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Fotografia

"Women through my Lens"
Le donne di Fatima Abbadi

Fatima Abbadi - metro Parigi

Dall’11 ottobre al 13 novembre in mostra a Roma, al Chiostro del Bramante Caffetteria, gli scatti in bianco e nero di Fatima Abbadi, fotografa freelance italo-giordana, con soggetti femminili colti in strada e in ambienti quotidiani. Per ogni foto “only one shot”, un solo scatto, dice Fatima seduta alla Caffetteria del Chiostro, perché la fotografia è già pronta in mente di PIER MAURIZIO GRECO

Prendono vita nella camera oscura le donne di Fatima Abbadi (1978, Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti – vive e lavora tra Giordania e Italia), in mostra al Chiostro del Bramante con Women through my Lens, a cura di Giampaolo Romagnosi e Ferdinando Fasolo, del gruppo Mignon.

Negli spazi della Caffetteria, dieci fotografie in bianco e nero scelte tra le 62 che compongono questa serie, esposta a gennaio di quest’anno ad Amman, in Giordania, con il patrocinio dell’Ambasciata italiana. Immagini intense, scattate in formato analogico con una fotocamera Contax 35 mm e stampate personalmente, offrono allo sguardo ricche gradazioni di grigi. In esposizione, opere realizzate in varie città europee, tra cui Parigi, Bruxelles, Berlino, Roma e Venezia. Appartengono a un ampio progetto, un’indagine rivolta al mondo femminile, con protagoniste di ogni età, colte in attimi di vita quotidiana, ritratte in strada. Frammenti di storie che parlano d’Europa e Medio Oriente, uniti a formare un unico racconto in cui l’esperienza personale dell’artista, figlia di due culture diverse, con padre giordano e madre italiana, costituisce la condizione ideale per descrivere, senza stereotipi, ruoli e condizioni sociali della donna, nel mondo arabo e in quello occidentale. Nata ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, trascorre l’adolescenza con la naturale consapevolezza di una società multietnica, frequentando scuole internazionali e trascorrendo le sue giornate insieme a coetanei di nazionalità e culture diverse. Con la sua prima fotocamera, ricevuta in regalo all’età di 13 anni, inizia a sperimentare, osservando la realtà attraverso la magia di diaframmi e obiettivi, affinando nel tempo tecnica e potenzialità di questo medium. Scopre così la fotografia di strada, e il bianco e nero che esalta espressività e sentimenti, che avvolge e trasforma brani di vita in poetiche composizioni. Sceglie i suoi soggetti partendo dagli occhi, li osserva cercando “un dialogo”, poi decide quando e come scattare. Per ogni foto “only one shot”, un solo scatto, dice Fatima seduta alla Caffetteria del Chiostro, perché la fotografia è già pronta in mente. Basta attendere il momento giusto e scegliere la luce ideale, altrimenti i toni sono piatti ed è meglio rinunciare. Tra i suoi “maestri” cita autori come Édouard Boubat (1923, Parigi – 1999, Montrouge), rappresentante della “fotografia umanistica francese”, e Garry Winogrand (1928, New York – 1984, Tijuana), straordinario interprete della “street photography”. Racconta della sua infanzia, della famiglia, di analogie e differenze tra donne arabe e occidentali, di luoghi visitati, di tradizioni. Si illumina parlando di pellicole, procedimenti di sviluppo e stampa. Di quella fantastica alchimia che si ripete quando l’immagine affiora dal nulla sulla carta.

Pier Maurizio Greco

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