Prati, gli inquirenti: "Killer romani,
non è delitto passionale"
Un lavoro di esperti, di “gente del posto” e non legato ad esponenti della criminalità organizzata proveniente fuori dalla Capitale. Ormai sempre meno accreditata l’ipotesi del movente passionale in riferimento ad un incontro sessuale avuto nel maggio del 2005 con la donna di un detenuto già sentito dagli investigatori. I legali della vittima: "Delitto non di stampo mafioso"
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Oltre due ore di audizione davanti agli inquirenti per i genitori di Flavio Simmi, il 33enne ucciso martedì mattina in via Riccardo Grazioli Lante. Ancora fortemente provati e distrutti hanno raccontato gli ultimi mesi di ansia vissuti dal figlio, dopo la gambizzazione avvenuta lo scorso 7 febbraio, confermando gli episodi di minacce di morte di cui ieri aveva parlato la compagna del figlio, Paola Petti. “Flavio era scosso, in ansia anche per la moglie e i figli”, hanno detto rispondendo alle domande del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e del sostituto Maria Cristina Palaia. Molte domande hanno riguardato la gioielleria di famiglia in piazza Monti di Pietà, dove lavorava Flavio, e le attività ad esse connesse, nonché le frequentazioni dello stesso 33enne.
Gli assassini erano romani e l’omicidio di Flavio Simmi si inserisce in un contesto di criminalità “autoctona” del territorio della capitale. Un lavoro di esperti, di “gente del posto” e non legato ad esponenti della criminalità organizzata proveniente di fuori della capitale. Questo, stando a quanto si è appreso, il convincimento degli inquirenti che indagano sulla morte del 33enne avvenuta martedì scorso nel quartiere Prati. Sembrano puntare sugli affari di famiglia le indagini della Procura e degli investigatori della squadra mobile. Chi indaga non sembra dare rilevanza all'ipotesi che il giorno prima dell'agguato Flavio Simmi si sia incontrato con Antonio Nicoletti per chiedere aiuto e protezione, circostanza smentita seccamente dallo stesso Nicoletti. Stesso discorso vale per l'ipotesi che dietro l'agguato ci siano soggetti legati alla cosiddetta Banda della Magliana, potrebbe trattarsi di una criminalità “più giovane” e meno risalente nel tempo. Ormai sempre meno accreditata l’ipotesi del movente passionale in riferimento ad un incontro sessuale avuto nel maggio del 2005 con la donna di un detenuto già sentito dagli investigatori. Le immagini tratte dalle telecamere di Prati non hanno fornito elementi utili agli inquirenti ma solo confermato la dinamica dell'omicidio. Nessun aiuto neanche dalla targa della motocicletta: il mezzo sarebbe stato infatti rubato. I magistrati inoltre disporranno una consulenza balistica sui bossoli prelevati sul luogo del delitto.
Per i legali della vittima il delitto non è di stampo mafioso. “La famiglia ha ricostruito con gli investigatori tutto il passato di Flavio, le sue conoscenze e le sue amicizie e, come correttamente ha dichiarato qualcuno, il suo omicidio non è di stampo mafioso. Flavio non aveva appartenenze, cointeressenze o legami di tipo criminale ed è altamente probabile che la spiegazione del suo brutale assassinio sia da ricercare nello stesso ambito e nello stesso filone dell’episodio che lo aveva visto vittima pochi mesi prima”. Così gli avvocati Silverio Sica e Francesco Anelli, legali della famiglia di Flavio Simmi, il 33enne ucciso martedì mattina in via Riccardo Grazioli Lante in Prati. “Le notizie riferite al contatto con il suddetto Nicoletti o a rapporti e/o intrecci criminali del povero Flavio e del padre Roberto sono destituite di ogni fondamento e, dunque, false – proseguono i penalisti - La famiglia Simmi deplora, inoltre, che vengano riportate asserite dichiarazioni di investigatori in ordine alle indagini e ai convincimenti degli stessi investigatori. Se tali riferimenti, per altro in qualche caso virgolettati, sono veri, ciò sarebbe particolarmente grave sia sul piano delle norme del codice di procedura penale sia di quelle deontologiche; se invece i riferimenti non rispondono a verità, la condotta della stampa sarebbe gravissima ed estremamente pericolosa". "Si diffidano – proseguono - formalmente la stampa, le reti televisive e radiofoniche, nonché ogni altro mezzo di informazione, dal suggerire all’opinione pubblica un’immagine deformata del giovane Flavio e della famiglia Simmi. Ogni ulteriore notizia distorta sarà fermamente perseguita ai sensi di legge”.
“La famiglia Simmi ha dato la più ampia e leale collaborazione da persone oneste e rispettose della legge quali esse sono, agli investigatori e alla magistratura - concludono - e se è comprensibile che si formulino ipotesi diverse e si proceda alla verifica di ogni possibile pista investigativa, non è giusto costruire fantasiosi ‘romanzi criminali’ o particolari del tutto inventati (per esempio in ordine al contenuto della borsa di Flavio) a scapito dell’onorabilità dell’intera famiglia. Flavio era un giovane laureato in economia e commercio, esuberante, vivace, religioso, onesto ed è giusto che venga correttamente descritto nel rispetto della sua memoria”.


