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Delitto di via Poma

Oggi il processo d'appello a Busco
Su Facebook: "Raniero è innocente"

Simonetta Cesaroni 03

La difesa chiederà in una maxi perizia di esaminare i nuovi elementi emersi: la segatura trovata sui calzini di Simonetta Cesaroni e la traccia di sangue tralasciata nelle indagini. In tanti non credono alla colpevolezza dell'ex fidanzato della giovane uccisa il 7 agosto 1990 nel cuore di Prati ed è nato anche un gruppo sul più famoso social network. Polemica sul film di Faenza. Il regista: "Il mistero della messa in onda si aggiunge al mistero di via Poma" DI LARA FACONDI

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L'annuncio delle riprese, primo ciak tra le polemiche

A distanza di ventuno anni, il delitto di via Poma per molti resta ancora irrisolto. Sebbene Raniero Busco, a quei tempi fidanzato di Simonetta Cesaroni, la ragazza ventenne uccisa con 29 coltellate il 7 agosto del 1990, sia stato condannato a 24 anni di reclusione il 26 gennaio scorso. Una sentenza inaspettata per molti e che a partire da oggi, con il processo di appello, potrebbe essere rovesciata. Tutti gli occhi sono dunque puntati, dalle 9.30, sull'aula magna, la sala Europa, della Corte d’Appello che, dopo numerosissime richieste di autorizzazione alle riprese e di accesso per i cronisti, è stata scelta come luogo per il dibattimento processuale. Presente in aula Raniero Busco in completo grigio accompagnato come sempre dalla moglie Roberta Milletarì. Tra il pubblico un nutrito gruppo della scuola di specializzazione forense dell'università La Sapienza. Come in primo grado sono presenti anche le parti civili, la famiglia della Cesaroni e il Comune di Roma. La I Corte d’assise presieduta da Mario Lucio D'Andria con a latere Giancarlo De Cataldo, dovrà decidere se accettare la maxi perizia chiesta da Paolo Loria e Franco Coppi, legali dell’imputato, che su ventotto pagine e otto motivi hanno costruito l’atto, sostenendo che “la Corte di primo grado si è ingiustamente conformata alle tesi del pm, adottate per intero anche se frutto di ipotesi, mentre tutte le tesi difensive sarebbero state molto spesso considerate frutto di suggestioni”.

LE PROVE CONTRO BUSCO – A incastrare il motorista  dell’Alitalia sono state le tracce di Dna rinvenute, dopo dieci anni, sul reggiseno della vittima (se di saliva o sudore non è stato stabilito), insieme all’impronta di un morso che secondo i periti dell’accusa corrisponderebbe all’arcata dentale di Busco. Non solo. C’è lo “sbaffo” di sangue all’esterno della porta della stanza in cui fu uccisa Simonetta che secondo gli esperti della procura avrebbe in comune con l’imputato 8 alleli su 15. Un risultato, però, da cui si dissocia uno dei tre periti, il professor Pascali e che contrasta con un’altra perizia eseguita dalla luminare Marìa Victoria Lareu Huidobro, dell’Università di Santiago di Compostela, che avrebbe giudicato l’analisi “non concludente”.

I NUOVI ELEMENTI – Nel corso degli anni sono emersi nuovi elementi tra cui la segatura sui calzini della Cesaroni, un materiale che, come fa notare Raffaella Fanelli, giornalista e autrice del libro Al di là di ogni ragionevole dubbio, “viene utilizzato notoriamente per assorbire i liquidi, perciò la stanza deve essere stata pulita”. Quindi Busco, si chiede la Fanelli, sarebbe arrivato nell’appartamento con un sacco di segatura e, dopo avere inflitto 29 colpi con un taglia carte alla sua fidanzata, si sarebbe messo a pulire invece di scappare? “L’ipotesi più probabile, invece, è che chi ha usato la segatura – continua la giornalista - abbia voluto allontanare i sospetti dagli uffici dell’Aiag (Associazione italiana alberghi della gioventù ndr)”. Altra cosa che non quadra è l’assenza di ulteriori tracce del Dna di Busco sulla scena del crimine. “E’ quantomeno strano – dice la Fanelli – che in tutto l’appartamento non ci siano altri indizi della sua presenza”. Sulla questione del sangue, poi, il mistero si infittisce. “Negli anni ’90 – riflette la giornalista – il professor Angelo Fiori aveva rilevato sulla maniglia della porta e sulla tastiera del telefono tracce ematiche di tipo A (mentre sia Busco che Simonetta hanno il gruppo 0) e questo particolare è stato poi dimenticato. Per lungo tempo, secondo gli inquirenti, l’assassino aveva sangue di tipo A, ma a un certo punto questo elemento non è più stato importante”.

GLI ALTRI IMPUTATI – Ma Raniero Busco non è stato l’unico indagato. A lui, anzi, si è arrivati solo nel 2007. Prima c'erano stati Salvatore Volponi, datore di lavoro della ragazza, il portiere dello stabile  Pietrino Vanacore, morto poi suicida il 9 marzo 2010, tre giorni prima della sua testimonianza al processo Busco, e Federico Valle, nipote dell’ingegner Cesare Valle, residente nel palazzo di via Poma. Per un po' c'è anche stata una pista che ha portato ai servizi segreti e a un super testimone, Roland Voller, implicato in un altro noto delitto, quello dell’Olgiata. Tutte piste abbandonate in (s)favore dell’ex fidanzato Raniero.

IL FILM – Un mistero così non poteva lasciare indifferente la televisione, tant’è che a breve (forse il 30 novembre) andrà in onda per Mediaset il film girato da Roberto Faenza e interpretato, tra gli altri, da Silvio Orlando. Impresa poco gradita sia agli abitanti di via Poma che hanno impedito di fare le riprese all’interno del palazzo, sia al legale di Busco che ha presentato una diffida al tribunale civile, poi ritirata, per evitarne la messa in onda. "Non so nemmeno io quando verrà trasmessa la fiction – spiega il regista a Paese Sera - Ne stanno discutendo in questo momento avvocati e giudici: è una cosa assurda che un avvocato possa mettere delle condizioni sulla messa in onda di una fiction. Comunque stiamo aspettando la decisione in queste ore. Il mistero della messa in onda si aggiunge al mistero di via Poma", ironizza Faenza. E su Busco aggiunge: "Lo abbiamo rappresentato facendo riferimento alle sue dichiarazioni, al libro interessante scritto dalla moglie, all'inchiesta e agli atti processuali. E a tutti gli errori che sono stati fatti”.

LA SOLIDARIETÀ SU FACEBOOK – In molti non credono alla colpevolezza di Raniero e oggi affolleranno la sala Europa, della Corte d’Appello. Nei giorni scorsi sulla pagina facebook “Busco – Giustizia italiana… Io tifo Raniero perché questa è un’ingiustizia”, la bacheca si è riempita di messaggi di solidarietà a Busco e alla moglie Roberta Milletarì che lunedì ha risposto così, anche lei sul social network: “Si avvicina il 24 novembre. Sappiamo che siete in tanti, tantissimi a credere in noi e a sostenerci, forse molti di più di quanti possiamo immaginare. A tre giorni dalla prima udienza d'Appello, vi possiamo solo dire grazie per tutta questa grande solidarietà che ci scalda il cuore ogni giorno da tanto tempo...”

 

Lara Facondi

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