Sei in: Home - Cultura e spettacolo - Cinema - Il sangue della "Diaz" sciocca Berlino "Un degrado che riguarda tutti"
Festival

Il sangue della "Diaz" sciocca Berlino
"Un degrado che riguarda tutti"

"Diaz" di Daniele Vicari

Fa il suo esordio al festival tedesco l'atteso e controverso film sulla tragica notte di violenza nella scuola che ospitava i giovani dei movimenti durante il G8 di Genova. Le difficoltà produttive, il silenzio della polizia, l'indignazione di un regista, per un'opera che riporta agli occhi un episodio che ha minacciato la democrazia, e che non va dimenticato DI MICHELA GRECO

BERLINO - Era molto atteso, e già molto controverso, questo sguardo cinematografico sullo schiaffo subìto dalla democrazia nella scuola Diaz nel luglio 2001, durante il G8 di Genova. E la prima ribalta del racconto sulla "macelleria messicana", sulla "più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale" arriva nel contesto internazionale della Berlinale, dove Diaz di Daniele Vicari è stato presentato oggi nella sezione Panorama. Un film necessario per qualcuno e pericoloso per altri, tanto che mettere insieme i finanziamenti per realizzarlo non è stato affatto facile: "Ho tentato di produrlo con le fonti solite - dice Domenico Procacci di Fandango - ma non è stato possibile. Allora l’ho prodotto con le nostre forze, con la rumena Mandragora e con i francesi di Le Pacte. Poi, a sorpresa, c’è stato un piccolissimo finanziamento del Ministero italiano e della BLS SudTirol Alto Adige". Il film sarà in sala il 13 aprile.

20124194_1

"Diaz" di Daniele Vicari

I PUNTI DI VISTA: I MOVIMENTI E I POLIZIOTTI - La dice lunga su quanto questo progetto facesse paura l'assenza dei consueti partner produttivi (Rai Cinema e Medusa), ma per fortuna Daniele Vicari non ha perso la determinazione e ha fatto la sua scelta. Che nello specifico è il racconto di quelle tragiche giornate offrendo più punti di vista: c'è il giornalista della Gazzetta di Bologna (Elio Germano) che parte perché "non può restare a guardare dal comfort della sua scrivania", ci sono i ragazzi dei movimenti, gli avvocati, un professionista francese e persino un anziano signore che capita per caso alla Diaz. E ci sono i poliziotti, primo tra tutti quello interpretato da Claudio Santamaria, vicequestore aggiunto del Reparto Mobile di Roma. "E' uno che non va oltre il suo compito, che è quello di mettere ordine nella piazza – dice l'attore - e se la situazione non lo permette, non lo fa. Non so se per un motivo morale o per il fatto egoistico di non voler rischiare un processo. E' uno che fa il suo dovere, e non lo considero un eroe". Sì, perché il suo poliziotto, che nel film comanda il VII Nucleo, è quello che entra nella scuola dopo gli altri e si trova circondato da corpi ammucchiati su pozze di sangue. La sua reazione non è immediata, ma comunque ordina ai suoi di interrompere le violenze.

"IN DISCUSSIONE C'E' LA DEMOCRAZIA" - Sono difficilissime da sostenere le scene dell'irruzione, con la loro concitazione claustrofobica, con l'esplosione gratuita e indistinta della violenza, con il sangue che scorre tra le urla, con un tappeto di corpi resi inermi e privati di ogni dignità. "E'  talmente orribile da mettere in discussione i principi democratici di tutta Europa. Ed è successo davanti a tutti – dice il regista, spiegando cosa l'ha spinto a raccontare questa storia - Quando ci fu la sentenza di primo grado, nel 2009, alcuni gridarono vergogna per l’assoluzione: ci fu una ragazza tedesca che disse che non avrebbe mai più messo piede nel nostro paese. Se il nostro mestiere ha un senso, ci siamo detti, raccontiamo questa storia e capiamo perché quella ragazza ha detto 'in Italia non ci torno piu'". Diaz stenta a decollare nel tentativo di mettere a fuoco, in modo oggettivo, i diversi percorsi che sono confluiti dentro quella maledetta scuola quel 21 luglio. Ogni pedina sembra essere al suo posto in modo troppo sistematico, ogni dialogo – asciugato di qualsiasi naturalità – denuncia la propria funzionalità meccanica al racconto. Ma poi il film monta, insieme al montare della violenza dei poliziotti. Procacci è tranquillo, lo studio legale gli ha riferito che non ci sono motivi perché nascano problemi con la polizia, da cui comunque il produttore, in fase di preparazione, aveva cercato una reazione. Che semplicemente non c'è mai stata.

UN DEGRADO CHE CI RIGUARDA TUTTI - Stilisticamente Diaz è un'occasione sprecata: il suo sguardo artistico è indeciso, e un evento di tale peso e drammaticità rivendicava una visione più coraggiosa. Ma resta un film indiscutibilmente utile per continuare a porsi – e a porre – domande su come sia possibile che nell'Italia del nuovo millennio succedano ancora queste catastrofi. "A Genova – conclude Vicari - c’erano centinaia di movimenti con esigenze diverse… quel che era chiaro era che la repressione andava contro qualunque soggetto esprimesse idee. Questo è il cuore politico: sequestrare e isolare delle persone senza avvocati, per me rappresenta un evento straordinariamente grave. Ciò che mi ha tolto il sonno è stata la ferocia e la sistematicità delle violenze. Una ferocia lucida. A me come cittadino non interessa nemmeno sapere chi ha dato l’ordine: qui si parla piuttosto di un degrado morale e civile che riguarda tutti.". E nella scuola del film, ci sono anche le molotov portate lì da un altro luogo per creare una prova, e uno dei celerini che si strappa la divisa per far credere di essere stato aggredito...

Michela Greco

Social networks