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Federculture, "Con il Festival di Roma figuraccia internazionale"

festival film auditorium

Il presidente Roberto Grossi si è scagliato contro la gestione della questione delle nomine alla kermesse capitolina: "E' ridicolo che la politica discuta sui nomi e non su una valutazione complessiva di risultati, obiettivi e progetti". Al centro della conferenza c'era però l'appello per "riconsegnare una nuova centralità alla cultura"

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Oggi al Palazzo delle Esposizioni si è tenuta la conferenza stampa indetta da Federculture per chiedere "le riforme indispensabili per valorizzare un settore vitale e favorire la ripresa", cioè quello della cultura e dello spettacolo. Un'occasione anche per affrontare - di petto - il tema caldo di queste settimane, vale a dire le nomine al Festival del Cinema di Roma. "In questi mesi abbiamo assistito a una situazione assurda e incomprensibile - ha detto il presidente di Federculture Roberto Grossi - che comporta una grossa figuraccia a livello internazionale". Grossi insiste sul fatto che "E' ridicolo che la politica discuta sui nomi - Muller - e non su una valutazione complessiva di risultati, obiettivi e progetti. Questo significa impedire una programmazione seria e buttare i risultati eccellenti che si sono ottenuti nelle cinque precedenti edizioni. Bisogna riportare il problema a logiche aziendali, è impossibile che una fondazione non possa scegliere liberamente il proprio direttore". Secondo il presidente Grossi  "Il cinema italiano ha assolutamente bisogno del Festival di Roma, che può tranquillamente convivere con la Biennale di Venezia, e la Capitale non puo permettersi di fare retromarcia sulla scelta di rilanciare l'industria cinematografica. Auspichiamo che venga trovata una soluzione temporanea che permetta lo svolgimento di questa edizione".

L'APPELLO PER UNA "NUOVA CENTRALITÀ ALLA CULTURA" - Il tema centrale della conferenza riguardava però il sostegno pubblico alla cultura, per la quale è stato lanciato un appello che chiede di riconsegnarle una nuova centralità nelle strategie per lo sviluppo del Paese attraverso una programmazione pluriennale dei finanziamenti pubblici e la conservazione dell'autonomia di enti e aziende del settore.  "Siamo qui per dare un messaggio al governo: le cose di possono fare anche in un momento di crisi come questo - ha detto il presidente Grossi - lamentiamo l'assenza di un dibattito serio che porti a provvedimenti concreti in merito alla cultura, per questo presentiamo oggi una serie di proposte, che venerdì proporremo al governo, che pensiamo siano assolutamente necessarie: prima di tutto serve una strategia di lungo respiro che si traduca in una programmazione pluriennale dei finanziamenti pubblici, in modo da non lasciare enti e aziende nell'impossibilità di programmare un evento, non sapendo se avranno i soldi per farlo o no; assolutamente necessario è inoltre abrogare le disposizioni contenute nel decreto liberalizzazioni, che impongono a enti e aziende vincoli che limitano la loro autonomia nel nome di una riduzione dei costi che non avverrà, anzi il blocco dell'industria culturale provocato da queste disposizioni comportera' danni di milioni di euro". Andrea Ranieri, delegato nazionale Anci per le politiche culturali, lancia invece un allarme: "Siamo preoccupati dalla mancanza dai provvedimenti governativi e dalla discussione politica del tema della cultura , che rappresenta il core-business e dà forza a tutti i nostri prodotti. Lo sviluppo passa dai territori, indebolirli con tagli e vincoli significa indebolire chi in passato ha investito più di tutti, percentualmente più dello stesso Stato, nella cultura."

RODANO (IDV): "MENO SPESE MILITARI E PIU' CULTURA" - E' sulla stessa linea Giulia Rodano, responsabile nazionale Cultura di Italia dei Valori: “Condivido in pieno il disperato appello rivolto stamane al Governo dai rappresentanti di Federculture, Fai e Anc. Come Italia dei Valori - ha aggiunto - siamo convinti che sulla valorizzazione del patrimonio culturale, come su tutta la dimensione della società della conoscenza sia necessario un segnale di netta discontinuità dalle politiche di Tremonti. Peraltro, per tornare a investire in questo settore non occorrono spese ingenti: ieri il governo ha annunciato l’acquisto dei primi tre F-35, che costeranno in tutto 240 milioni di euro. Le stesse risorse sarebbero più che sufficienti per un nuovo piano di rilancio dei beni e delle attività culturali del nostro Paese”.

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