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Il processo

Monti, pestaggio Bonanni
"No" a Comune parte civile

Alberto bonanni home

L'udienza è fissata per il 14 maggio e l'accusa per i quattro imputati è di tentato omicidio. Il gup ha respinto la richiesta di Roma Capitale: "Non c'è danno di immagine alla città e dei diritti della cittadinanza". E aggiunge: "ll fatto si è potuto verificare per difetto di adeguata tutela della sicurezza delle vie del centro storico". L'opposizione: "Per gup con Alemanno non c'è sicurezza". Il Pdl: "Quella del gup è una decisione vergognosa"

Per il pestaggio avvenuto nel giugno scorso al rione Monti ai danni del musicista 29enne Alberto Bonanni due imputati saranno giudicati con rito abbreviato, mentre altri quattro con rito ordinario. Le relative istanze sono state accolte dal gup Anna Maria Fattori davanti al quale si celebra l’udienza preliminare. In particolare Carmine D'Alise, Christian Perozzi hanno scelto il rito abbreviato, Brian Gaetano Bottigliero, Massimiliano Di Perna, Emiliano Brugnoli e Gianluca Biscossi, quello ordinario. Tutti sono accusati di tentato omicidio.

RESPINTA LA RICHIESTA DEL COMUNE - Per tutti l'udienza di discussione è stata fissata il 14 maggio. Il gup ha inoltre respinto la richiesta di costituzione di parte civile del Comune di Roma, affermando: "Non c'è danno di immagine alla città e dei diritti della cittadinanza – si legge nell’ordinanza - ma il fatto si è potuto verificare per difetto di adeguata tutela della sicurezza delle vie del centro storico gravante sull'amministrazione comunale e ciò si pone come condotta omissiva".

"ROMA CAPITALE RESPONSABILE CIVILE" - In virtù di tale decisione, l'avvocato Fabrizio Gallo, difensore di uno degli imputati, ha annunciato che chiederà al gup di citare Roma Capitale quale responsabile civile. Se così fosse l’amministrazione, in caso di condanna degli imputati, sarà chiamata a concorrere nel pagamento del risarcimento dei danni.

LA FAMIGLIA BONANNI - Accolta invece la costituzione di parte civile della famiglia di Bonanni che, attraverso i suoi legali, ha chiesto un duplice risarcimento: cinque milioni di euro per i danni derivati ad Alberto; due milioni di euro per quelli diretti e riflessi derivanti al padre.

LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI - Il pestaggio avvenne poco dopo le 2 del mattino del 26 giugno scorso, tra via dei Serpenti e via Leonina, al Rione Monti. Secondo quanto ricostruito da testimonianze, a scatenare la reazione a catena che culminò con la rissa, potrebbero essere state due pernacchie in risposta a residenti, tra cui il pittore Di Perna, che chiedevano di abbassare la voce a giovani presenti in strada a chiacchierare. Uscito quindi di casa, il pittore, secondo l’accusa, avrebbe, insieme a Biscossi, prima minacciato e aggredito con un bastone Bonanni e alcuni suoi amici. Chiamati dal Di Perna gli altri tre indagati, sarebbe proseguito il pestaggio a calci e pugni.

L'OPPOSIZIONE - “Le parole del Gup sulla drammatica vicenda del musicista aggredito a Monti sono chiarissime. Nonostante la propaganda fatta in campagna elettorale, il Campidoglio di Alemanno non è assolutamente riuscito in questi anni a garantire una città umana, sicura e vivibile. I fatti di sangue che abbiamo registrato sotto la Giunta di destra ne sono la prova più eclatante. Oggi anche il Giudice per le udienze preliminari mette nero su bianco l’incapacità di questa amministrazione di dare sicurezza ai cittadini. Una bocciatura in piena regola. Se Alemanno avesse conservato un minino di dignità dovrebbe chiedere scusa alla famiglia del musicista aggredito e a tutte le vittime che in questi anni hanno pagato il malgoverno del peggior sindaco che Roma abbia mai avuto”. Lo dichiara, in una nota, il segretario del Pd Roma, Marco Miccoli.

