Umberto I, pochi posti letto e personale medico ridotto
A rischio il reparto di Neuropsichiatria infantile
Una struttura sanitaria pubblica che rischia di soffocare a causa della persistente e progressiva penuria di risorse che costringe medici, infermieri, ausiliari e specializzandi a lavorare in condizioni non accettabili e le famiglie a tempi di attesa lunghissimi. A rischio il “diritto a crescere” dei bambini e dei giovani con gravi patologie psicotiche. Polverini convoca il direttore generale del Policlinico Umberto I, Antonio Capparelli DI ELEONORA FARNISI
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Pochissimi posti letto e grave carenza di organico. Rischia così di chiudere una delle strutture più antiche e rinomate nel Lazio, una di quelle che per la cura delle patologie psichiatriche in età adolescenziale vanta più di 6mila visite ambulatoriali l’anno e più di 700 ricoveri. Succede all’Istituto di Neuropsichiatria Infantile “Giovanni Bollea” del Policlinico Umberto I, dove la persistente e progressiva penuria di risorse sta mettendo a repentaglio il mantenimento dell’intera struttura, sanitaria e pubblica.
LO SPETTRO DELLA CHIUSURA - “Da oltre un anno – denunciano medici, infermieri, ausiliari e specializzandi dell’Istituto che ha sede in via dei Sabelli - subiamo tentativi di forte ridimensionamento e minaccia di chiusura dei posti letto da parte della giunta regionale guidata da Renata Polverini”. “La NPI – proseguono - lavora da anni in persistente carenza di organico medico specialistico e di personale assistenziale, il che rende difficile il mantenimento dei livelli essenziali di assistenza”. Polverini ha convocato, in mattinata, il direttore generale del Policlinico Umberto I, Antonio Capparelli.
ORGANICO RIDOTTO ALL’OSSO - Attualmente la struttura si regge sulle forze di un personale medico qualificato, infermieristico e assistenziale ridotto all’osso, che non supera le 50 unità. Assunte talvolta come Co.Co.Co, sono costrette a turnare sulle 24 ore per assicurare ricoveri ordinari, diurni, d’urgenza e ancora consulenze e visite ambulatoriali.
LA DISPONIBILITA’ DI POSTI LETTO – Malgrado nell’aprile 2009 l’ex giunta comunale avesse predisposto l’apertura di 8 nuovi posti letto, nel 2010 la delibera viene cancellata dal piano regionale, dove al danno si aggiunge la beffa: se da un lato si ribadisce la carenza di posti letto, dall’altro non si dispongono provvedimenti concreti. Al contrario, “abbiamo addirittura assistito al tentativo di ridurre i posti letto già esistenti”. Che in tutto ammontano a trentatré.
I TEMPI DI ATTESA - Una situazione che ha portato il reparto di via dei Sabelli al collasso, con tempi di attesa lunghissimi e l’impossibilità di riuscire a garantire il diritto essenziale di bambini e giovani a crescere e, dunque, a essere curati. “Siamo costretti – raccontano - a dare appuntamenti per una prima visita in ambulatorio generale dopo 6 mesi, a non disporre di un posto letto per un adolescente con esordio psicotico, a lasciarlo per giorni ricoverato, in modo improprio, in un SPDC, a rimandare di 8 mesi un intervento articolato per disabilità dello sviluppo, a rischiare l’aggravamento di queste patologie contro ogni intervento preventivo e contro ogni esperienza e capacità professionale”. E ancora: “Ci vediamo costretti a imporre ai pazienti attese di 4 mesi per un elettroencefalogramma e a rimandare sui territori, ormai privi di molti servizi, per una logopedia, per una psicoterapia o per una continuità terapeutica, ben consci che ci saranno altre attese, altre difficoltà, altri rifiuti nel pubblico e un’offerta immediata unicamente nel privato”.
GARANTIRE IL DIRITTO A CRESCERE – E’ quello che chiedono medici, infermieri, ausiliari e specializzandi della NPI del Policlinico Umberto I. “Chiediamo – spiegano - che venga riconosciuta la nostra indispensabile attività plurispecialistica attraverso l’assunzione di nuovi operatori, la stabilizzazione dei contratti Co.Co.Co. e l’internalizzazione delle ditte d’appalto utilizzate per l’assistenza diretta nell’intento di garantire qualità ed efficacia nella prevenzione, cura e riabilitazione della nostra risposta sanitaria pubblica”.
CELEBRARE IL PROPRIO FUNERALE – Le loro richieste e proposte saranno così al centro della conferenza stampa che hanno convocato per lunedì 27 febbraio, alle ore 19, in via dei Sabelli 108, quando autocelebreranno il proprio “funerale”.
LA SITUAZIONE NEL LAZIO – Del resto, questo non è un caso isolato. Anzi è il sintomo di un sistema che a livello regionale non ha mai funzionato. Se in Europa per l’emergenza psichiatrica in età evolutiva ci sono circa 15 posti letto ogni 100.000 abitanti, nel Lazio i posti disponibili a parità di abitanti si riducono a soli 1,3. E questo a fronte di una richiesta d’aiuto spropositata. Nel 2005, per esempio, gli accessi di minori con diagnosi principale psichiatrica ai Dipartimenti di Emergenza erano pari a circa 2500 casi. Di questi solo l’1% è stato ricoverato in un reparto di Neuropsichiatria Infantile. Senza poi contare i 123 casi di ricovero ricoveri per emergenza psichiatrica nella fascia di età compresa tra i 12 e i 17 anni, in reparti che non sono di neuropsichiatria infantile. Di questi ultimi, circa il 26% è stato smistato in un reparto psichiatrico per adulti (SPDC), il 41,5% in pediatria e il resto in altri reparti medici e chirurgici.


