi da quelli di vent'anni fa. Penso di essere più bravo come musicista di quanto non fossi agli esordi, o almeno lo spero! Con la band abbiamo creato un repertorio sempre più vasto e possiamo permetterci di scegliere. Cerchiamo sempre di fare cose nuove, nuove canzoni. È fondamentale per non ripetersi e rimanere uguali a se stessi.
Hai parlato di influenze, dimmene qualcuna...
Oh, ma sono tantissime. Sono un sassofonista prima di essere un cantante e quindi mi piacciono molto i classici del jazz come Louis Armstrong, ma anche il blues di Ray Charles e James Brown. E il rock'n'roll di Elvis. Negli ultimi anni ho ascoltato anche molta musica cubana, ora cerco sempre di introdurre un po' di musica latina nei mie show. Sì, mi piace fare un bel mix di tutto, non voglio mai fermarmi al solo swing. Vecchio e nuovo: i crooner classici come Toni Bennet, Frank Sinatra e Nat King Cole, ma anche le giovani promesse come Jamie Cullum. Amavo davvero Amy Winehouse, la sua perdita è stata una vera tragedia, sia artistica che umana.
Prepari i tuoi concerti in base al paese in cui ti esibisci?
Cerco di farlo sì, ma solo un poco. Quando vengo qui cerco di introdurre qualche canzone italiana in più, cose tipo Angelina e Ciao ciao bambina.
Come vive il re dello swing il revival Fifties dei nostri giorni che riscopre il burlesque e le pin up?
Suono da così tanti anni la mia musica che sono vaccinato a qualsiasi revival! Però l'idea di riscoprire lo spirito di un'epoca che non c'è più per me rimane qualcosa di... salutare. Qualcosa che rende le persone consapevoli di una qualche forma di recupero culturale. Trovo quasi commovente che ragazzi e ragazze trovino il gusto di abbigliarsi in un certo modo, di apparire... come dire... belli. Credo sia un modo per rendere le persone orgogliose di sé. E credo anche che i giovani abbiano bisogno di recuperare questo rispetto dimenticato per loro stessi.