"Ora che anche i giudici sanciscono che il Campidoglio di Gianni Alemanno è incapace di garantire la sicurezza dei romani, il peggior sindaco che Roma abbia mai avuto dovrebbe chiedere scusa ai cittadini - aggiunge il consigliere capitolino Paolo Masini - Alemanno ha vinto le elezioni promettendo più sicurezza e ora la città sembra un far west. Un fallimento epocale che ormai è certificato anche negli atti ufficiali dei Tribunali della Repubblica".

E il segretario regionale dell'Italia dei Valori, Vincenzo Maruccio: “Che la Roma di Alemanno fosse meno sicura di prima, nonostante gli impegni elettorali, era percezione ormai diffusa. Ora però lo scrive nero su bianco il gup del processo per il pestaggio di Alberto Bonanni a Monti lo scorso anno. Nel rigettare la richiesta di costituzione di parte civile del comune di Roma, infatti, il magistrato sottolinea che l'amministrazione capitolina ha responsabilità nel pestaggio, non essendo riuscita a garantire la sicurezza dei cittadini sulle proprie strade e piazze. Un altro mattoncino nel monumento che rappresenta il fallimento di Alemanno, che ormai è una cattedrale”.

LA MAGGIORANZA - “La decisione presa oggi dal gup che non ha consentito a Roma Capitale di costituirsi parte civile nel processo Bonanni è tanto sconcertante quanto vergognosa. Il gup Anna Maria Fattori è per di più recidiva. E’ sempre sua la decisione di non ammettere il Campidoglio come parte civile in occasione dei processi contro alcuni degli artefici dei disordini avvenuti a Roma nell’ottobre scorso. Roma Capitale è stata ammessa in tutti i processi riguardanti quegli episodi tranne in quelli dove a decidere c’era questo gup. Di fatto in questo modo si dà ragione agli aggressori di Alberto Bonanni, alla cui famiglia va tutta la nostra vicinanza e solidarietà. Entrando, infine, nel merito della decisione voglio sottolineare che quell’aggressione non avvenne nell’ambito della cosiddetta movida notturna, ma fu vero e proprio pestaggio squallido e vigliacco e che avvenne a freddo”. Lo dichiara il presidente della commissione Sicurezza di Roma Capitale, Fabrizio Santori (Pdl).

Non vogliamo strumentalizzare le parole del papà di Alberto, a cui ribadiamo la nostra solidarietà e vicinanza. Tuttavia rimaniamo stupefatti ed increduli per la non ammissione dell’istanza di parte civile dell’amministrazione di Roma Capitale da parte del Gup di Roma con motivazioni che, con tutto il rispetto che si deve alla pronuncia di un giudice togato, non possono che far rimanere basiti. Infatti individuando in una istituzione una responsabilità oggettiva dinanzi ad un fatto di cronaca nera - peraltro avvenuto in un quadrante della città ben presidiato tanto dalla Polizia di Roma Capitale quanto da tutte le altre forze dell’ordine, come si può facilmente evincere dagli atti - arriveremmo al paradosso per cui sarebbe oggettivamente responsabile dinanzi ad un nuovo reato quel tribunale che avesse rimesso con qualunque motivazione in liberta persona sottoposta a giudizio". Lo dichiara in una nota Giorgio Ciardi, delegato del Sindaco Alemanno alla Sicurezza. "A seguito di questa decisione 'creativa' da parte del Gup di Roma - aggiunge - non poteva mancare il commento dell’improvvisato “tribunale del popolo” composto dai vari, Miccoli, Argentin, Foschi, Masini e compagnia cantando, tra l’altro smentiti clamorosamente dal padre della vittima, plaudenti una decisione scellerata che tende a delegittimare le istituzioni territoriali dall’esser parte nei processi a tutela dei cittadini offesi. Roma Capitale continuerà ad essere vicina a tutti coloro che sul nostro territorio sono fatti oggetto di violenza, sperando che ciò che è accaduto oggi sia soltanto un episodio dettato da un’errata comprensione di quanto avvenuto".

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