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Delitto Cesaroni

Via Poma, accolta la maxi perizia
Il 5 dicembre la nomina dell'esperto

Raniero Busco 02

La Corte d’assise d’appello lo ha deciso questa mattina nell'ambito del processo di secondo grado contro Raniero Busco. Verranno riesaminati l’orario della morte, la natura del presunto morso sul seno sinistro della giovane e il sangue riscontrato sulla maniglia interna e sul lato interno della porta della stanza dove fu uccisa. Accanto a Busco, la moglie Roberta Milletarì e un gruppo di amici DI A. TESTA

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Ci sarà una nuova perizia per far luce sul delitto di via Poma e l'esperto verrà nominato il 5 dicembre, data della prossima udienza. Lo ha deciso la Corte d’assise d’appello davanti alla quale si celebra il processo di secondo grado per l’omicidio di Simonetta Cesaroni, la ragazza uccisa il 7 agosto del 1990 con 29 coltellate negli uffici dell’Aiag in via Poma, per il quale è stato condannato in primo grado a 24 anni di reclusione il 26 gennaio scorso, l’ex fidanzato della giovane, Raniero Busco

LA LETTERA - Rafforzato il collegio difensivo di Busco, ora capeggiato dall'avvocato Franco Coppi, che ha affiancato l'avvocato Loria, e che non ha perso tempo, ottenendo subito che la Corte prendesse agli atti una prova che la difesa considera fondamentale. Si tratta della ormai celebre lettera inviata recentemente allo stesso avvocato Coppi dal perito Angelo Fiori, che 20 anni fa analizzò la scena del delitto e che trovò tracce di sangue di gruppo 'A', sulla maniglia interna e sul lato interno della porta, diverso da quello di Simonetta e di Busco. Ammesse come prove della difesa anche le perizie medico-legali, con le quali l'avvocato Coppi intende contestare gli altri due punti fondamentali dell'impianto accusatorio, che furono decisivi per la condanna in primo grado: l'ora del delitto, mai accertata con precisione, e il famoso morso rinvenuto su uno dei seni di Simonetta. "Anche se venisse dimostrato che l'arcata dentaria corrisponde davvero a quella di Busco - ha sostenuto in aula il suo difensore - questo non vuol dire che risalga al giorno del delitto, dato che i due giovani erano fidanzati e che si erano visti a lungo due giorni prima, e fugacemente, anche la stessa sera precedente al delitto".

L'ESAME PSICOLOGICO - L’avvocato Enrico Maggiore, per il Comune di Roma, si era rimesso alla Corte sulla decisione. Così anche l’avvocato Lucio Molinaro, che rappresenta la madre di Simonetta, mentre gli avvocati Federica Mondani e Massimo Lauro, per la sorella Paola, avevano sollecitato una perizia psicologica per far luce sul rapporto tra Raniero e Simonetta. Un accertamento, questo però, non disposto dalla Corte, che ha ritenuto come non sussistano le “condizioni di assoluta necessità previste”.

RANIERO BUSCO - In aula, l'imputato era accompagnato da suo fratello Paolo e dalla moglie Roberta Milletarì, che in questi anni lo ha sempre sostenuto, e da un gruppo di amici.

LA MOGLIE - “Viviamo nell’attesa, cerchiamo di avere fiducia nella giustizia ma siamo ancora molto arrabbiati per come è andato il processo di primo grado”. Così Roberta Milletarì, moglie di Raniero Busco. Trattiene le lacrime in alcuni momenti con fatica, Roberta, che negli anni è sempre stata accanto al marito, da cui ha avuto due figli. Sono arrivati insieme, mano nella mano, questa mattina in tribunale. Proprio il sostegno di tante persone, è stato sottolineato dalla Milletarì: “Ci sono tante persone che ci sono vicine – ha detto – più di quante erano nel processo di primo grado. Da allora abbiamo cercato di vivere normalmente, soprattutto per i nostri bambini. Non è stato facile con lo spettro di questo nuovo processo. Siamo sempre in attesa. La vicinanza di tanta gente è bellissima anche su facebook è stato aperto un gruppo di sostegno con oltre 1600 sottoscrittori, hanno scritto: ‘La legge è fatta dal popolo italiano e il popolo ti crede innocente’. Ci danno veramente forza anche se non è facile”.

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