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Il caso

Radio Rock dà voce a Casapound
È bufera: “No dialogo coi fascisti”

casapound via val d'ala

Centinaia di commenti su Facebook. Un gruppo: "Boicottiamo Radio Rock". Insulti. E la redazione che si divide. Alla base delle polemiche, un'intervista, andata in onda questa mattina, al leader di Casapound, Gianluca Iannone. Peduzzi (Federazione della Sinistra): "Radio Rock legittima i fascisti". 99 Posse: “Mai più una nostra canzone su Radio Rock. La tolleranza si riserva ai tolleranti”. D'Erme (Action): "Non farò da contro altare allo squadrista Iannone"

“Non condivido ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinché tu possa dirlo”. A meno che, s’intende, tu non sia un fascista. Chissà cosa direbbe Voltaire della bufera che si è scatenata in queste ore su Radio Rock, storica emittente vicina alla sinistra. Tutto nasce da un’intervista al leader di Casapound, Gianluca Iannone. Per la precisione, nasce ancora prima dell’intervista, andata in onda questa mattina nello spazio d’approfondimento condotto da Emilio Pappagallo, “Il Nome della Cosa”. Era stato lui stesso ad annunciarlo alla radio martedì mattina. Poi l’aveva scritto su Facebook.

I primi commenti furiosi. Poi il comunicato stampa: “Così facendo - scrivevano il capogruppo della Federazione della Sinistra alla Regione Lazio, Ivano Peduzzi, e Filippo Cannizzo, coordinatore Giovani Comunisti Lazio - Radio Rock legittima l’azione di Casapound, nota organizzazione neofascista, che, pur definendosi ‘fascista del terzo millennio’, usa comportamenti fascisti del secolo scorso”. Il riferimento, manco a dirlo, è alla recente aggressione subita da quattro giovani del Pd nel IV municipio. Solo l’ultima di una lunga serie.

La notizia fa il giro del web in un lampo. Si temono incidenti. Così, per prudenza, questa mattina l’intervista a Iannone avviene per telefono. Invece che negli studi della radio.

LA RABBIA DEGLI ASCOLTATORI - Dar voce ai fascisti significa fare apologia del fascismo? Ascoltare le loro “ragioni” significa giustificare la loro violenza? Farli parlare alla radio significa legittimarli? Secondo molti sì. Già da ieri pomeriggio la bacheca di Radio Rock su Facebook è stata letteralmente inondata di commenti sdegnati (per usare un eufemismo) di molti radioascoltatori romani. Oltre 800 in pochissime ore. Finché qualcuno è costretto a mettere un freno alla rabbia degli “indignados”: “Ci scusiamo per aver dovuto chiudere la bacheca, ma le offese e i toni utilizzati avevano oltrepassato i limiti del civile confronto”.

Boicottiamo Radio rock

C’è chi cita il codice penale. Chi ne fa una questione di “coerenza editoriale”: “Il rock - scrive Max - non è solo un genere musicale, ma è stato sempre anche una filosofia di vita che è contraria a qualsiasi tipo di fascismo. Aver fatto parlare quel boia è stato tradire quello che Radio Rock ha significato per tanti anni”. Chi mette in dubbio la professionalità di Pappagallo per aver fatto passare “quelle merde come degli eroi rivoluzionari antisistema”. Chi lo accusa di essere “amico dei fasci”. Chi mette su un gruppo: “Boicottiamo Radio Rock” (manco fosse Israele!). E chi polemicamente si chiede: “A quando l’intervista a Erich Priebke?”. In molti vorrebbero che il dj venisse mandato via, espulso: "Per far sì che questa situazione abbia fine, dovete tenere Pappagallo fuori dalla sede". Tanti, da domani, cambieranno stazione.

CASAPOUND? UN TABÙ - Emilio Pappagallo non è nuovo a questo genere di polemiche. Già ai tempi del terremoto dell’Aquila, era stato duramente contestato. Per la stessa ragione di oggi: aver pronunciato il nome di Casapound in trasmissione. C’erano i morti per le strade, un’intera regione distrutta dal sisma e Radio Rock si dava da fare per raccogliere beni di prima necessità da portare ai terremotati. L’associazione di estrema destra si offrì come punto di raccolta. Inaccettabile, secondo qualcuno. 

Oggi anche i suoi colleghi lo attaccano. Su tutti, Prince Faster, voce storica di Radio Rock, che sulla sua bacheca scrive: “In merito all’intervista: tutta la redazione ne era all’oscuro fino a ieri pomeriggio e certe scelte dovrebbero essere discusse con tutti quanti, come facciamo per ogni cosa tutte le settimane da un anno a questa parte. La decisione è stata presa autonomamente da Emilio Pappagallo, scelta che ha messo in difficoltà la radio tutta”.

Anche il gruppo napoletano dei 99 Posse, a Roma in tour i primi di dicembre con il suo ultimo album, diffida la radio dal trasmettere i propri brani: “Mai più una nostra canzone, nessuna richiesta di intervista, né di supporto alle nostre esibizioni nella capitale o altrove. Non c’è nessun dialogo possibile con chi fa dello squadrismo la stella polare della propria azione politica, nessuno spazio di condivisione con chi distingue i diritti sulla base della nazionalità, del colore della pelle, della lingua con la quale si parla. La tolleranza si riserva ai tolleranti, la democrazia ai democratici, il dialogo a chi crede nel dialogo”.

Lo scontro si sposta anche sulla bacheca Facebook di Emilio Pappagallo. Il suo cellulare è spento da ore. Ma il suo ultimo post recita: "Giovedì 17 novembre, alle ore 9, in collegamento telefonico ci sarà Nunzio D'Erme, movimentista di Action".

E ANCHE ACTION DA' DISDETTA - Passano poche ore è arriva la notizia della disdetta: Nunzio D'Erme non parteciperà alla trasmissione. In protesta contro chi, a suo giudizio, cerca solo di coinvolgere lui e l'associazione di cui fa parte nel "becero giochino degli opposti estremismi". "Quando ho accettato l'invito - scrive in una nota - ero completamente all'oscuro di quanto sta accadendo a Radio Rock: proprio non potevo immaginare che il mio intervento sarebbe servito a fare da contro altare all'intervista che Emilio Pappagallo ha effettuato allo squadrista Iannone. Radio Rock è libera di scegliere la propria linea editoriale, ma certo io e il movimento che rappresento non ci presteremo ad operazioni di equiparazione utili solamente a legittimare chi, come i fascisti di Casapound, da anni si rendono costantemente protagonisti di intimidazioni, aggressioni e violenze nei confronti delle forze democratiche della città".

Ambra Murè

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