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Il racconto

"Roma Violenta", storie di periferia di un rapper e uno scrittore

Duke Montana e Luca Moretti

Il primo capitolo della raccolta scritta da Duke Montana e Luca Moretti. Il racconto di una città che non c'è più. "Mamma Roma ha costretto tutto nel suo grembo capace, una forza centripeta  ha ingoiato le nostre case e i nostri palazzi, tutto è diventato Roma". Il libro verrà presentato venerdì 9 alle 22 al Margot in via dei Volsci 13

L'INTRODUZIONE Mamma Roma

Paese Sera propone il primo capitolo di "Roma Violenta", un libro nato dall'incontro tra il cantante rap Duke Montana, autore anche della colonna sonora del film di Eminem, e Luca Moretti, fondatore della rivista "TerraNullius". Cosa li unisce? "La risposta va cercata nel cuore di tenebra di una città in cui cane mangia cane, un luogo letterario che diviene un'incredibile riserva noir, una città dove puoi farla finita con una semplice la metta o continuare a lottare per restare 'padroni di niente', ma 'servi di nessuno'". La presentazione venerdì 9 dicembre a San Lorenzo, presso il Margot in via dei Volsci, 13.

"Il Totano girava con una lametta in bocca.. A te la cosa sembrava una cazzata e lui ti faceva un taglietto sulla faccia. Non eri convinto. E lui ti disegnava un gabbiano sulla schiena. Solo allora ti convincevi e il Totano si rimetteva la lametta in bocca. Ti chiedevi come cazzo facesse a tenere una lametta in bocca senza tagliarsi. Lui se la passava sulla lingua, apriva la bocca permettendoti di apprezzarne la lucentezza, senza una smorfia, col volto asciutto e serio, senza rigonfiamenti sulle guance.

Un giorno l’hanno perquisito al Totano. E lui ti osservava spavaldo, la guardia in ginocchio e lui a giocare con la lametta sulla lingua, la guardia con le mani in tasca, rilassata dopo la perquisizione, e lui sempre con quella lametta, s’immaginava un lungo squarcio su quel gozzo infame. O forse eri tu che lo immaginavi, ma che differenza fa?

La lametta non serve solo a offendere. Lo sai anche tu. Con la lametta ci gratta il muro, il Totano, imbusta e vende falsi idilli ai fagiani come te. Con la lametta si fa tanti piccoli taglietti sul braccio, in genere la sera, prima di coricarsi. Così combatte l’ansia, la pelle frigge e riesce a riposare contando le scimmie che di corsa attraversano il letto. Le scimmie. Quelle tu non l’hai viste mai. Sono più taglienti delle lamette del Totano. Con la lametta ci cucina il Totano, la usa per impastare il liquido nel cucchiaio, talvolta si annerisce col calore dell’accendino, allora il Totano se la mette di nuovo in bocca, prende la mira e la sputa sul muro.

Il muro di cartongesso del Totano è pieno di lamette sputate. Vi si appuntano come freccette. Il muro e la lametta hanno un rapporto prelibato. Cazzo ne sai tu che con le lamette ti ci sei sempre tagliato la barba o i peli del culo. Il Totano con la lametta ha segnato sul muro i giorni della sua prigionia, sette tagli verticali a settimana e poi uno orizzontale a raccogliere il fascio di fieno. Con la lametta un giorno il Totano s’è fatto una banca. Mica suona la lametta.

Tu non ci credi e il Totano viene pure a casa tua, deve dimostrarti che non dice cazzate, ti fa vedere quanto è bravo. Nelle lamette il Totano si specchia, vede la sua infanzia sbiadita e la giovinezza che corre via prima che l’uomo s’impossessi del bambino. Su quella lametta il Totano ha giurato fedeltà ad una madre che non ha mai conosciuto e a una donna che l’ha lasciato troppo presto.

Il Totano si specchia nella lametta ma un bagliore spesso l’acceca, è il sole che filtra dalla finestra a scacchi. Si specchia e pensa a quel bagliore, a quando era come te e le lamette non sapeva neanche cosa fossero. Si specchia il Totano e vede il sangue che gli cola dalla gola. Un taglio perpendicolare, uno dei suoi lavori migliori. La vita che fugge in un bagliore accecante".

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