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La protesta

Rom, il privato sociale contro i tagli
Ozzimo (Pd): "E i 30,8 milioni?"

Rom, la protesta in assessorato

Questa mattina assemblea all'assessorato per le Politiche sociali. Gli operatori impegnati nei campi hanno manifestato contro i tagli proposti dalla Belviso e sono riusciti a ottenere un incontro con il vice sindaco per martedì. Intanto resta il punto interrogativo su come siano stati spesi i soldi per l'emergenza rom. Il Pd deposita un'interrogazione in consiglio DI S. IANNÒ

L'ANTEFATTO Il Comune taglia sugli interventi sociali, "I soldi sui rom? Spesi male"
IL CASO Dopo gli sgomberi del Piano Nomadi sul lungotevere tornano le baracche
 LA SENTENZA Consiglio di Stato: "Sui rom nessuna emergenza"
 L'OPINIONE/1 Roma Social Pride "Politiche serie per uscire dai campi"
 L'OPINIONE/2 Belviso: "Il Piano Nomadi va avanti"
 IL CASO La Barbuta, il campo che nessuno vuole, costato 10 milioni di euro
LA MOZIONE Municipio X La Barbuta ai rom del vecchio campo

Ipotesi dialogo. Tra l’amministrazione capitolina e gli operatori del terzo settore, impegnati nei campi rom, il confronto sulle risorse da destinare ai servizi da offrire nei villaggi attrezzati sembra pronto a partire. Dopo l’assemblea di stamane all’assessorato dei Servizi sociali, associazioni e cooperative hanno ottenuto un incontro, previsto per martedì prossimo, con il vicesindaco Sveva Belviso. La speranza è una retromarcia sull’ipotesi di tagliare del 50 per cento i fondi stanziati per le attività di mediazione.

I TAGLI DELLA BELVISO - Il gelo tra le parti, e non solo per le temperature polari di questi giorni, è sceso quando Belviso ha ipotizzato di portare a 2,5 milioni di euro il fondo per associazioni e cooperative che da anni si occupano di servizi all’interno dei campi. Una proposta rispedita al mittente, perché con la metà delle risorse a disposizione "non c’è la possibilità di garantire qualità e quantità dei servizi", spiegano alcuni manifestanti che si sono incontrati al dipartimento di viale Manzoni. Non solo. L’ipotesi di riduzione arriva dopo il taglio del 20 per cento ai fondi, effettuato per garantire delle risorse alla Croce rossa, dopo il suo ingresso nei campi. "In queste condizioni – spiega un operatore – non si può garantire neppure il rispetto del contratto collettivo di lavoro". Con il rischio che 50 persone, su circa 300 lavoratori, perdano il proprio lavoro.

IL PROTOCOLLO DI ALEMANNO - "Oggi manifestiamo qui al dipartimento per chiedere un incontro al vice sindaco – spiega Carlo De Angelis del Roma social pride –. Vogliamo capire perché si vuole rompere un protocollo firmato da Alemanno, che prevedeva un bando di gara per l’affidamento di 5 milioni di euro per garantire i servizi nei villaggi attrezzati". Il motivo? Sempre lo stesso: mancano i soldi e per far quadrare i bilanci si taglia. "Ma così – aggiunge De Angelis – il rischio è che si perdano una serie di attività di mediazione che abbiamo messo in campo negli ultimi anni". Dal sostegno scolastico all’intervento socio-lavorativo, la paura è di perdere quei servizi che garantiscono un minimo di integrazione del popolo rom nel contesto cittadino.

CHE FINE HANNO FATTO I 30,8 MILIONI? - Le associazioni e le cooperative chiedono anche una diversa piattaforma d’intervento, con una visione globale di integrazione, attraverso la spending review. "Un esempio di soldi spesi male è la vigilanza all’interno dei campi, che non ha portato alla riduzione dei fenomeni di devianza", sottolinea De Angelis. Il capitolo risorse infiamma il dibattito e Daniele Ozzimo, vice presidente della commissione Politiche sociali, ricorda che ancora oggi "non si sa che fine abbiano fatto i 30,8 milioni di euro stanziati per l’emergenza nomadi". Proprio per questo il consigliere con Emanuela Droghei, responsabile welfare del Pd capitolino, ha depositato "l'ennesima interrogazione. Perché la gestione commissariale è finita con la sentenza emessa lo scorso 16 novembre dal Consiglio di Stato, ma dei soldi nessuna notizia". "È chiaro – aggiunge Ozzimo – che non si può parlare di emergenza nomadi in una città in cui vivono 7mila rom su 4 milioni di abitanti. Resta però il nodo dei 30 milioni. Non possono essere stati tutti utilizzati per gli sgomberi, che tra l’altro hanno aggravato la situazione, portando i micro campi abusivi dai 60 del 2008 ai 350 di oggi".

IL PROSSIMO INCONTRO - Nel corso dell’assemblea, Angelo Scozzafava, direttore del V dipartimento, presenta agli operatori una lettera che annullerà la ricerca di mercato, finalizzata a individuare altri enti per l’affidamento dei servizi all’interno dei campi, e considerata la prima mossa per estromettere le cooperative dal settore. L’attenzione ora è rivolta all’incontro di martedì con Belviso. Per realizzare delle vere politiche di integrazione.

Santo Iannò

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