Torre Maura, addio parco Casa Calda
Al suo posto 36 edifici da costruire
Un accordo fra Comune e Capitolo della basilica Patriarcale di Santa Maria Maggiore permetterà la costruzione di oltre 900 appartamenti nell'unico polmone verde della zona. Fabrizio Scorzoni Pd denuncia. "Questo scempio va fermato"
Trentasei palazzine nell'unico polmone verde del quartiere. E' questo il di regalo di Natale per i cittadini di Torre Maura e Tor Tre Teste, dove Roma Capitale, per chiudere un contenzioso che durava da anni con il Capitolo della Patriarcale Basilica di Santa Maria Maggiore a fronte del passaggio in mano pubblica di 234.254 metri quadri di aree, ha concesso in cambio della trasformazione urbanistica, attraverso la concessione di diritti edificatori, un'area di 85.376 metri quadri che ricade interamente nel parco di Casa Calda, zona dell'agro romano.
Il PD - "Un insediamento urbanistico composto da 36 edifici di altezza compresa tra i 10 e i 20 metri, per un totale di circa 900 appartamenti - denuncia Fabrizio Scorzoni capogruppo Pd dell'ottavo municipio -. Secondo il piano regolatore l’area si avviava a diventare un luogo di servizi e di svago, alcuni progetti erano già stati avviati e denaro pubblico già spesi invece ora i cittadini vedranno solo una colata di cemento". Anche per questo il Pd ha avviato una raccolta firme per cercare di scongiurare l'ennesimo assalto all'ambiente che si perpetra nelle periferie romane. “L'area risiede nel settimo municipio, anch'esso contrario, ma tutti i problemi ricadranno sull'ottavo – conlude Scorzoni –. In una zona già ora carente dal punto di vista dei servizi, con oltre 2000 nuovi abitanti si rischia la il collasso. Questo scempio va fermato”.
Il WWF - “Il piano regolatore è carta straccia - denuncia Simone Paoletti, presidente del Wwf ottavo municipio - . Un polmone verde, come quello di casa Calda, già ridotto ai minimi termini da due piani di zona e dalla compensazione di Tor Tre Teste, approvati dalla precedente giunta, ora rischia la completa distruzione. A questo punto con la densificazione dei toponimi, votati all'unanimità dall'assemblea capitolina nel dicembre 2009, e quella dei piani di zona, approvata nel marzo 2010 con un solo voto contrario, si prepara la cementificazione totale della periferia e il suo conseguente dissesto idrogeologico. E ciò accade nella città col più alto numero di case vuote in Italia, ben 245 mila secondo i dati del 2009”.


